Jan 212016
 

Side 1:

  1. That’s What You Always Say (Dream Syndicate)
  2. Wish I Was Your River (Terry And The Pirates)
  3. One More Saturday Night (The Grateful Dead)
  4. Love Like A Man (Ten Years After)
  5. China Cat Sunflower (The Grateful Dead)

Side 2:

  1. Abnormal Brain (P. Guiducci)
  2. Cross-Eyed Mary (Jethro Tull)
  3. White Room (Cream)
  4. For Jaco (G. Suzzi)

Personnel:

  • Ferruccio “Gnaffo” Cortesi – Vocals
  • Paolo Guiducci – Guitar
  • Paolo Bondi – Guitar
  • Giovanni Suzzi – Bass
  • Davide Speciale – Drums

Recording notes:

  • Source: Tape (soundboard recording)
  • Recorded live at Piazza San Francesco, Sarsina (FC), Italy, Summer 1991.
Jan 212016
 

[SPOILER WARNING]

The poor lady was in her middle thirties, she had a shiny forehead, plucked eyebrows and quite simple but not unattractive features of a type that may be defined as a weak solution of Marlene Dietrich.
(Humbert description of Charlotte, temporary wife.)

“Look, Lo, at all those cows on that hillside.”
“I think I’ll vomit if I look at a cow again.”

I was about to move away when his voice addressed me:
“Where the devil did you get her?”
“I beg your pardon?”
“I said: the weather is getting better.”
“Seems so.”
“Who’s the lassie?”
“My daughter.”
“You lie – she’s not.”
“I beg your pardon?”
“I said: July was hot.”
(Quilty and Humbert early dialogue.)

“I was taught to live happily and richly with others and to develop wholesome personality. Be a cake, in fact.”
“Yes. I saw something of that sort in the booklet.”
“We loved the sings around the fire in the big stone fireplace or under the darned stars, where every girl merged her own spirit of happiness with the voice of the group.”
“Your memory is excellent, Lo, but I must trouble you to leave out the swear words. Anything else?”
(Lolita about the summer camp.)

A great user of roadside facilities, my unfastidious Lo would be charmed by toilet signs—Guys-Gals, John-Jane, Jack-Jill and even Buck’s-Doe’s.

Dick, with a grin of relief stood up. He guessed Bill and he would be going back to fix those wires. He guessed Mr. Haze and Dolly had loads of things to say to each other. He guessed he would be seeing me before I left. Why those people guess so much and shave so little, and are disdainful of hearing aids?

We fell to wrestling again. We rolled all over the floor, in each other arms, like two huge helpless children. He was naked and goatish under his robe, and I felt suffocated as he rolled over me. I rolled over him. We rolled over me. They rolled over him. We rolled over us.
(Humbert and Quilty final confrontation.)

The road now stretched across open country, and it occur to me—not by way of protest, not as a symbol, or anything like that, but merely as a novel experience—that since I had disregarded all laws of humanity, I might as well disregard the rules of traffic. So I crossed to the left side of the highway and checked the feeling, and the feeling was good.
(Humbert after the murder.)

Jan 212016
 

Che la Costituzione Italiana preveda il matrimonio esclusivamente fra uomo e donna è una balla colossale, il fatto che venga ripetuta a mantra dal bigotto di turno in TV non cambia lo stato delle cose.
Per “società naturale” la Costituzione intende il riconoscimento di una condizione preesistente nella società italiana, non il sesso dei coniugi. I limiti sono stabiliti dalle leggi, che però devono garantire i principi fondamentali di uguaglianza enunciati dall’Articolo 3.

COSTITUZIONE ITALIANA

Articolo 29:

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Articolo 30:

E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Jan 202016
 

Secondo i vari Buttiglioni e bigottoni assortiti il matrimonio è finalizzato alla procreazione, dunque strillano contro il matrimonio fra due persone dello stesso sesso perché non possono procreare. Benissimo. Allora secondo questa logica dovrebbero fare una legge che imponga alle coppie etero il certificato di fertilità come prerequisito per il matrimonio.

Jan 192016
 

giornale2
eccetera eccetera

Dunque: no integrazione, no aiuti, nemmeno se volontari.
Dunque due: più immigrati in strada, emarginati, non educati, che vivono di espedienti e di crimine.
Chiaro no?

Votare i berlusco-salcretinini sperando in città più sicure è come bere olio di ricino sperando che non ti venga la diarrea a spruzzo.

Jan 132016
 

Raccolta di proverbi, tiritere, luoghi comuni e modi di dire romagnoli con traduzione. Una selezione di quelli più tipici e interessanti.

Vedi anche: Dizionario sfrondoli romagnoli, Insulti in dialetto romagnolo e Al zità.
Gruppo Facebook: Spataccati la faccia!

  • Te ch’tac i tac, tan tac un tac a me? T’vu che me tac i tac a te s’enca te tac i tac, tacti te i tu tac: (scioglilingua) Tu che attacchi i tacchi, mi attacchi un tacco a me? Vuoi che io attacchi un tacco a te se anche tu attacchi i tacchi, attaccateli da te i tuoi tacchi.
  • Me a la tù età a magnèva e fug e a caghèva la zèndra!: Io alla tua età mangiavo il fuoco e cagavo la cenere!
  • L’è e gat murmion cl’ha arburté la pgnata: È il gatto brontolone che ha ribaltato la pentola.
  • An so miga e fiol de pori sugameni: Non sono mica figlio dei poveri …
  • Un s’fa un fòss senza do rivi: Non si fa un fosso senza due rive (La colpa non è mai da una parte sola).
  • Sa t’atac e tac a t’atac e tic: (scioglilingua) Se ti attacco il tacco ti attacco il tic.
  • Se ven la crisi, intènt che i mègar i s’mor, i grès i s’mègra: Se viene la crisi, intanto che i magri muoiono, i grassi dimagriscono.
  • Mè tè e loi a sèm in troi: Io tu e lui siamo in tre (con accento bellariese).
  • Taia taia l’è sempar cort: Taglia taglia è sempre corto.
  • T’e da scorr quant al pessa al galèni: Devi parlare quando pisciano le galline (Un modo per dire di stare zitti).
  • Piotòst che nient l’è mei piotòst: Piuttosto che niente è meglio piuttosto
  • I’ha fat agli’arvultai: Quando i genitori contraccambiano l’invito a cena dei genitori della fidanzata/o.
  • T’vu insgnì e gat a rapè so?: Vuoi insegnare al gatto ad arrampicarsi? (Si usa quando si vuole fare capire una cosa che si da per scontato di saper fare).
  • Un’s’coi un stèch: Non si raccoglie un bastone (Detto quando non si combina niente)
  • Quand l’è inuvlè un’ha èlt che da piov: Quando è annuvolato non ha altro che da piovere (Detto di una situazione critica).
  • Se ci bon tal vì da par tè: Se sei capace lo vedi da solo.
  • L’è cme dì putèna ma la voipa: È come dire puttana alla volpe (Detto quando uno resta indifferente all’insulto).
  • L’è scorg cme e caval ad Scaia e dla bocca u’s ved e bus de coul : È piagato come il cavallo di Scaia e dalla bocca gli si vede il buco del culo (Detto di persona gravemente malata e magra).
  • Nàt preocupa pàr chi più fùrb cne tè: Non preoccuparti di quelli più furbi di te.
  • La Pasquèla un pàs ad vidèla: Per la Pasquella un passo di vitella (per l’Epifania le giornate si cominciano ad allungare a vista d’occhio).
  • Sant’Antoni un’oura bona: A Sant’Antonio un’ora buona (le giornate si sono allungate già di un’ora rispetto al solstizio d’inverno)
  • Andènd in là tòt i quaiòun isn’a dà: Andando in là non c’è coglione che non se ne accorga.
  • Burdèl fat a canèl, magna luven, chiga stupen: (tiritera) Ragazzo fatto a canale, (alto, lungo) mangia lupini, caga stoppini. (Cioè mangia tondo ed evacua lungo).
  • Burdèl fat a canèl, piscia caghìn, magna scurzìn: (tiritera) Bambino fatto a cennello (alto lungo). piscia, caga, mangia, scorreggia (Insomma una bocca da sfamare).
  • Calàndri e calandròin pòc am n’incour, l’è è dé ad San Pauòloin cùn sìa scòur!: Della calandra e i calandrini poco mi importa, ma che non sia brutto il giorno di S.Paolo mi interessa eccome! (Calandra era l’interpretazione dell’anno usando i primi dodici giorni di gennaio (uno per mese) il calandrino è una calandra minore, la seconda dozzina di gennaio. S.Paolo, la conversione, cade il 15.)
  • La lengua l’an ha òss, la s’li tira toti adòss: La lingua non ha osso, se li tira tutti adosso.
  • I scurs d’la sera in va cun qui d’la matèna.: I discorsi della sera non vanno d’accordo con quelli della mattina.
  • Poch’osi in tla malètta: Poche ossa nello scroto (Esortazione alla chiarezza, un invito a non sofisticare il contesto con elementi estranei).
  • U j è da spatachès la fàza!: C’è da divertirsi come i matti!
  • La pataca l’è cme la pida, i pio furtunè ii met la zunzezza: La patacca (patata) è come la piadina, i più fortunati ci mettono la salsiccia.
  • Dai e dai la zolla la dventa ai: Dai e ridai la cipolla diventa aglio.
  • E sarà mo mè an la vegh! E giet che zigh: Sarà ma io non la vedo! Disse quel cieco.
  • Va a fè de bén ma la zenta…: Vai a fare del bene alla gente…; frase di sconforto in seguito ad un comportamento scorretto subito da una persona che si credeva fidata
  • E fa set pas soura una preda: Fa sette passi sopra ad una pietra; riferito ad una persona opulenta o che dimostra lentezza nel fare le cose
  • E vo fè set quadret con una pida: Vuole ottenere sette quadretti da una piadina; riferito ad persona che vuole eccedere nel fare
  • Un s’cheva un raign da un bous: Non si cava un ragno da un buco
  • Prèima u’t cheva gli occ, e pò u’t ven ad onz al pustoini: Prima ti toglie gli occhi, e poi ritorna per ungerti le cavità degli occhi; dicasi di persona che, dopo un litigio, cerca di rimediare all’accaduto
  • Fazil amazè oun quand é chega: Facile ammazzare uno che caga”; equivale al detto: “È come sparare sulla Croce Rossa”
  • L’è com lighì e chèn cun la zunzezza: È come legare il cane non la salsiccia (si dice quando qualcosa non potrà mai funzionare).
  • L’è mei avèi e coul sèn sotta i calzoun rot che i calzoun sèn soura e coul rot: È meglio avere il culo sano sotto i calzoni rotti che i calzoni sani sopra il culo rotto.
  • I suld gl’è cme i dulur, chi j’à i si tén: I soldi sono come i dolori, chi li ha se li tiene.
  • I bajoc i fa andè ènca l’acqua d’in sô: I soldi fanno persino andare l’acqua verso l’alto.
  • Us fa prema a metjal in te cul che in tla testa!: Si fa prima a metterglielo nel culo che nella testa! (detto a chi è duro di comprendonio).
  • Un basta avèi rasòn, e bsogna ch’i t’la dèga: Non basta avere ragione, bisogna che te la riconoscano.
  • S’am met a fè e’ caplèr la zenta la nèss senza la testa: Se mi metto a fare il cappellaio la gente nasce senza testa.
  • U j è chi ch’magna par campè e chi ch’magna par s-ciupè: C’è chi mangia per vivere e chi mangia per scoppiare.
  • A pènza pina u’s rasòuna mej: A pancia piena si ragiona meglio.
  • Temp bon, salouda e quatrèn i n’stofa mai: Bel tempo, salute e quattrini, non stancano mai.
  • La pida s’e parsot la pis un po’ m’a tot: La piadina col prosciutto piace un po’ a tutti.
  • L’aqua la fa mèl, e vèn e fa cantè.: L’acqua fa male, il vino fa cantare.
  • L’aqua la fa la rozna: L’acqua fa la ruggine (Si dice per invitare a bere il vino).
  • La brasùla ‘d chietar la pè sèmpar piò granda.: La braciola degli altri sembra sempre più grande.
  • An cio miga la serva ad Zofoli!: Non sono mica la serva di Zoffoli! (Si dice quando non si vuole passare per sprovveduti).
  • Zìra e frolla, a sèm sèmpra da che pèir e da che féig: Gira e frulla, siamo sempre da quel pero e da quel fico.
  • Strinzìv e cul e tnì bòta!: Stringete il culo e tenete duro!
  • T’vu che un nespol e fèza i fig?: Vuoi che un nespolo faccia i fichi? (Si dice per le cose impossibili).
  • T’vu fè la scurezza pio grosa de coul: Vuoi fare la scoreggia più grossa del culo (equivale a “vuoi fare il passo più lungo della gamba”).
  • T’ci in tla scheina de buratèl: Sei sulla schiena dell’anguilla (sei in bilico).
  • Tan vì un prit in tla nèiva: Non vedi un prete in mezzo alla neve (detto a uno che ci vede poco).
  • Quel cun stroza l’ingrasa: Quello che non strozza ingrassa.