Aug 312017
 

Nell’ottima paginata del berlu-quotidiano di oggi mi accorgo che il Sallusferatu è l’unico a non aver messo i sporki nekri nel titolo, chapeau! Poi ho letto il delirio:

[Gentiloni] sa che l’immigrazione è stata arginata […]; sa che la ricetta libica non è sua e neppure di Minniti ma è il copia-incolla di quella adottata con successo da Silvio Berlusconi al tempo di Gheddafi (paghiamoli a casa loro e non se ne parla più)

Impariamo dunque che l’immigrazione è stata arginata grazie a Lvi: il Silvio nazionale. Insomma, un’altra mensilità per il Sallusferatu è assicurata.

Aug 222017
 

Jesus Hates Faggots (Gesù Odia i Froci)

9th song from the album Queen of Denmark (19-Apr-2010)
by John Grant

Traduzione in italiano a cura di mazapegul:

Mi sono sentito a disagio dal giorno in cui sono nato
Dal giorno in cui ho intravisto l’abisso nero nei tuoi occhi
È impossibile che tu possa mettere su tutta questa merda da solo
Potrebbe solo provenire da un genio delle bugie

Non posso credere di aver considerato di togliermi vita
Perché ho creduto che le menzogne su ​​di me fossero la verità
Sarà magico guardare la tua trasformazione quando ti renderai conto di quello che sei stato
È abbastanza per intristire un tipo come me

Perché tu mi dici che Gesù
Odia i fruit loops [1], figliolo
Te lo abbiamo detto quando eri piccolo
O più o meno tutto quello che vuoi che odii
Come i sitcom [2], i pedofili e i canguri
I balordi che tagliano la fila
L’insalata con tre tipi di fagioli e le multe per il parcheggio
E quando vinceremo questa guerra nella società
Spero che aprirai i tuoi occhi ciechi e vedrai

L’arroganza che occorre per camminare nel mondo alla tua maniera
Trasforma ogni volta il mio cervello in gelatina
La rabbia e la paura che sento hanno iniziato a farmi star male
E penso che potrei essere sul punto di commettere un crimine

E mi dici che Gesù
Odia gli omosessuali, figliolo
Te lo abbiamo detto quando eri piccolo
O più o meno tutto quello che vuoi che odii
Come i coco puff [3], le automobili rosse e gli ebrei
I postini che ti fan perdere tempo
I frullati per dimagrire e la cronaca locale
E quando vinceremo questa guerra nella società
Spero che aprirai i tuoi occhi ciechi e vedrai

Perché Gesù
Odia i froci, figliolo
Te lo abbiamo detto quando eri piccolo
O più o meno tutto quello che vuoi che odii
Come i negri, gli spick [4], i pellerossa e i kike [5]
Gli uomini incapaci di mettere in riga le loro mogli
I vigliacchi, i codardi e i bull dykes [6]
E quando vinceremo questa guerra nella società
Spero che aprirai i tuoi occhi ciechi e vedrai

[1] Fruit loop, slang. gay.
[2] Sitcom, situation comedy, sceneggiato.
[3] Coco puff, slang. sigaretta con tabacco mischiato a cocaina.
[4] Spick, volg. ispanico (offensivo).
[5] Kike, volg. ebreo (offensivo).
[6] Bull dykes, volg. lesbica mascolina.

Testo originale:

I’ve felt uncomfortable since the day that I was born,
Since the day I glimpsed the black abyss in your eyes.
There’s no way you could make all of this shit up on your own.
It could only come from the mastermind of lies.

I can’t believe that I’ve considered taking my own life
‘Cause I believed the lies about me were the truth.
It will be magic to watch your transformation when you realize that you’ve been had.
It’s enough to make a guy like me feel sad

‘Cause you tell me that
Jesus, he hates fruit loops, son.
We told you that when you were young.
Or pretty much anything you want him to
Like sitcoms, pedophiles, and kangaroos.
Morons who cut in line,
Three-bean salad and parking fines.
And when we win this war on society,
I hope your blind eyes will be opened and you’ll see.

The arrogance it takes to walk around in the world the way you do–
It turns my brain to jelly every time.
The rage and fear I’m feeling have begun to make me sick,
And I think that I might be about to commit a crime.

And you tell me that
Jesus, he hates homos, son.
We told you that when you were young.
Or pretty much anything you want him to
Like coco puffs, red cars, and Jews.
Postal clerks who waste your time.
Weight loss shakes and the local news.
And when we win the war on society
I hope your blind eyes will be opened and you’ll see.

‘Cause Jesus
He hates faggots, son.
We told you that when you were young.
Or pretty much anyone you want him to
Like niggers, spicks, redskins, and kikes.
Men who cannot tame their wives.
Weaklings, cowards and bull dykes.
And when we win the war on society,
I hope your blind eyes will be opened and you’ll see.

Aug 182017
 

On The Floe (Sul Banco di Ghiaccio)

10th song from the album Sack Full of Silver (1990)
By Guy Kyser (Thin White Rope)

Traduzione in italiano a cura di mazapegul:

C’è un bar dove con tutti quelli che conosco
Parliamo di cose di cui non abbiamo le idee chiare
Siamo abbastanza intelligenti per renderci conto che qua non c’entriamo nulla
Ma non abbastanza intelligenti per superare la nostra amarezza e paura

C’è un ponte che hanno paura di completare
Le creature ci camminano sopra portando i piedi in un punto morto
Molto tempo fa qualcuno ha spezzato i loro cuori
Guardano senza vedere, mentre usciamo dal bar

Mi sembra che siamo bloccati sul banco di ghiaccio
Guardando le coste lontane mentre ce ne andiamo

C’è una canzone così difficile da indirizzare
Pensavo che si sarebbe capovolta in amarezza e paura
Guardo il cielo quando sono stanco del mare
Le costellazioni si muovono, sono inutili per me

Mi sembra che siamo bloccati sul banco di ghiaccio
Guardando le coste lontane mentre ce ne andiamo

Testo originale:

There is a bar where everyone I know
We talk about some things we don’t begin to know
We’re smart enough to realize we got no business here
But not smart enough to rise above our bitterness and fear

There is a bridge they’re afraid to complete
Creatures walk on it wearing ruts with their feet
That long-ago someone has broken their hearts
They watch without seeing as we exit the bar

Seems to me we are stranded on the floe
Watching distant shorelines as we go

There is a song so hard to steer
I thought it would capsize in bitterness and fear
I look to the sky when I’m tired of the sea
Constellations are moving, they’re useless to me

And it seems we’ve been stranded on the floe
Watching distant shorelines as we go

Aug 112017
 

13 Beaches (13 Spiagge)

3rd song from the album Lust For Life di Lana Del Rey (21-Jul-2017)
by Lana Del Rey and Rick Nowels

Non appartengo al mondo, è proprio così
Qualcosa mi separa dalle altre persone
Ovunque mi giri
C’è qualcosa che blocca la mia fuga
[1]

Ci sono volute tredici spiagge
Per trovarne una vuota
E finalmente è mia
Con pesche grondanti
Sono pronta per la fotocamera
Quasi sempre

Ma ancora mi ritrovo sola
E, baby, solo allora
Mi lascio distendere?
Posso lasciar perdere
E lasciare che il tuo ricordo danzi
nella sala da ballo della mia mente?
Attraverso quel confine di contea

Fa male amarti
Ma ti amo ancora
È proprio il modo in cui mi sento
E starei mentendo
Se continuassi a nascondere
Il fatto che non lo posso affrontare
E che sto morendo
Per qualcosa di reale
Che sto morendo
Per qualcosa di reale

Ci sono volute tredici spiagge
Per trovarne una vuota
Ma finalmente sto bene
Passata Ventura [2]
E l’abbondanza di lenti [3]
Nella luce bianca del sole

Ma mi puoi ancora trovare
Se chiedi gentilmente
Sotto i pini
Con le margherite
Sentirti confuso
Nella sala da ballo della mente
Attraverso quel confine di contea

Fa male amarti
Ma io ti amo ancora
È proprio come mi sento
E starei mentendo
Se continuassi a nascondere
Il fatto che non lo posso affrontare
E che sto morendo
Per qualcosa di reale
Che sto morendo
Per qualcosa di reale

Fa male amarti
Ma ti amo ancora
È proprio come mi sento
E starei mentendo
Se continuassi a nascondere
Il fatto che non lo posso affrontare
Il fatto che non lo posso affrontare

[1] La canzone apre con un clip audio dell’attrice Candace Hilligoss, tratto dal film horror del 1962, Carnival of Souls. In una intervista per la rivista Paris Match, la Del Rey ha rivelato di aver scritto questa canzone durante l’estate del 2016, dopo aver cambiato 13 spiagge diverse nel tentativo di fuggire dai paparazzi e leggersi un libro in solitudine.
[2] Si riferisce alla Contea di Ventura, sulla costa californiana.
[3] Si riferisce alle lenti delle macchine fotografiche dei paparazzi.

Testo originale:

I don’t belong in the world, that’s what it is
Something separates me from other people
Everywhere I turn
There’s something blocking my escape

It took thirteen beaches
To find one empty
And finally it’s mine
With dripping peaches
I’m camera ready
Almost all the time

But I still get lonely
And, baby, only then
Do I let myself recline
Can I let go
And let your memory dance
In the ballroom of my mind?
Across that county line

It hurts to love you
But I still love you
It’s just the way I feel
And I’d be lying
If I kept hiding
The fact that I can’t deal
And that I’ve been dying
For something real
That I’ve been dying
For something real

It took thirteen beaches
To find one empty
But finally I’m fine
Past Ventura
And lenses plenty
In the white sunshine

But you still can find me
If you ask nicely
Underneath the pines
With the daisies
Feeling hazy
In the ballroom of mind
Across that county line

It hurts to love you
But I still love you
It’s just the way I feel
And I’d be lying
If I kept hiding
The fact that I can’t deal
And that I’ve been dying
For something real
That I’ve been dying
For something real

It hurts to love you
But I still love you
It’s just the way I feel
And I’d be lying
If I kept hiding
The fact that I can’t deal
The fact that I can’t deal

Aug 022017
 

The Day Before You Came (Il Giorno Prima Che Arrivassi Tu)

Single released by Abba (18-Oct-1982)
Lyrics and music by Björn Ulvaeus and Benny Andersson

Traduzione in italiano a cura di mazapegul:

Devo essere uscita di casa alle otto, come faccio sempre
Il mio treno, ne sono sicura, è partito dalla stazione giusto in orario
Devo aver letto il giornale del mattino mentre andavo in città
E dopo aver scorso l’editoriale, senza dubbio devo essermi accigliata
Devo essere arrivata alla mia scrivania verso le nove e un quarto
Con lettere da leggere e mucchi di carte che aspettano di essere firmate
Devo essere andata a pranzo verso mezzogiorno e mezzo
Il solito posto, il solito gruppo di persone
Eppure come se non bastasse sono quasi sicura che deve aver piovuto
Il giorno prima che arrivassi tu

Devo aver acceso la settima sigaretta alle due e mezza
E a quell’ora non mi ero nemmeno accorta che ero malinconica
Devo essermi trascinata per tutte le faccende giornaliere
Senza saperne veramente nulla, ho nascosto una parte di me stessa
Alle cinque devo essere uscita, non c’è eccezione alla regola
Una questione di routine, l’ho sempre fatto sin da quando ho finito la scuola
Ancora il treno per tornare a casa
Senza dubbio devo aver poi letto il giornale della sera
Oh sì, sono sicura che la mia vita era ben dentro la sua solita cornice
Il giorno prima che arrivassi tu

Devo aver aperto il portone più o meno alle otto
Ed essermi fermata per strada a prendere del cibo cinese da portare via
Di certo ho cenato guardando qualcosa alla TV
Credo che non ci sia un solo episodio di Dallas che non abbia visto
Devo essere andata a letto verso le dieci e un quarto
Ho bisogno di dormire molto, perciò preferisco essere a letto per quell’ora
Devo aver letto per un po’
L’ultimo di Marilyn French o qualcosa di quel genere
È curioso, ma non avevo la sensazione di vivere senza una meta
Il giorno prima che arrivassi tu

E spegnendo la luce
Devo aver sbadigliato ed essermi accoccolata ancora per un’altra notte
E tintinnando sul tetto devo aver sentito il suono della pioggia
Il giorno prima che arrivassi tu

Testo originale:

I must have left my house at eight, because I always do
My train, I’m certain, left the station just when it was due
I must have read the morning paper going into town
And having gotten through the editorial, no doubt I must have frowned
I must have made my desk around a quarter after nine
With letters to be read, and heaps of papers waiting to be signed
I must have gone to lunch at half past twelve or so
The usual place, the usual bunch
And still on top of this I’m pretty sure it must have rained
The day before you came

I must have lit my seventh cigarette at half past two
And at the time I never even noticed I was blue
I must have kept on dragging through the business of the day
Without really knowing anything, I hid a part of me away
At five I must have left, there’s no exception to the rule
A matter of routine, I’ve done it ever since I finished school
The train back home again
Undoubtedly I must have read the evening paper then
Oh yes, I’m sure my life was well within its usual frame
The day before you came

I must have opened my front door at eight o’clock or so
And stopped along the way to buy some Chinese food to go
I’m sure I had my dinner watching something on TV
There’s not, I think, a single episode of Dallas that I didn’t see
I must have gone to bed around a quarter after ten
I need a lot of sleep, and so I like to be in bed by then
I must have read a while
The latest one by Marilyn French or something in that style
It’s funny, but I had no sense of living without aim
The day before you came

And turning out the light
I must have yawned and cuddled up for yet another night
And rattling on the roof I must have heard the sound of rain
The day before you came

Cover by Steven Wilson: