Antipolitica: una via d’uscita
Furio Colombo: “Non si tratta di chiedere ai politici di scomparire. Si tratta di lasciar cadere ciò che ormai appare – molto più del barbiere di Montecitorio – il più arrogante dei privilegi, quello di occupare quasi tutti gli spazi dell’ informazione. Occorrerà rinegoziare la presenza dei politici nei media in modo molto più austero e deliberatamente autolimitato, restituendo il resto dello spazio all’opinione pubblica e agli interpreti professionali dell’opinione pubblica.” (L’Unità, 30/09/07)
Ha ragione Colombo nel suo editoriale di oggi (che consiglio di leggere per intero), il modo più efficace per arginare il pericoloso dilagare dell’antipolitica (che poi sarebbe più corretto chiamarla anti-antipolitica, almeno nella maggior parte casi) sarebbe quello dell’autocensura televisiva dei politici. È appunto l’eccessiva occupazione dei politici degli spazi dell’informazione ad essere percepita come una arroganza inaccettabile. Nella esasperata situazione attuale, qualsiasi cosa il politico dica sul media televisivo, è come benzina sul fuoco. Non dico di chiedere questa cosa all’opposizione, ve la immaginate una richiesta del genere al mister Mediset in persona? Lo chiedo soprattutto ai politici di maggioranza. Gli effetti benefici arriveranndo in cascata. Tutti i fantastici programmi di “approfondimento politico” quali Porta a Porta, Ballarò, Matrix et simila, si ritroveranno con i soliloqui dei Berluscones (per loro lo schermo è tutto, se glielo togli muoiono istantaneamente). Il pubblico allora si annoierà a morte e li diserterà dopo un paio di puntate. Vespa si vedrà costretto a ripiegare sui casi simil Cogne, due orette alla settimana gli saranno più che sufficienti. Il pubblico dovrà rinunciare a certi picchi di comicità, peraltro non voluta, ma si ritroverà ad avere più spazi di approfondimento vero. Questo potrebbe effettivamente essere l’unico segnale positivo possibile nell’immediato termine.


