Dirty Three: Live! At Meredith

Dirty Three è un trio formatosi a Melbourne, Autralia, nel 1992. La formazione, sprovvista di basso, è composta da Warren Ellis (violino), Mick Turner (chitarra) e Jim White (batteria). Il drumming di Jim e la chitarra di Mick sono estremamente dinamici ed epressivi, ora leggeri e melodici, ora potenti e selvaggi. Il violino di Ellis è l’elemento che più caratterizza il suono del gruppo. Il suo violino spazia da raffinati momenti melodici, degni di uno strumentista classico, ad inimmaginabili sonorità rozze e distorte. La loro musica, essenzialmente strumentale, è una intrigante miscela di folk, psichedelia, avanguardia colta ed altro ancora. Uno dei sound più avvincenti emersi negli anni ‘90.
Live! At Meredith (2005) è la registrazione dal vivo al Meredith Music Festival, un concerto che si tenne a Victoria, Australia, l’11-Dec-2004. L’album rende giustizia all’aspetto più orgiastico e selvaggio della musica del trio australiano, quello live appunto. Il loro folk stravolto viene portato volentieri all’eccesso nelle esibizioni live. I brani tendono ad essere più dilatati rispetto alle relative versioni studio, e le sonorità più distorte e sature.
Un feedback di violino distorto e lancinante introduce Indian Love Song. L’accompagnamento è ossessivo e monocorde, passano più di 7 minuti prima di sentire un cambio di accordo. Il violino si sbizzarrisce con sonorità ruvide, distruggendo sul nascere ogni intenzione melodica. Nella ripresa il brano si fa sempre più serrato, in modo vertiginoso. Una vera e propria sarabanda, devastata da fischi e seghe elettriche. Un brano d’apertura che crea decisamente la giusta atmosfera.
Some Summers (They Drop Like Flies) incede con un pizzicato di violino, dalla vaga cadenza a marcia funebre. Il violino intona una melodia straziante, in una atmosfera di crescente tensione, per sfociare in una sovrapposizione multipla di loops melodici. nel finale ritorna il tema principale per poi sfumare lentamente sui loops di violino.
She Has No Strings inizia in modo rarefatto. Arpeggio di chitarra, batteria leggera e melodia struggente. Il brano prende corpo quando arriva il primo inciso, con continue variazioni melodiche in un crescendo vorticoso. Torna il tema principale riportando il brano all’atmosfare rarefatta iniziale. Nel secondo inciso le variazioni di violino vengono invece portate all’estremo, in una atmosfera sempre più ossessiva ed orgiastica.
Hope è invece una placida ballata malinconica e struggente, di rara intensità espressiva. Il tema principale incede con gli striduli armonici del violino, come un lamento. Il brano prende corpo in seguito, con la melodia distesa dell’inciso.
Alice Wading inizia con cadenze più classicamente rock (per quanto possa esserlo un brano dei Dirty Three). I tre giocano con la dinamica in modo mirabile. Nella seconda parte l’atmosfera si fa più rarefatta, con un pizzicato di violino ad intonare una melodia malinconica dal sapore folk. La terza parte è invece estremamente serrata e travolgente, con ossessive frasi melodiche ripetute su diversi accordi, in un tipico crescendo vertiginoso alla Dirty Three.
Everything’s Fucked è uno dei loro brani più memorabili. Il tema principale è maestoso ed imponente, eseguito con sonorità prima morbide ed avvolgenti, poi dilaniato da sonorità crude e lacerate. Il brano alterna momenti melodici a momenti di pura sperimentazione.
Deep Waters, con i suoi 15 minuti abbondanti, è il brano più lungo. Inizia in una atmosfera rarefatta quasi inderminata. Il violino eplora flemmatico gli spazi melodici, per poi perdersi in intriganti variazioni ritmiche con la batteria. Il tema melodico principale entra in modo brusco, il quale viene poi variato e ripetuto in modo ossessivo, in un clima sempre piu serrato e lancinante.

Una cosa che mi ha sorpreso vedendoli dal vivo è l’ossessività orgiastica della musica dei Dirty Three. Espressa non solo dalle funamboliche performance del violinista, ma anche, in modo non meno importante, dal supporto ritmico di batteria e chitarra, che con gesti meno plateali disegnano figure essenziali, in continua mutazione ed in continua stasi.
Comment by ep — September 6, 2007 @ 12:57 am
Sono d’accordo. Il violino nei Dirty Three può dare l’impressione di essere il protagonista assoluto, ma ad un ascolto piu’ attento emerge come essenziale anche il supporto ritmico, specie il drumming espressivo di Jim White. Si tratta effettivamente di un *gruppo*, non di un solista con due accompaganatori.
Comment by mazapegul — September 6, 2007 @ 10:51 pm
Notevoli anche gli sputi verso il soffitto del violinista….
Comment by Alex — September 14, 2007 @ 10:12 am
Una discreta potenza non c’è che dire.
Comment by mazapegul — September 14, 2007 @ 5:04 pm