Giustizia devastata dal potere politico

È corretto che un magistrato si esponga deliberatamente al pubblico e nei mass media, come sta accadendo in questi giorni? Esistono opinioni contrastanti. Io credo che, in condizioni normali, la magistratura debba essere tenuta ad eseguire il proprio lavoro nel modo più riservato possibile. Anche nel caso in cui c’è una ingerenza mediatica dell’indagato, impegnato ad offrire esclusivamente la propria versione dei fatti vera o falsa che sia (vedi la quasi totalità dei casi in cui ad essere indagati sono politici o amici di politici). Sempre ammesso di essere in condizioni normali appunto, che in questo caso equivale ad una garanzia di indipendenza della magistratura. Ma se quest’ultima dovesse essere messa a rischio o prevaricata (come troppo spesso è accaduto negli ultimi anni), allora non solo è ammissibile che un magistrato esca allo scoperto per denunciare pubblicamente il fatto, dovrebbe essere soprattutto suo dovere, a patto che non entri nel merito dell’indagine stessa.
L’avocazione dell’inchiesta di De Magistris è un fatto di una gravità estrema, dalle conseguenze devastanti per la Giustizia. Si tratta di un caso a dir poco controverso, dove un indagato eccellente ha avuto il potere di creare deliberatamente una presunta “incompatibilità nel procedimento”, sull’indagine in cui lui stesso è coinvolto come imputato, ottenendo infine la sottrazione dell’inchiesta dal magistrato inquirente. Un episodio che di fatto ha minato l’indipendenza del lavoro del magistrato. Chiunque sappia, almeno un poco, di indagini sa che la sottrazione dei procedimenti comporta la perdita definitiva del potenziale investigativo delle inchieste. La gravità della cosa è tale da urtare violentemente contro almeno cinque articoli della Costituzione della Repubblica Italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” (Art. 3); “Nessuno può esser distolto dal giudice naturale precostituito per legge” (Art. 25); “La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge” (Art. 101); “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” (Art. 104); “I magistrati sono inamovibili” (Art. 107).
Ci troviamo di fronte ad un problema che va ben oltre il caso De Magistris, che investe tutta la cittadinanza a prescindere dall’orientamento politico.
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