Friday, November 2nd, 2007

Johann Sebastian Bach: L’Arte della Fuga

Filed under: Johann Sebastian Bach, Musica, Review
Written by: mazapegul @ 9:59 pm

bach.jpg

L’Arte della Fuga, opera tarda di Johann Sebastian Bach, fu composta negli anni 1748-1749 e pubblicata dopo la sua morte avvenuta nel 1750. L’opera è una summa di quella rigorosa forma musicale chiamata appunto “fuga”, e rimane fra i più grandi capolavori musicali di tutti tempi.

Bach non indicò strumenti precisi per eseguire queste fughe, sembra che le scrisse come musica fine a se stessa. Non è perciò un caso che l’opera sia stata successivamente interpretata dagli ensemble più disparati: clavicembalo, organo, quartetto d’archi, piccola orchestra, grande orchestra, fiati, pianoforte, ecc. La prima interpretazione che mi procurai fu quella per clavicembalo solo (Die Kunst Der Fuge, Harmonia Mundi Stereo HMI 73037, Gustav Leonhardt cembalo). Non molto più tardi mi procurai anche una versione per piccola orchestra, una per pianoforte ed una per organo, le ultime due interpretate da Glen Gould. l’assimilazione di queste differenti versioni del capolavoro bachiano, rimane una delle esperienze musicali più interessanti che mi sia capitato di fare. Vediamone i motivi.

La fuga è una forma musicale particolarmente utilizzata nel periodo barocco/classico, ma ha influenzato concettualmente anche molta musica dei secoli successivi. Vi sono riferimenti ad alcuni concetti tipici della fuga persino nella dodecafonia di Arnold Schönberg. Tale forma si basa sull’esposizione di un tema melodico denominato soggetto (talvolta anche più di uno). Lo stesso soggetto viene poi utilizzatto per generare altri temi in forma imitativa in modalità e registri diversi, oppure rovesciando tutti gli intervalli melodici e/o invertendo sistematicamente l’ordine delle note. Questi temi, più i relativi controcanti, vengono esposti e sovrapposti in modo alternato su più voci (generalmente quattro). Si tratta di una forma musicale che esige naturalmente una sapiente tecnica contrappuntistica. Per quanto possa essere considerata come una forma musicale particolarmente “rigorosa”, offre in realtà all’autore enormi possibilità. Basti pensare che molte delle fughe presenti nell’opera in questione sono generate dal medesimo soggetto, ma sviluppate in modi totalmente differenti.
Questa è una spiegazione molto a grandi linee, per maggiori informazioni vi rimando alla voce Fuga in Wikipedia. Mi preme però sottolineare che, soprattutto nel caso di Bach, le regole ed i “limiti” di questa forma sono a beneficio di una sublime funzionalità musicale.

La ragione per cui mi procurai la versione per orchestra, era quella di avere una maggiore distinzione delle voci. In tale versione infatti sembra che la mente sia maggiormente stimolata a seguire il groviglio contrappuntistico, mentre nella versione per clavicembalo solo emerge in modo più naturale il risultato armonico globale. Anche se inizialmente la versione per orchestra risultava più godibile, in un secondo momento ho iniziato ad appezzare maggiormente quella per clavicembalo di Leonhardt. La ragione credo risieda nel fatto che tale opera è stata pensata per funzionare come flusso armonico, più che come semplice contrappunto. Certo, anche il contrappunto è pensato per funzionare armonicamente ma, nel caso dell’Arte della Fuga, c’è qualcosa in più. Se il primo approccio all’opera rivela il meraviglioso intreccio melodico, il secondo rivela questo geniale, e talvolta impenetrabile, marchingegno armonico.

No Comments »

No comments yet.

RSS feed for comments on this post | TrackBack URL

Leave a comment

Powered by WordPress