Lettera a Piero Ricca
Lettera inviata a Piero Ricca per la sezione Italiani all’estero:
Caro Piero,
mi sono trasferito negli Stati Uniti (Berkeley, California) per una serie di coincidenze, ma la motivazione si può riassumere in questo modo: voglia di cambiare aria e di ricominciare qualcosa di nuovo. Non per “cercare fortuna”. Ora vivo qua da oltre sette anni, l’Italia mi manca ma non ci tornerei a vivere. Ci sono in realtà una serie di pro e contra, dal mio punto di vista e in base alla mia esperienza s’intende. Mi soffermo brevemente sui pro, quelli principali.
Innanzi tutto nella zona in cui vivo (San Francico Bay Area) convivono persone appartenenti alle etnie, culture e religioni più disparate. Questa diversità si traduce in una comunità assai interessante ed eccitante. In Italia, specie al nord, si respira invece un’aria completamente diversa. C’è una diffusa insofferenza nei confronti della diversità: chi ha paura delle moschee, chi dei gay, chi guarda agli extracomunitari con sospetto, chi come agli animali nello zoo o come a quelli venuti a rubare il lavoro. Questa mediocrità culturale mi deprime.
Altra ragione è il lavoro, che nel mio caso è il campo dell’informatica. Negli USA un’azienda ti assume e ti rispedisce a casa senza tante storie, talvolta pure senza preavviso. Esperienza provata sulla pelle mia e di molti miei colleghi. Ma non esiste il concetto di precariato perché, almeno in questa zona, di lavoro ce n’è tanto. Le aziende cercano di tenersi strette le persone migliori, anche perché potenzialmente potrebbero trovare offerte migliori. In una tipica azienda italiana, invece, ogni semestre ti si presenta puntuale qualche bellimbusto col fazzolettino, a piangere di mancati guadagni, per evitare che qualche sprovveduto si metta in testa di chiedere aumenti.



per la prima motivazione, ho l’impressione che risenta un po’ del clima che si sta cercando di creare nei media ma che in effetti non corrisponde totalmente alla realtà quotidiana, non fidarti troppo di quello che leggi e del possibile condizionamento delle fonti dirette…
Stanno facendo di tutto, ma ancora in Italia non si vive un clima da “scontro di (in)civiltà”.
Comment by: paperageppo — November 12, 2007 @ 11:51 pm | permalink
credo anch’io che siamo lontani da una situazione di “scontro fra civilta’”. io intendevo piu’ un clima di crescente insofferenza ed intolleranza nei confronti della diversita’, sia essa etnica, religiosa, culturale, o di gusti sessuali. e’ una mia impressione derivata dagli ultimi brevi viaggi fatti in Italia e dall’informazione che pesco tramite internet, percio’ in modo interattivo. tuttavia, la realta’ e’ sempre un fenomeno complesso da capire, specie quando ci si vive dentro.
sentiamo se ep ha avuto impressioni simili…
Comment by: mazapegul — November 13, 2007 @ 1:39 pm | permalink
Secondo me le tensioni contro il diverso ci sono ovunque, è un fatto umano/animale che si supera con la cultura, il cuore, e/o l’abitudine. A seconda di dove vai, alcune di queste qualità possono mancare (ad es. Mississippi). Negli USA ci sono zone franche, tipo appunto la Bay Area di SF, dove la diversità è la norma, quindi nessuno ti guarda come se fossi un UFUFKO se parli una lingua strana. In Italia ci sono molti pregiudizi radicati, io li ho vissuti sulla mia pelle in modo doloroso e quel dolore è un motivo in più per non vivere più in Italia. Credo sia un fatto di cultura nazionale, ci vorrà tempo per superarli. In futuro magari tollererò/lotterò di più, chissà. Un’altra differenza è il tipo di reazione: in Italia è di solito verbale, sia in faccia che dietro le spalle, negli USA è più diretta/violenta. La mia esperienza di fronte ad una persona “diversa”, è che in California mi sembra che le diversità vengano messe da parte dopo pochi minuti (+/-), in Italia invece mi sembra che ci si tiri dietro la propria diversità quasi con orgoglio (o rassegnazione, a seconda delle parti).
Comment by: ep — November 13, 2007 @ 2:44 pm | permalink