Risolto il problema del conflitto d’interessi
Come è stato risolto? Molto semplice, non se parla più. Nel ’94 veniva ancora riconosciuto dallo stesso Berlusconi (senza nessuna intenzione di risolverlo naturalmente). In seguito smise di riconoscerlo quale problema. Oggi per “l’unto del signore” di Arcore non c’è più nessun conflitto.
Dalla parte del Pd l’ultima citazione ufficiale sul conflitto d’interessi fu nel voluminoso programma dell’Unione per le elezioni del 2006 (pag. 18). Poi qualche raro accenno durante il Governo Prodi, ma niente di fatto. Fassino ebbe a dire che “la legge sul conflitto di interessi non da più lavoro a nessuno”, come se una comunità eticamente malmessa offrisse più posti di lavoro.
Oggi non compare più nemmeno nei punti del programma elettorale di Veltroni. Neanche un’accenno. Di questo passo il conflitto d’interessi diventerà un punto a favore dei candidati. Una nota di merito da aggiungere al curriculum.
Il conflitto d’interessi, che in Italia parte dal Berlusca ma investe quasi ogni settore della pubblica amministrazione, non solo è legale, è incentivato. Questo è il messaggio che lo stato lancia ai suoi cittadini: “Avete un qualche desiderio di moralità? Una voce interna vi invita a comportarvi in modo onesto ed agire per il bene della comunità? Buttate tutto al cesso, fessi! Piuttosto fatevi furbi, fate man bassa e pigliate più che potete. Approfittatene, è consentito dalla legge!”. Alla fine quelli che pigliano sono molto pochi, pur devastando l’intera comunità. Ma questo è un dettaglio irrilevante.
Queste sono le radici etiche su cui viene fondata la “rinascita democratica” del paese.
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