Saturday, March 29th, 2008

With a little help from a friend

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Estratto dal libro “I Complici – Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento“, di Lirio Abbate e Peter Gomez, capitolo 9:

[...] Sono gli anni dei sequestri di persona (metà anni ’70, ndr.). L’Anonima sequestri, capitanata a Milano dal corleonese Luciano Liggio, mette a segno rapimenti su rapimenti. Avere in casa un uomo come Mangano (Noto criminale legato a Cosa Nostra, assunto da Berlusconi come stalliere, in seguito condannato all’ergastolo per omicidio, ndr.), abile col fucile e con le conoscenze giuste, è per tutti una garanzia di sicurezza. Come ulteriore assicurazione Berlusconi fa consegnare periodicamente a Cosa Nostra anche delle somme in denaro. Soldi che, secondo il tribunale, mettono tutto il gruppo imprenditoriale del futuro presidente del Consiglio al riparo dal rischio mafia.

I versamenti vanno avanti per quasi due decenni. Quando Mangano finisce in prigione il denaro passa per le mani di altri uomini d’onore: prima della famiglia di Villagrazia, quella a cui era affiliato Stefano Bontade, e poi di quella di Malaspina, il clan nel cuore di Provenzano. A fare da tramite, dice la sentenza, è quasi sempre Tanino Cinà, l’amico tintore di Dell’Utri.

La trafila dei soldi targati Biscione che, una volta arrivati nelle mani di Riina, sono suddivisi tra le varie cosche, non è ricostruita solo da una decina di pentiti. Di quel denaro parla anche un documento eccezionale: le agende sequestrate agli uomini d’onore del quartiere palermitano si San Lorenzo, in cui i mafiosi segnavano le entrate riguardanti la loro famiglia. In quelle pagine, in corrispondenza della voce «Can. 5 n. 8», si legge: «990 regalo 5.000». Traduzione del collaboratore di giustizia Giovan Battista Ferrante: dalla Fininvest nel 1990 sono arrivati, non come tangente ma come «regalo» (questa dicitura compare solo per il gruppo Berlusconi, e non per le altre imprese citate negli appunti), cinque milioni di lire. A partire da 1988, spiega Ferrante, le banconote giungevano a Palermo ogni sei mesi e finivano anche nelle casse del clan San Lorenzo perché in quel territorio sono collocate le antenne e la sede delle emittenti televisive del Cavaliere.

(Foto www.tuttocasarano.it)

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