A Saucerful Of Secrets

A Saucerful Of Secrets, la mini suite pubblicata nell’omonimo album dei Pink Floyd, è uno dei brani più influenti nella storia del rock, per quanto riguarda le frange più sperimentali si intende. Intere scene musicali hanno un debito con questa geniale intuizione musicale dei Pink Floyd, in particolare il rock tedesco degli anni ’70. A 40 anni di distanza dalla sua prima pubblicazione, vi sono ancora artisti influenzati, consapevolmente o meno, da questo brano. Ne evidenzio due in particolare (anzi tre), due brani di grande fascino e spessore, che possono essere concettualmente collegati ad ASOS. Non si tratta di plagio, cover o roba simile. I due brani, di cui consiglio vivamente l’ascolto, sono assolutamente originali e brillano di luce propria. Oltre ad appartenere a generi diversi. In entrambi i brani ritroviamo tuttavia lo sviluppo dei temi musicali in tre parti principali (anche se ASOS è solitamente scomposta in quattro parti), con una esposizione atmosferica incentrata sulla timbrica dei suoni, che alterna tensione a violenza sonora con largo uso del rumore, per risolvere infine in un movimento melodico epico.
I Offered It Up To The Stars And The Night Sky (13:42)
Dirty Three – Whatever You Love, You Are (2000)
Questa mini suite del trio di Melbourne è un brano concettualmente minimalista, suddiviso idealmente in tre parti. La prima parte è un loop di scale eseguite col violino. Si tratta in realtà si una singola scala ascendente sospesa, che si addensa progressivamente su se stessa in una moltitudine di strati. Il loop chiude con una sovrapposizione di melodie minimali. Dalla atmosfera ascetica del primo movimento si passa all’atmosfera inquieta e tenebrosa della seconda parte. Il brano si sviluppa su due singole note di chitarra e batteria minimale, con interventi stridenti di violino. Il clima di attesa, inizialmente rarefatto, diventa via via più denso e dissonante. La tensione cresce progressivamente fino a liberarsi nell’epico tema melodico della terza parte. In un primo momento il tema viene solo anticipato, subito interrotto da un’altro periodo di tensioni e dissonanze. La terza parte ripropone lo stesso tema precedentemente anticipato, il violino esegue linee melodiche in continua sovrapposizione su registri sempre più alti, mentre le sonorità si fanno progressivamente più rozze e distorte. Nel finale rimane un’orgia di suoni integralmente devastata dalle distorsioni. Un tour de force inaudito, insieme epico e devastante.
Part 2 (39:16)
Spring Heel Jack – Live (2003)
Con questo brano ci spostiamo su altri territori. Spring Heel Jack è una formazione eclettica, che fonde molteplici elementi musicali. Si va dal free jazz all’avant garde, dal drum’n'bass allo shoegaze. Generi musicali all’apparenza diametralmente opposti. La prima parte del brano è prevalentemente percussiva, un eccitante duetto di basso e batteria. La seconda parte irrompe come un’esplosione. Una cascata di suoni e rumori, caotica ed atonale. Tutti gli strumenti (fiati, chitarre, tastiere, percussioni) liberano le briglie in un turbine orgiastico. Liberato parte dell’impeto iniziale, si passa ad un momento più propriamente avant jazz. La terza parte inizia con un lento fade-in. È interamente basata su un tappeto continuo di tastiere, ed una lenta sequenza tonale di accordi eseguiti al pianoforte. Ogni accordo scende di una seconda rispetto al precedente, per ricominciare da capo alla fine dell’ottava. L’impressione è quella di una melodia che continua a scendere senza soluzione di continuità. Una melodia toccante ed infinita. Questa base musicale (20 minuti!) fa da tappeto ad interventi strumentali continui e dissonanti, in un crescendo progressivo che arriva a seppellire la base. Esaurite le risorse melodiche, il brano si spegne lentamente.
Terrmuq Pt. I,II,III (18:53)
Ustr?ga – Rubbil (2006)
Questo è il terzo brano a cui ho fatto accenno in precedenza. Anche quì l’influenza di ASOS, più o meno consapevole, è evidente. Questo lo posso linkare per per intero, essendo una composizione mia e di Ettore:










