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Thursday, January 29th, 2009

La verità è rivoluzionaria

dipietro_farnese.jpgC’era una volta un garante della Costituzione che firmò il Lodo Alfano, una leggina che mette quattro cittadini al sopra della legge. La legge rimane uguali per tutti, ci mancherebbe, succede soltanto che quei quattro cittadini sono più uguali degli altri. Sono perciò autorizzati anche a commettere qualche genocidio purchè riescano a distruggere le prove prima che gli scada l’immunità. Anzi, non facciamo i pessimisti, si fa ancora in tempo a promulgare l’immunità a vita in caso di bisogno. Ma attenzione, non si tratta di cittadini qualunque. Uno di quei quattro è anche quello che ha fatto approvare la legge in questione, potete immaginare lo stupore quando questo tizio si è accorto di essere lui stesso indagato per corruzione giudiziaria nel processo Mills, con il rischio concreto di una condanna imminente. Ma se ne è accorto troppo tardi, la legge era già stata firmata, così l’imputato si è visto costretto a bloccare il suo processo utilizzando la sua legge. Grazie Napolitano.

C’era una volta il presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e c’era anche Luigi De Magistris, un magistrato di Catanzaro. Tale magistrato si permise di scoperchiare dei letamai orripilanti che coinvolgono il fior fiore della classe dirigente, sia di centro-destra che di centro-sinistra. Gli interessati non ci misero molto a capire che il rischio di una nuova tangentopoli era reale. Le indagini non dovevano andare avanti, e vennero perciò scippate dal loro titolare, una dopo l’altra. De Magistris verrà pure trasferito. Un magistrato di Milano – Clementina Forleo – si permise di difendere pubblicamente il collega di Catanzaro, trasferita anche lei. Nel frattempo un giornalista – Carlo Vulpio – si specializzò sulla faccenda, anche troppo, gli verrà perciò impedito di continuare a scrivere sull’argomento. Altri due magistrati di Salerno – Gabriella Nuzzi e Luigi Apicella – si permisero di mettere il naso nella stessa faccenda, erano obbligati a farlo per legge avendo ricevuto precise denunce da De Magistris. Trasferiti anche loro, per intercessione diretta del Ministro Alfano, lo stesso del Lodo. Questo inqualificabile scempio degno del terzo mondo è avvenuto nel silenzio, per non dire complicità, dell’Associazione Nazionale Magistrati e del Consiglio Superiore della Magistratura, di cui lo stesso Napolitano è presidente.

E’ assolutamente comprensibile che Napolitano s’incazzi, le critiche mossegli da Di Pietro non sono certo leggere. Il problema è che si tratta di critiche legittime e giustificate. Caro Presidente della Repubblica, s’incazzi piuttosto con se stesso, e cerchi di reagire contro questi criminali al potere!

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Saturday, January 24th, 2009

Dizionario sfrondoli romagnoli

Filed under: Dialetto romagnolo, Linguistica
Written by: mazapegul @ 7:37 pm

caveja.jpg

Elenco vocaboli provenienti dal dialetto romagnolo in versione “italianizzata”, i quali vengono spesso utilizzati, più o meno consapevolmente, nelle frasi italiane. Fra parentesi è riportata la parola originale in dialetto romagnolo.

Facebook group: Spataccati la faccia!

A:

  • abbiocco (da biòca): sonnolenza
  • animaliaccio (da animaliaz): animalaccio
  • aquì (da aquè): qui
  • articiòcco (da artcioch): carciofo
  • arvìre (da arvei): aprire
  • a sà: abbastanza
  • azdora (da azdòura): massaia, reggitrice

B:

  • babùssa (da babossa): mento pronunciato
  • bagàglio (da bagài): oggetto di cui non si conosce o non si ricorda il nome. es: sposta qual bagaglio che è sempre nel mezzo.
  • bagattàre (da bagatè): rovinare.
  • baghìno (da bagèn): maiale
  • baghìno riccio (da baghèn rez): porcospino
  • baiòcchi (da baioch): soldi
  • balòsa/balùsa (da balousa): (1) organo genitale femminile, (2) bella ragazza
  • barbetto (da barbèt): mento
  • basciamèlla (da basciamèla): besciamella
  • bascòzza (da bascòza): tasca
  • bastianàzzo (da bascianàz): persona grande e grossa
  • batecco (da batèch): bastone
  • bazàrro (da bazàr): oggetto di cui non si conosce o non si ricorda il nome
  • biassàre (da biasè): (1) biascicare, (2) pronunziare male, con difficoltà e lentezza
  • biaccolare (da biaclè): parlare in modo incomprensibile o troppo velocemente
  • biciaròtto (da biciaròt): bicchierotto
  • bietta (da biètta): tiro forte (a pallone)
  • bigolo/bigulo (da beigual): ombelico
  • bìrro (da ber): burino
  • bisinìno (da bisinein): poco
  • bombardino (da bumbardèin): oggetto che fa qualcosa, di cui non si conosce o non si ricorda il nome
  • boàzza (da buaza): sonnolenza
  • bocchìno (da buchen): oggetto di poco valore o che funziona male. es: il tuo nuovo amplificatore è proprio un bocchino.
  • boccia, boccino (da bocia, buciein): bambino piccolo
  • borèlla (da burèla): mucca
  • bosco (da bosch): Gambettola
  • bricco (da brech): somaro
  • briscola (da brescla): (1) gioco con le carte, (2) botta, tozzone, calcio. es: se ti prendo ti briscolo.
  • bròda (da broda): mangiare dei maiali
  • bubbolare (da bublè): patire il freddo
  • buffa (da boffa): nevica forte
  • bugarone (da bugaròun): scarafaggio
  • bulirone (da buliròun): confusione, pieno di gente. es: ieri alla festa c’era un gran bulirone.
  • buratèlli (da buratel): anguille
  • burdèllo/burdèlla (da burdèl/burdèla): ragazzo/ragazza
  • bustarghìre (da bustarghei): abbrustolire
  • buso (da bous): buco
  • busone (da busòun): (1) gay, (2) fortunato

C:

  • caddìo (da cadìo): casa di dio, un posto molto lontano. es: bello quel locale, solo che è caddìo.
  • calàra (da calèra): discesa, vallata. es: come mai sono tutti quì, cosa c’é la calara?
  • cancaraccio (da cancaràz): persona brutta, inguardabile
  • cancaro (da chèncar): cancro
  • cane (da cane): invece che. es: meglio questo cane quello
  • canzèllo (da canzèl): cancello
  • capomilla (da capumella): camomilla
  • cappàre (da capè): scegliere. es: te cappi sempre il migliore eh?!
  • cappèlla (da cappella): errore, sbaglio.
  • cargadùro (da cargadour): carico pieno. es: ti dò un cargadùro di botte.
  • cargàre (da carghè): caricare
  • carnasìno (da carnasein): vento molto freddo
  • carvello (da carvèl): moltissimo
  • cavelli (da cavel): capelli
  • cavrone (da cavròun): capellone
  • cazzabubolo (cazabobal): aggeggio, arnese. es: mi passi il cazzabubolo per svitare ‘sto pistolo?
  • cazzarola (da cazarola): casseruola
  • chiavàre (da ciavè): (1) trombare, (2) fregare, rubare (3) farsi male. es: mi sono chiavato le dita nella porta.
  • chiavàta (da ciavèda): fregatura
  • ciacaràre (da ciacarè): chiaccherare
  • ciacarone (da ciacaròun): chiaccherone
  • ciappàre (da ciapè): prendere
  • ciòrla (da ciorla): piagnucolio tipico dei bambini
  • ciotàre (da ciutè): coprire
  • ciou: esclamazione di scampato pericolo o di avvertimento. es: ciou! sta attento!
  • ciulare (da ciulè): trombare
  • ciuturo (da ciutour): tappo
  • coccàlo (da cuchèl): gabbiano
  • comèlla (da cumèla): come mai?
  • coppetto (da cupèt): nuca, schiaffo sulla nuca
  • coradèlla (da curadèla): frattaglia (interiora degli animali macellati)
  • corina (da curèna): scirocco
  • cortèllo (da curtèl): coltello
  • còso: persona di cui non si ricorda il nome
  • coste (da costi): costolette
  • cuartàzza (da cuartàza): imboscata
  • cuccalone (da cucalòun): credulone
  • cuccàre (da cuchè): conquistare una ragazza/o
  • cuciarìno (da cuciarèn): cucchiaino
  • cuciaròli (da cuciarùl): castagne secche
  • culàndra: fortuna
  • culandrone (da culandròun): fortunato
  • cùle: espressione di rifiuto. es: D: ti butti prima te? R: cùle!
  • culo (da coul): fortuna
  • cuzzàre (da cuzè): sbattere la testa. es: sei ignorante che cuzzi!

D:

  • dabòno (da dabon): davvero, sul serio.
  • dacquàre (da daquè): dare acqua. es: vai a dacquare i fiori.
  • dalùngo (da dalongh): lontano
  • dato (da dè): accorto. es: non me ne sono dato.
  • dindlone (da dindlòun): grande e tontolone
  • drovare (da druvè): usare

E:

  • empua empua: quasi

F:

  • fardore (da fardòur): raffreddore
  • fasoli (da fasùl): fagioli
  • fiamba: fiamma
  • fiato (da fiè): puzzo
  • focarina/fogarina/fogheraccia (da fugarèna): grande falò. es: la focarina di San Giuseppe
  • forzìna (da furzèina): forchetta
  • fracco (da frach): molto/e. es: ho guadagnato un fracco di soldi
  • franco (da frènch): moneta romagnola. es: non ho rimasto più un franco!
  • fràngole (da frangli): briciole
  • frescone (da friscòun): colpo di freddo che causa mal di pancia, raffreddore e acciacchi vari
  • frizzàglio (da farzài): peperonata
  • fumo (da fom): grande quantitativo. es: ti do un fumo di botte.
  • furmantone (da furmantòun): frumento
  • furminanto (da furminènt): fiammifero

G:

  • gàggio (da gag): coi capelli rossi
  • gamba: per niente. es: non mi piace gamba.
  • gabìna (da gabeina): cabina
  • gambarèlla (da gambarèla): sgambetto
  • ganganone (da ganganon): persona grande e goffa
  • gardèlla (da gardèla): graticola
  • garetti (da garet): caviglie
  • garnada (da garnèda): scopa
  • garnadone (da garnadòun): rimbambito
  • gasato (da gasè): persona esaltata, con vanto
  • gatta (da gata): sbronza
  • gatùzzole (da gatozli): solletico
  • gapone (da gapòun): gallina
  • garibaldini (da garibaldein): caramelline di zucchero aromatizzato
  • gavàgno (da gavagn): cesto
  • gazòtto (da gazòt): uccellino
  • giargianese: lingua incomprensibile e sconnessa
  • giarino (da giarein): ghiaia
  • giaròli (da giarul): i sassolini della ghiaia
  • giazzàto (da giazè): ghiacciato
  • giazzòlo (da giazol): ghiacciolo
  • girandoloni (da zirandloun): sempre in giro senza meta
  • giuggiolone (da gigiulòun): rincoglionito
  • giure (da giouri): forbici
  • gnaffa (da gnafa): donna corpulenta, o ipertrofìa di organi o parti anatomiche
  • gnara (da gnèra): difficile. es: “la vedo un po’ gnara”, una situazione o un momento duri, difficili.
  • gniscolo (da gnescual): vermiciattolo
  • gnòcca (da gnòca): (1) organo genitale femminile, (2) bella ragazza
  • gnòcchi (da gnoch): (1) pugni dati con le nocche delle dita, (2) tipo di pasta. es: ti dò dei gnocchi nella testa.
  • gozzolo (da gozzal): goccio
  • grassòli (da grasùl): ciccioli
  • gravàtta (da gravata): cravatta
  • griso: aspro, non maturo

I:

  • imbariagòtto (da imbariagòt): ubriacone
  • imbirìto (da imbirei): infuriato, eccitato
  • imbombìto (da imbumbei): rincoglionito
  • imbustarghìto (da imbustarghei): sbruciacchiato
  • immaltàto (da immaltè): infangato
  • inciciuìto (da iciciuei): rimbecillito
  • indarlìto (da indarlei): tonto
  • indipartutto (da indipartot): dappertutto
  • infrontàre (da infruntè): indovinare
  • ingavagnàto (da ingavagnè): intrappolato, incartato. es: avevo delle carte buone ma mi sono ingavagnato.
  • inquartàto (da inquartè): grasso, obeso
  • insansàto (da insansè): scimunito
  • intortare (da inturtè): conquistare una ragazza/o
  • invalnàto (da invalnè): avvelenato
  • invìllo (da invèl): da nessuna parte. es: stasera non vado invillo.
  • invornìto (da invurnei): tonto
  • inzurlìto/inciurlìto (da inzurlei/inciurlei): stordito, intontito (da troppe chiacchiere, dalla musica alta?)

L:

  • lappa (da lapa): cibo che impasta la lingua. esempio: il caco non maturo.
  • ligurizia: liquerizia
  • lillone/lullone (da lilòun): grande e tontolone
  • lione (da liòun): leone
  • lovvo (da lov): goloso
  • lozzo (da lòz): sporco
  • lùdero/ludro: pigro, svogliato, fannullone
  • luvarìa: golosità
  • luvini (da luvein): lupini
  • luvone/luvarone (da luvòun): golosone

M:

  • maccanìno (da macanein): Capannaguzzo
  • malando (da malan): baccano
  • maletta (da malètta): scroto
  • malta: fango
  • manarìno (da manarèin): accetta
  • manarvèrso (da manarvers): manrovescio
  • manetta (da manètta): a forte velocità. es: guidavo a manetta.
  • manghi (da mèngh): masturbazioni. es: vai a fare dei manghi.
  • margùso (da margous): muco nasale
  • margusone (da margusoun): immaturo, persona adulta dal comportamento infantile
  • masàre (da masè): nascondere
  • masgòtto (da masgòt): cibo premasticato, fare il palotto
  • massa (da masa): molto
  • matìre (da matei): giochi, scherzi, sciocchezze
  • mazzapegolo (da mazapegul): folletto romagnolo
  • melarància (da melarènza): arancia
  • modato (da mudè): vestito bene, elegante.
  • mòllo (da mòl): bagnato
  • mortaròli (da murtarùl): pentolame
  • mo zò (da mo zò): dai su. esempio: mo zò, cosa combini!
  • mugliega: albicocca
  • muglione (da mugliòun): Monte Leone
  • mungitone (da mungitòun): Monte Iottone
  • muroglie (da muroi): emorroidi

N:

  • ninino (da ninén): maialino

O:

  • oscia/osta: ostia, espressione di meraviglia. es: oscia che roba!

P:

  • paciàrra (da paciàra): paciugo, melma
  • paciugone (da paciugòun): pasticcione
  • pandarsòli (da pandarsùl): prezzemolo
  • paròlo (da parol): paiolo
  • parpadèlle (da parpadèli): pappardelle
  • pastìna (da patèina): pasticca
  • pavaiòtta (da pavaiòta): moschino
  • parsiùtto (da parsot): prosciutto
  • patàcca (da patàca): coglione, sfigato, sciocco, sprovveduto
  • patìto (da patei): persona magra. es: come sei patito, ma di danno da mangiare?
  • pese (da pès): pesce
  • piazzettìna (da piaztèina): Pieve Sistina
  • pidariòlo (da pidariol): imbuto
  • pigra: pecora
  • pinazzi (da pinèz): piedacci
  • pipilocca: imbranato
  • pirucca (da pirocca): trottola
  • pisarèlli (da psarel): piselli
  • piscolla (da piscòlla): pozzanghera
  • pistòlo (da pistol): oggetto generico a forma di pistoncino, pulsalnte, manopola
  • pivironi (da piviroun): peperoni
  • pizulnìno (da pizulnein): pezzettino
  • pizzone (da pizòun): piccione
  • platò: cassetta per la frutta
  • plita (da plita): sbronza
  • plìto (da pleit): tacchino
  • polentone (da pulentòun): persona particolarmente lenta
  • porbia (da porbia): polvere
  • pomidòre (da pimidori): pomodori
  • porbione (da purbiòun): polverone
  • poveràzze (da puràzi): vongole
  • prete (da prit): scaldaletto a carbonella
  • pugnette (da pugnètti): masturbazioni, seghe
  • pursìa: qualunque, a caso. es: quali vuole? me ne dia un po’ pursia.
  • pressia/prissia: fretta

Q:

  • quaglionàre (da quaiunè): prendere in giro
  • quaglione (da quaiòun): uomo semplice, facile da prendere in giro

R:

  • rabalziere (da rabalzìr): ladro, impostore
  • radanare (da radanè): mettere in ordine, sistemare
  • radghe (da radghi): radici
  • ràgano (da règan): ramarro
  • ragnàre (da ragnè): (1) spilorciare, (2) litigare
  • ranzgo (da ranzg): (1) spilorcio, (2) andato a male
  • razzàre (da razè): rovistare
  • riccia (da rezza): spago
  • ridursi (da ardous): ritornare. es: non ridurti a casa troppo tardi.
  • rimmolo (da remmal): crusca
  • robàra (da rubèra): cosa di scarsa qualità o valore
  • ruggiàre (da rugì): (1) piangere, (2) urlare
  • rugolare (da ruglè): arrotolare
  • rusghìno (da rusghein): raucedine

S:

  • sabbione (da sabiòun): sabbia
  • sagattàre (da sagatè): rovinare, distruggere
  • saibàdgo (da saibàdg): selvatico, abominevole
  • salabràto (da salabrè): troppo salato
  • saràcchio (da saràc): sputo
  • saraghìna (da saragheina): sardina
  • savarnàta (da savarnèda): forte botta, colpo
  • sbambocciata (da sbambuzèda): subire una sconfitta pesante, essere ripreso con durezza da altri. es: prendersi una sbambocciata
  • sbassare (da sbasè): abbassare. es. sbassa quella musica!
  • sbiavito (da sbiavei): sbiadito
  • sbimbolato (da sbimbulè): sballato
  • sbocchinare (da sbuchinè): manomettere/regolare qualcosa, cazzeggiare
  • sbombàre (da sbumbè): funzionare a meraviglia. es: l’amplificare sbomba di brutto.
  • sbracciolato (da sbrazulè): a maniche corte
  • sbrago (da sbrègh): divertimento. es: vieni che c’è da sbragarsi.
  • sbròzzo (da sbròz): moltissimo, un’esagerazione. es: ne ho comprati uno sbrozzo.
  • sbruvaldàre (da sbruvaldè): sbavare
  • sburone (da sburòun): (1) persona particolarmente in gamba, (2) sfigato, goffo
  • sbuzzo (da sboz): intelligenza, stimolo, creatività, talento, slancio, spontaneità
  • scadore (da scadòur): prurito
  • scaffa (da scàfa): lavello dove si lavano i piatti
  • scancellàre (da scanzlè): cancellare
  • scapellare (da scaplè): sbagliare
  • scapùzzo (da scapoz): (1) inciampo, (2) sbaglio. es: hai fatto goal per scapuzzo.
  • scapuzzàre (da scapuzè): inciampare
  • scarànna (da scaràna): sedia
  • scartòzzo (da scartòz): cartoccio. es: prendi il latte nello scartozzo.
  • scaviàte (da scavìdi): scapaccioni
  • scavicciato (da scavcè): spettinato
  • scavidàre (da scavdè): evitare
  • schiòppo (da s-ciòp): fucile
  • scùccio (da scoz): scontro (di solito inteso come scontro fra auto)
  • s-ciavìto/schiavìto (da s-ciavei): insipido
  • s-ciadùro (da s-ciadour): mattarello
  • s-ciàffole (da s-ciàfli): ciabatte
  • s-ciampetto (da s-ciampet): ramo per il camino/stufa. es: ti tiro uno sciampetto nella testa!
  • s-cìcco (da s-cech): all’asciutto. es: ho la macchina a scicco (senza benzina)
  • s-ciòccàre (da s-ciuchè): schioccare
  • scappellare (da scaplè): sbagliare, scazzare.
  • scola: pozzanghera
  • scriccàre (da scrichè): stringere
  • scriccòtto (da scricòt): schiacciamento
  • scurezza (da scurèzza): scoreggia
  • scurzone (da scurzòun): scoreggione
  • sfarfugliàre (da sfarfuiè): dire cose non comprensibili ad altri in momenti di ira, di alterazione, di confusione o di ubriachezza
  • sfiombàre (da sfiumbè): andare molto veloci
  • sforbìre (da sfurbei): pulire a fondo
  • sfrangolàre (da sfrangulè): fare le bricciole. es: non vedi che stai sfrangolando fuori dal piatto?
  • sfrombola (da sfrombla): fionda
  • sfrondolo (da sfrondal): strafalcione, storpiatura dell’italiano
  • sfrùffola (da sfroffla): cade il nevischio
  • sfrucciàre (da sfrucì): infilare un arnese qualunque in un buco per cercare qualcosa
  • sfrùccio (da sfroc): punteruolo
  • sgadora (da sgadòura): pugnettara
  • sgarnàre (da sgarnè): sgranellare
  • sgavagnàrsela (da gavagno: cesto): cavarsela, togliersi da un impiccio
  • sgombiato (da sgumbì): mal messo, vestito male, sparpagliato
  • sgombigliàre (da sgumbiè): scompigliare
  • sgombràre (da sgumbrè): prendere tutto, finire
  • sgrafagnàre (da sgrafagnè): graffiare
  • sgrafagno (da sgrafagn): graffio
  • sgrigna (da sgregna): crisi di riso
  • sgolmàto/sgulmàto (da sgulmè): ingordo
  • sguillàre (da sguilè): scivolare
  • slacquazzàto (da slaquazè): diluito, senza nerbo
  • slèppa (da slèpa): forte botta, colpo
  • slitto/slivdo (da slet): lucido di mente. es: non sei proprio slitto slitto.
  • slungagnone (da slungagnòun): persona molto alta.
  • smanàrsi (da smanès): svestirsi
  • smangagnato (da smangagnè): deforme, sbilenco
  • smasàre (da smasè): spostare rumorosamente
  • smataràta (da smatarèda): caduta in terra
  • smortàre (da smurtè): spegnere
  • smortòrio (da smurtori): cerimonia funebre, luogo poco vivace o privo di vita.
  • smulgare (da smulghè): inzuppare, intingere
  • sorgo (da sòrgh): topo
  • spagnàra (da spagnèra): erba medica
  • spanèlla (da spanèla): spanna. es: ci dai a spanèlle (dicasi di persona poco precisa).
  • spantaciato (da spantaciè): spettinato
  • sparguglioni (da sparguglioun): di cose, animali e persone sparsi ovunque
  • sparnazzàto (da sparnazè): disordinato, spettinato
  • spatàcco (da spatàch): divertimento
  • spataccàre (da spatachè): cazzeggiare
  • spatassàre (da spatasè): spintonare
  • spilicco (da splech): pezzettino
  • spistolare (da spistulè): armeggiare/regolare qualcosa
  • spoglia (da spoia): sfoglia
  • sporbiàre (da spurbiè): spolverare
  • spugnettàre (da spugnitè): armeggiare qualcosa senza combinare niente di buono. es: sei sempre dietro a spugnettare con quel bombardino.
  • stoglàrsi/stugolàrsi (da stuglès): stendersi
  • stortàre (da sturtè): piegare
  • strabigare (da strabighì): strascicare
  • strabìgo (da strabeigh): grande quantitativo, moltissimo
  • strabìgolo (da strabeigual): grande quantitativo, moltissimo
  • stràcco (da stràch): stanco
  • strambalàto (da strambalè): strampalato, fuori dal normale, in senso positivo
  • strolgàre (da strulghè): inventare, escogitare
  • stroppàre (da strupè): pulire con uno strofinaccio
  • stugiàre (da stugì): (1) studiare, (2) mungere
  • surgatàccio (da surgatàz): topaccio
  • susinone (da susinòun): grande e tontolone
  • svarione (da svariòun): giramento di testa
  • svettola (da svèttla): tozzone
  • svinàre (da svinè): andare fuori di testa

T:

  • tacone (da tacòun): rimasuglio di qualcosa (dal sugo al fango) ormai inamovibile
  • tandrone (da tandròun): carne tenera, sedere, qualcosa di morbido e tenero
  • tanimòdi: in ogni caso, comunque
  • tapparòtto (da taparòt): persona bassa.
  • tinco (da tenc): (1) rigido, (2) morto. es: è rimasto tinco come una razza.
  • tirombèlla (da tirumbèla): sfrenato. es: andavo giù a tirombella.
  • teggia (da tèggia): teglia
  • tognino (da tugnín): tedesco
  • tomàna (da tumèna): divano
  • tozza (da tòza): piccolo schiaffo sulla testa
  • tròccolo (da troccual): pezzo. es: lasciane un troccolo anche per me.
  • trucciàre (da trucì): (1) bere avidamente, (2) consumare benzina. es: questa macchina truccia parecchio.
  • tucciàre (da tucì): imbevere il pane nel sugo

U:

  • uccèllo (da usèl): organo genitale maschile

V:

  • vangiàzzo (da vangiàz): ventaccio
  • vaiona (da vaiòun): campagna, campi
  • vengìno (da vangein): velticello fresco
  • vidròcchia (da vdròcia): biglia di vedro
  • voipa (da voipa): volpe

Z:

  • zabbàglio (da zabài): abbaglio
  • zàccualo (da zàcual): anatra
  • zambottino (da zambutin): es: “ci propri un zambutin!”
  • zampigàre (da zampighì): camminare rumorosamente
  • zanchetto (da zanchètt): pesce dell’adriatico
  • zandarnèllo (da zandarnèl): cetriolo
  • zanzàla (da zanzèla): zanzara
  • zanzigàre (da zanzighì): tartagliare
  • zeppa (da zèppa): forte botta, colpo
  • zetti (da zet): rami
  • zinalone (da zinalòun): grembiule
  • zìngano (da zengan): zingaro
  • zippotto (da zipót): piccolo schiaffo, pugno, es: “ti dò un zippotto nei denti!”
  • ziriótto (da ziriót): cervese, di cervia
  • znìno (da znein): piccolino
  • zòcco (da zòch): pezzo grosso di legno per il camino/stufa
  • zolla (da zòlla): cipolla
  • zonzerìe (da zunzerì): sporcherie
  • zonzità (da zunzità): sporcizia
  • zonzolone (da zunzlòun): sporcaccione
  • zrìse (da zreisi): ciliegie
  • zrìso (da zrìs): ciliegio
  • zunta (da zounta): aggiunta
  • zunzìzza (da zunzezza): salsiccia
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Friday, January 23rd, 2009

Forza regime!

vulpio01.jpgQuello che segue è un estratto della lettera che il pubblico ministero di Salerno Gabriella Nuzzi, trasferita dal Ministro Alfano per aver fatto il proprio dovere, ha inviato al presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati:

Signor Presidente, Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati. Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso. Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato. [...]“. (leggi tutta la lettera).

Questo è solo l’ultimo capitolo della vicenda De Magistris. Per chi l’ha seguita fin dall’inizio, a partire dalla sottrazione delle indagini e trasferimento ad altra sede del pm De Magistris, fino a questa drammatica lettera di dimissioni, verrebbe da chiedersi se in Italia esiste ancora una democrazia, o qualcosa di simile. Domanda inutile.

A parte i soliti quattro giornalisti e politici in via di estinzione o di trasferimento, chi si è preso la briga di dire la verità a proposito di questa torbida vicenda? Nessuno. Ma la vera domanda da porsi è un’altra: cos’altro deve ancora succedere perché si prenda coscienza del fatto di essere precipitati in un regime coi fiocchi? Dov’è il presidente della Repubblica garante della Costituzione?

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Monday, January 19th, 2009

La seconda repubblica fondata sulla trattativa mafia-stato?

Filed under: Giovanni Falcone, Mafia, Paolo Borsellino, Video
Written by: mazapegul @ 11:43 pm

via_damelio.jpgIl punto interrogativo lo lascio alle procure. Per quanto mi riguarda l’ho tolto da pezzo.

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Friday, January 16th, 2009

Il problema di Annozero e il Popolo dei Trogloditi

Filed under: Annozero, Forza Italia, Informazione, Michele Santoro, Politica, Video
Written by: mazapegul @ 6:22 pm

annusanto.jpgGinfranco Fini: “Ad Annozero ieri si è superato il livello di decenza“.

Fabrizio Cicchitto, capogruppo dei deputati Pdl: “Quanto avvenuto è gravissimo perché ai telespettatori è stata data una informazione prodotta al di fuori dei più elementari principi deontologici del giornalismo. Sorprende constatare che al momento non ci sia ancora stato un atto di censura da parte dei vertici Rai“.
(fonte Repubblica.it)

Non entro nel merito della polemica scatenata dal diverbio Annunziata-Santoro, perché sarebbe del tutto fuorviante.

I problemi di Annozero sono sostanzialmente due: è una programma giornalistico troppo libero da guinzagli politici; ha un indice d’ascolto troppo alto. Due caratteristiche che prese singolarmente non sono necessariamente problematiche, ma prese insieme diventano il problema. Il partito azienda e la casta politica in generale, controllano e sfruttano la gigantesca macchina propagandistica/diffamatoria di cui dispongono per offrire costantemente al pubblico “verità” di regime. In questo contesto una trasmissione come Annozero si inserisce come una anomalia. Ecco quindi che si spiegano i soliti politici che sbottano i loro desideri di censura e manganello, non appena gli si presenta la minima occasione.

Il partito azienda è fondato sul monopolio ed il controllo dell’informazione, è perciò insofferente sia alla libera concorrenza che alla libera informazione. Non per niente si fanno chiamare “Popolo delle Libertà”, mica “Popolo dei Trogloditi”!

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Monday, January 5th, 2009

La resistibile ascesa del Cavaliere

dirtypigbutt.jpgC’era una volta una azienda agricola, e dentro l’azienda c’era un maiale che smerdava nel porcile. Poi un giorno il maiale riuscì ad uscire dal porcile, ed iniziò a smerdare nell’aia. “Non è possibile che un maiale smerdi nell’aia”, si lamentarono i braccianti dell’azienda, “bisogna riportarlo nel porcile!”. “Calma, ci parlo io” disse il contadino, responsabile dell’azienda. E lo lasciò fare.

Non pago di ciò, il maiale iniziò a smerdare anche sotto il portico. Alcuni dei braccianti continuarono a lamentarsi, ma con più veemenza. Gli altri iniziarono a farci l’abitudine. “Il maiale è patrimonio dell’azienda”, disse il contadino, “ci vuole il dialogo”.

Poi il maiale entrò in casa e smerdò sulle scale. I soliti erano sempre più insofferenti, gli altri si erano ormai abituati e convivevano con la merda. Il contadino lasciò fare anche questa volta.

Poi il maiale si sedette a tavola. Quelli che ormai si erano abituati agli escrementi, con riverenza, servirono il pranzo al maiale. Gli altri scapparono di casa e dichiararono guerra al maiale ed ai suoi servi. Il contadino lasciò fare pure questa volta, propose dialogo e serenità.

Poi il maiale, in preda al delirio di onnipotenza, prese i suoi servi e se li inculò, uno dopo l’altro. I servi si divertirono, ma il contadino questa volta alzò la testa e con indignazione accusò il maiale: “Ma come ti permetti?!”. E il maiale si inculò anche il contadino.

(photo by Squid!)

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Friday, January 2nd, 2009

Peace

Filed under: Franci, Peace
Written by: franci @ 10:18 pm

franci_eye.jpgPeace… is sugar cookie tea, is eating a banana split in a hot tub, is angels around your head and butterflies too. And all the lovely things that happen to you. like your mother.

Francesco, December 2008.

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Giacomo’s story

Filed under: Giacomo
Written by: giacomo @ 9:55 pm

yoda.jpgYoda was dying because he was very old, so he turned into a stick. He fell down and he bumped his head. Yoda is trying to attack me on my face because he wants to, by my police friend. Some storm troopers are going to be at Giacomo’s house, and they are going to bite me. And then they are going to be my friends. And Eva is in space.

Giacomo, 10-Jul-2008.

(photo by Myles Braithwaite)

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Pelata o testa bitumata?

Filed under: Silvio Berlusconi, Sondaggi
Written by: mazapegul @ 7:01 am

berlupatina.jpgI sondaggi danno a Berlusconi un consenso plebiscitario intorno al 70%. Hanno infatti chiesto ad un migliaio di persone se preferiscono il Cavaliere con la pelata o con testa bitumata. Più della metà non hanno risposto. Il 70% di quelli che hanno risposto hanno optato per la seconda. Da qui è stato valutato il consenso dell’Unto dal Signore.

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Thursday, January 1st, 2009

Bipartisan

messaggio_napolitano.jpgLa criminalità della classe dirigente è stata e rimane il primo problema del paese. Secondo una recente stima, mafia e corruzione gravano sulle tasche dei contribuenti per il 5% del prodotto interno lordo. Fiumi di denaro pubblico che foraggiano mafia e criminalità dei colletti bianchi. Con quali conseguenze? Sarebbe molto meglio se quei soldi finissero al macero.

I recenti scandali di corruzione in casa Partito Democratico cascano a pennello per il Cavaliere, che non perde certo l’occasione per incalzare sulla tanto sospirata riforma della Giustizia, cercando di raccogliere tanti più consensi possibili fra le fila del PD stesso (cosa che contribuirebbe anche alla distruzione definitiva del partito di Veltroni, meglio di così!).

In cosa consisterà la riforma della Giustizia dell’Unto del Signore è più che noto. L’intenzione è quella sottrarre alla magistratura il potere di avviare le indagini per riservarlo esclusivamente alle Forze di Polizia, la cui progressione in carriera, a differenza che per i magistrati, è sostanzialmente nelle mani di vertici governativi e, quindi, della politica. Ossia: subordinazione del potere giudiziario al potere politico. Per gli oligarchi della classe dirigente è giunta l’ora della soluzione finale, il regolamento dei conti: il potere non si tocca.

La crisi economica arriva come la manna dal cielo, la gente fatica ad arrivare a fine mese, cosa gli frega di queste menate sulla Giustizia? Men che meno del conflitto d’interessi. Peccato che le cose siano invece collegate.

In questo contesto si colloca il bel messaggio bipartisan di fine anno del Presidente. L’Italia ha bisogno di essere unita e serena. La classe dirigente più violenta e predatrice conosciuta in occidente – quella italiana – ha devastato un paese, ma il Presidente è accomodante, ci vuole il dialogo. Quelli che qualche volta si azzardavano a dire “no” – tipo Oscar Luigi Scalfaro – venivano sommersi di merda su base giornaliera dalla macchina diffamatoria del partito azienda. Napolitano non corre il rischio, tollera e firma tutto. Sulla stessa linea anche la cosidetta “opposizione”. È in questo modo che, pezzo dopo pezzo, si è finito per consegnare il paese nelle mani di criminali mafiosi.

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