Gli italiani vogliono la dittatura?
A proposito della puntata di Annozero del 23 aprile dal titolo “Il paese dei manganelli“, il messaggio che è emerso, o che si è voluto far emergere attraverso gli ultimi articoli e dichiarazioni di Indro Montanelli, è grosso modo il seguente: la maggioranza del popolo italiano ora reclama la dittatura, il manganello appunto. Una deriva populista che, in un periodo di crisi economica, trova un terreno particolarmente fertile.
Sono balle! Ogni volta che qualcuno intona un discorso con “gli italiani dicono/vogliono/fanno…“, si appresta solo a raccontare una sfilza di balle. Mettiamo che si facesse un sondaggio serio con domande chiare e sensate, tipo questa: “Saresti d’accordo a far guidare il paese da un dittatore (eletto dal popolo) con il potere di controllare il governo, la giustizia e l’informazione?“. Non saprei dire esattamente quanti risponderebbero “Sì”, ma cerchiamo di essere realisti, di sicuro almeno un 80% strabuzzerebbe gli occhi come se l’intervistatore fosse un marziano. Se il ducetto di Arcore si vende come l’incarnazione della libertà e della democrazia (non certo della dittatura) una ragione c’è.
Ma se il popolo non vuole la dittatura, perché allora il consenso del medesimo ducetto continua vergognosamente a salire? Peccato che la risposta sia talmente elementare e risaputa, da non essere più presa in considerazione né dall’opposizione politica né dall’informazione di massa (escludendo ovviamente le poche e sempre più circoscritte eccezioni). La riassumo nei seguenti punti:
- Ogni elettore decide con la propria testa in base a come si è informato.
- La stragrande maggioranza degli elettori si informa tramite le televisioni nazionali. Una percentuale assai inferiore si informa anche con i giornali e con internet. Pochissimi leggono libri.
- Le televisioni nazionali private sono monopolizzate da Mediaset, ovvero dal Premier.
- La televisione pubblica è monopolizzata dal governo, ovvero dal Premier.
- La Mondadori, una delle più grandi case editrici Italiane, appartiene al gruppo Fininvest, ovvero al Premier.
- La contro informazione viene innanzi tutto scoraggiata con una efficace politica intimidatoria, altrimenti vi sono due possibilità: (1) se ha la voce grossa viene prima delegittimata poi censurata; (2) se ha la voce debole la sola delegittimazione raggiunge generalmente lo scopo, senza dover ricorrere alla censura.
Il ducetto di Arcore nella concentrazione dei poteri ci sguazza, e se li può usare per difendere i propri interessi li usa. Dai cicli mestruali di Eluana Englaro, al terremoto in Abruzzo. Dalla censura alle voci libere colpevoli di avere un indice d’ascolto troppo alto, alle camionate di merda sui magistrati che fanno il proprio dovere. Tutto fa brodo per manipolare/censurare le notizie, strumentalizzare lo strumentalizzabile, e ingannare sistematicamente il malcapitato elettore/telespettatore.
La mia è sicuramente una semplificazione, ma i parametri essenziali del problema rimangono quelli sopra elencati. Tutto il resto non può che influire in minima parte sul risultato finale, e contribuisce solo a confondere le idee.
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