Lo sporco lavoro di Fetorio Veltri
Che lavoro umiliante quello di Fetorio Veltri. Però non è un lavoro difficile. Cosa ci vuole a sputtanare falsi moralisti pseudo-berlusconiani come Boffo? Oppure uno come Fini che talvolta alza cresta ma poi è sempre tornato all’ovile piegato a 90 gradi? Questa è la missione di Fetorio, il noto squadrista al soldo dall’Unto dal Signore: sommergere di merda i servi che fanno i capricci, colpirne un paio per educarne cento.
Il direttore dell’house organ berlusconiano, che è anche ambizioso, non risparmia bordate di merda nemmeno a quel poco di opposizione politica e di stampa indipendente rimasta libera dall’influenza del Cavaliere. Bordate che tuttavia non rivelano molto acume. Gli attacchi del Fetorio a Di Pietro, La Repubblica, L’Unità o Il Fatto Quotidiano (il nuovo giornale di Padellaro, che fra l’altro non è ancora uscito), alla fine si rivelano come benedizioni per i destinatari. Fetorio fatti furbo, elargisci sinceri complimenti a Il Fatto Quotidiano, e vedrai che verranno annullati abbonamenti in massa!
Un po’ come succede con il Cavaliere stesso, se c’era ancora qualcuno che non era convinto della fondatezza delle indagini in corso sulla trattativa Mafia-Stato, trattativa che diede il battesimo alla Seconda Repubblica, arrivano puntuali gli attacchi del Cavaliere alla Magistratura a chiarire le idee.
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Io temo, e spero di sbagliarmi, che solo gli addetti ai lavori (giornalisti, sociologi, semiologi, storici) capiscano al volo lo sporco lavoro di un falso e indegno pubblicista come Vittorio Feltri. Diversamente come potrebbe svolgerlo impunemente? Come potrebbe presentarsi, lui o Sallusti, nei salotti televisivi “pubblici”? Andare in televisione per fare il gioco delle tre carte significa esercitare un proprio diritto professionale e costituzionale? Truffare e imbrogliare i lettori o i telepettatori è un diritto? L’opinione di Feltri vale quanto quella di Padellaro o di Travaglio? A giudicare dalla loro presenza sul mercato mediatico parrebbe di sì. Ma i lettori e i telespettatori possono scegliere a chi credere e a chi non credere. Certo, ma se “nessuno” credesse a Feltri e a Sallusti, la loro carriera, come quella di Lippi e di Cannavaro sarebbe bella e finita. Invece hanno un pubblico di affezionati, e vengono tranquillamente citati nelle rassegne stampa radiofoniche o televisive. Questa si chiama libertà d’opinione o di truffa? Non so, ditemelo voi. Uno saluto sconsolato.
Comment by: Fulvio Sguerso — June 25, 2010 @ 2:09 pm | permalink