Le scemenze di Grillo sulla cittadinanza ai figli degli immigrati
Cinque anni fa il governo Governo Prodi II aveva presentato il disegno di legge sui DICO (DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi). Subito si levarono alti e sprezzanti gli strilli degli pseudo Cattolici uniti ai furbetti di stampo berlusconiano: “con tutti i problemi che ci sono il governo pensa ai gay!”.
Recentemente il comitato promotore de “L’Italia sono anch’io” ha proposto una riforma del diritto di cittadinanza che preveda che anche i bambini nati in Italia da genitori stranieri regolari possano essere cittadini italiani. Questa volta è nientemeno che Grillo ad intervenire:
La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della “liberalizzazione” delle nascite.
Dunque, secondo l’arguto Grillo, è come dire che la legge sul furto non serve a niente, o meglio serve a generare tifosi: da una parte i ladri, dall’altra i derubati.
Possibile che quando qualcuno propone leggi sacrosante e civilmente evolute, deve puntualmente saltar fuori lo sfigato di turno a dire scemenze?


