Cari compagni, per il nostro bene, sotterratevi
Cito dal blog The Front Page:
“Care compagne e cari compagni, per carità, per il nostro bene, fermatevi.
Il nostro avvenire, la libertà, i nostri diritti e quelli delle persone colpite dalla crisi e dall’ingiustizia sociale, non possono essere affidati alla legge e alla violenza dello Stato. Ai tribunali. Alla repressione. In passato ci è capitato, qualche volta, di pensarlo. Poi abbiamo capito che sbagliavamo.” (il resto è anche meglio: Cari compagni, per il nostro bene, fermatevi)
Me lo sentivo. Non appena s’intravede un caimano semi morente boccheggiare in superficie, ecco spuntare questa non meglio precisata “intellighenzia (che parola odiosa) di sinistra” che corre in suo soccorso. La magistratura che applica la legge senza guardare in faccia al potere diventa improvvisamente “violenza dello Stato”. Già, questi “compagni” parlano proprio così.
È la solita storia, s’inteneriscono, si prendono cura del nano e lo rimettono in piedi. Basta guardare l’immagine che hanno scelto a supporto dell’esilarante articolessa che la affianca: un nano solo e malinconico, che guarda alla finestra, la luce, il futuro, la libertà. Dite la verità, non vi fa tenerezza? Poi il caimano, molto più furbo di questi “compagni”, appena girato l’angolo si smarca e gli rovescia addosso tonnellate di sterco a mezzo stampa senza soluzione di continuità: “comunisti in cashmere ma che non hanno perso il vecchio vizio [...] che seminano terrore miseria e morte!”. Carica la “bomba atomica mediatica” personale (come la chiamava l’amico Craxi) e sparge merda a 360 gradi. Si mette nelle mani di Cosa Nostra. Corrompe, compra, calpesta, umilia, intimidisce, epura, sfigura, stupra, ciò che incontra nel suo percorso. Dalla Costituzione alle prostitute minorenni, e quello che ci sta in mezzo.
Ma il nano bitumato non l’ho mai odiato. Questi “compagni” invece si, con tutta l’anima.



