Dichiarazione di Claudio Petruccioli in riferimento alla puntata di Annozero andata in onda il 1 Maggio: ”Ieri sera Michele Santoro ha di nuovo messo il servizio pubblico radiotelevisivo a disposizione di Beppe Grillo; il quale ha rivolto insulti inconcepibili al Presidente della Repubblica, oltreché a una personalità universalmente stimata come il professor Umberto Veronesi [...] Una vergogna, farò in modo che non si ripeta” (Repubblica.it).
Non so se il “risveglio” del Petruccioli sia legato all’insediamento al governo del Popolo delle Libertà e dei fucili di Bossi. In ogni caso il presidente della Rai, invece di prendersela con Grillo, autore degli “insulti inconcepibili”, se la prende con Santoro che esercita il diritto di cronaca. Se Grillo ha veramente diffamato qualcuno lo si quereli, cosa c’entra il giornalista che ha esposto l’evento in questione al suo pubblico?
È come se Tizio mi dicesse: “Caio ti ha dato del cretino”, ed io come risposta arrivassi un pugno in un occhio a Tizio. “Ma perché picchi me??”, osservebbe allora Tizio. “Perché me l’hai detto senza prendere le dovute distanze”, gli rispondo. Questa è la logica sagace del presidente Rai.
È ovvio che le accuse di Petruccioli non stanno in piedi. Oltretutto 50.000 persone in piazza (o quelle che erano), più il 1.500.000 di firme raccolte in un solo giorno per il referendum, sono un evento pubblico tutt’altro che indifferente. Cosa ci sta a fare un servizio pubblico se non può occuparsi dei grandi eventi pubblici? In realtà la Rai se ne era già occupata, ma finchè lo ha fatto per minimizzare, o per gettare discredito sull’evento, ovviamente andava bene. Tanto vale a questo punto privatizzare i tre canali Rai (vendendoli magari al berlusca), così almeno smetteranno di romperci le palle col “servizio pubblico”.
In realtà, dietro a tutto questo, un logica esiste. Il messaggio intimidatorio è arrivato comunque, e vale per tutti. Colpirne uno per educarne cento (ogni riferimento è puramente casuale). Si inizia già a respirare quell’aria di regime che ha contraddistinto il passato quinquennio di berlusconiana memoria. E siamo appena all’inizio.