Ci risiamo, ecco che torna alla ribalta la famigerata legge Levi, meglio conosciuta come legge bavaglio-alla-rete. Uno sgorbio di legge che non stà ne’ in cielo ne’ in terra, destinata ad innescare, se dovesse passare, un macello colossale. Non si capisce se è stata concepita da incompetenti, o se l’intento è volutamente quello di creare caos e paura. Io penso un po’ tutti e due.
Quello che interessa alla casta politica conservatrice, è il controllo sull’informazione. Interessa perciò mettere il bavaglio alla libera informazione che gira in rete. Come? Molto semplice, dove vige il caos legale lo Stato può attaccarsi a qualsiasi cavillo pur di rompere le palle alle voci scomode. Basterà punirne uno per educarne cento. È la scuola delle Brigate Rosse, oggi più che mai in voga.
Per farla breve, la legge prevede una regolamentazione obbligatoria per tutti i blog, praticamente senza distinzioni. Una regolamentazione simile a quella dei prodotti editoriali. Le alternative saranno fondamentalmente due: ogni blog registrato sarà soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa; oppure si corre il rischio di una denuncia per il reato di “stampa clandestina”, due anni di carcere più sanzioni economiche.
Mi piacerebbe tuttavia sapere come, i signori che hanno partorito tale proposta di legge, pensano di farla rispettare. Un controllo a tappeto? Totalmente fuori da ogni logica. Un controllo casuale/mirato? Più probabile. Supponiamo allora questo ultimo caso, c’è una denuncia e la magistratura deve rintracciare il titolare del presunto blog abusivo. Cosa molto semplice se il blog si trovasse su un provider italiano, o il titolare paga regolarmente un domain privato. Ma dopo una legge del genere chi è così scemo da rivolgersi ancora ai provider italiani? Meglio infatti rivolgersi all’estero, magari sui provider che offrono spazio gratuitamente (in piena recessione bastonare le aziende italiane legate a Internet è proprio quello che ci vuole). Sarebbe interessante inoltre sapere se lo Stato Italiano sarà intenzionato a scomodare aziende estere per ottenere informazioni private sui loro clienti. In ogni caso i surfisti di Internet, si sa, lasciano la bava come le lumache. È infatti possibile localizzare chi esegue le connessioni tramite l’IP, che porta direttamente al titolare del contratto DSL. Così magari mettono in carcere un povero padre, il cui figlioletto blogga a macchinetta dalla mattina alla sera a sua insaputa! Ma non drammatizziamo, un blog scomodo lo si potrebbe semplicemente oscurare (tanto per farne uno nuovo bastano 10 minuti). Un’altra soluzione potrebbe essere quella di avviare azioni legali contro le grosse compagnie tipo WordPress o Google (Mediaset ha già dato il la, querelando YouTube), per intimarle a “filtrare” dalla rete italiana determinati materiali. Più o meno è quello che sta avvenendo in Cina per intenderci.
Questi “liberisti”, chi l’avrebbe mai detto che in realtà aspirano al comunismo (solo al suo aspetto tirannico naturalmente)?
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(photo by Seany2000)