Antonio Ingroia censurato dal CSM. Motivo? Si è dichiarato partigiano della Costituzione. Un po’ come censurare un addetto alle pulizie perché parla di detersivo.
Secondo i beoti de Il Giornale il pm Antonio Ingroia dovrebbe dimettersi perché difende la Costituzione in piazza. Di questo passo arriveranno a chiedere a Jenna Jameson di smettere di fare film porno perché tromba.
Alla guerra si può anche andare controvoglia. Non tutti vivono la vita come una lotta continua e non tutti hanno una sete perenne di scontro. Capita così che, agli assalti frontali di Roberto Saviano, Marina Berlusconi risponda più per dovere di chiarezza che per effettiva intenzione di alzare il livello della tensione.
C’è un omuncolo che si aggira nel palazzo, da circa 16 anni viene misteriosamente scambiato per statista. Qualche mese fa il nostro eroe ebbe la brillante idea di accusare Roberto Saviano di aver danneggiato l’immagine del paese col suo libro denuncia Gomorra. La figlia Marina, invece di difendere il libro di cui è editore e che ha assicurato discrete rendite alla Mandadori (nota casa editrice sgraffignata dall’omuncolo grazie alla corruzione giudiziaria), ha rivendicato il diritto del padre ad esprimere liberamente le proprie opinioni. Ovvero, come confondere la libertà con l’esercizio di potere (consiglio in proposito l’intervento di Alessandro Pace linkato qui sopra).
Passa un po’ di tempo, lo scrittore napoletano riceve una laurea honoris causa e la dedica alla Boccassini, Forno e Sangermano, tre pm insultati ed infangati a reti unificate, colpevoli di fare il proprio mestiere. La primogenita del Cavaliere se la prende a male e dichiara pubblicamente di provare “orrore” per quella dedica. Quelli indagano sul “grande statista”, come si permettono? Infatti se il padre commette reati la colpa è dei magistrati. E di Saviano naturalmente.
Questo è solo un piccolo assaggio dell’aberrante sistema “liberale” in cui sguazzano famiglia Berlusconi e cortigiani.
Ma cosa si legge nel Giornale di famiglia? Che la povera vittima Marina deve subire gli “assalti frontali di Roberto Saviano”, costretta così ad “andare in guerra controvoglia”. Certo che se arrivate a leggere quella roba che chiamano Il Giornale, i casi sono due:
Bersani si preoccupa tanto per “far capire le cose agli italiani”, ma sa benissimo quali sono i mezzi e i metodi per ottenere il consenso di massa. Sa altrettanto bene che se iniziasse a fare un’opposizione dura e diretta contro l’utilizzatore finale di quei mezzi, lo stesso che non passa giorno senza stracciare un pezzo di Costituzione, finirebbe nello stesso tritacarne dove sono finiti i vari magistrati incorruttibili, i Di Pietro, i Boffo, ed ora i Fini. Bersani sa dove stanno i nemici della Costituzione e i loro complici, alcuni dei quali si trovano proprio in casa sua (consiglio di spulciare nella faccenda scalate Antonveneta e Bnl-Unipol per capire di chi si tratta). Bersani sa, ma sulle questioni fondamentali continua rigorosamente a tacere. La finta opposizione del Pd, alla continua ricerca del dialogo, sempre attenti a non parlare di regime e di conflitto d’interessi, un risultato lo ottiene: legittima l’accozzaglia dei criminali insediati nel Governo e nelle istituzioni.
Stragi di stato. Trattativa mafia-stato. Scandalo protezione civile. Assalto alla Rai… Non si riesce a provare stupore di fronte a questi fatti, tutti peraltro già noti molto tempo prima dell’esplosione dei relativi scandali. Però m’incazzo. Ma non col Berlusca e relativa banda (li avete visti bene? In fondo la natura con loro non è stata generosa). M’incazzo col Partito Democratico. Penso agli accordi, alla bicamerale, alle legittimazioni, agli inciuci. Penso a tutte le volte che è stato chiesto di abbassare i toni e di evitare la demonizzazione. Penso alle prevaricazioni, agli abusi di potere, ed agli assalti alla costituzione avallati dal centrosinistra. Penso ai Dalemi, ai Violanti, ai Fassini, ai Napolitani. Penso a Veltroni che aveva smesso di parlare di conflitto d’interessi e aveva pure smesso di nominare il principale portatore dell’anomalia. E m’incazzo.
Più emergono le evidenze dell’oscenità del potere, più odio il Pd.
«Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici» (Martin Luther King Jr.)
Renato Brunetta: «Stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla». (Repubblica.it)
Brunetta, a differenza del giudice deandreano, conosce bene l’altezza di dio (quello di Arcore s’intende). In ogni caso il ministro ha ragione, bisogna cambiare il primo articolo della Costitutione Italiana (e gli altri in cascata). Suggerisco di partire con il seguente, molto più realistico:
«L’Italia è una Repubblica oligarchica, fondata sulla capacità della borghesia mafiosa e della massoneria occulta di influenzare, ricattare e ribaltare la classe dirigente del Paese. La sovranità appartiene illusoriamente al popolo, che in realtà la esercita nelle forme e nei limiti imposti dalla classe dirigente. L’umore collettivo della cittadinanza è tenuto sotto controllo dai mezzi di informazione di regime. In caso tali mezzi non si rivelino sufficienti, sono autorizzati metodi terrostici.»
Quelle che seguono sono le motivazioni con qui il Tar del Lazio esclude gli insegnanti di religione cattolica dagli scrutinii scolastici:
«Lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell´assoluta, inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto “noto”, non può conferire ad una determinata confessione una posizione “dominante” – e quindi una indiscriminata tutela ed un´evidentissima netta priorità – violando il pluralismo ideologico e religioso che caratterizza indefettibilmente ogni ordinamento democratico moderno». (da Il blog di Daniele Martinelli)
Siamo nel 2009 e ci sono ancora giudici che si permettono di attenersi alla Costituzione, in maniera scrupolosa per giunta! Possibile che dopo quindici anni di sistematici massacri e deturpazione dei principi costituzionali ancora non l’abbiano capita?
In Italia la Costituzione è diventato il libro rivoluzionario per eccellenza. Lo Stato è fuorilegge, almeno fino a quando quel libro non verrà definitivamente bruciato.