
Stalker (1995), ispirato all’omonimo capolavoro cinematografico di Andrei Tarkovsky, è una collaborazione fra Robert Rich (musicista Ambient) e Brian “Lustmord” Williams (musicista più orientato al genere Industrial/Dark/Ambient). L’album contiene una serie di paesaggi musicali scarni e minimali, tutti collegati tra loro, dove regnano atmosfere misteriose e sinistre. Sonorità da incubo post-industriale, alle volte persino agghiaccianti, riverberi sterminati, echi di voci lontanissime, sviluppi musicali lentissimi. I luoghi immaginari che vengono evocati sono dominati da una sensazione di desolazione e devastazione, dove la vita emerge solo come un eco remoto e frammentario. Un album di musica Ambient che, più che essere “discreta”, sembra risvegliare paure subconscie ancestrali. Una musica inquietante, ma che nello stesso tempo intriga.
Difficile non trovare, in questo capolavoro di musica Dark Ambient, riferimenti alla scuola cosmica tedesca, soprattutto ai primi Popol Vuh e Tangerine Dream (quelli più cupi naturalmente). Anche se rimane un lavoro fortemente personale.
Elemental Trigger
Il brano, introdotto bruscamente da un suono agghiacciante, è strutturato su una lenta e desolata sequenza armonica, investita ripetutamente da oscuri echi di rumori lontanissimi. Nel finale viene come inghiottito da una cascata di pioggia.
Synergistic Perceptions
Atmosfera ancora più scarna ed ambientale. Suoni di goccie d’acqua. Voci sintetiche ascendenti si alternano a cupe sonorità gravi, in un lento crescendo. Nella seconda parte emergono ripetutamente inquietanti echi di lamenti ancestrali, poi interrotti da rumori di tuoni remoti.
Hidden Refuge
In questo brano vengono attraversati vari paesaggi musicali. La prima parte è particolarmente ossessiva, con vari ronzii di insetti ed animali notturni a fare da base ad un teso tema melodico. Nella seconda parte il paesaggio si fa più cupo, con profondi fischi di vento, goccie e cascate d’acqua, richiami di animali, spezzoni di voci umane incomprensibili. La terza parte è invece più astratta, con vampate di rumore bianco e bassi che ricordano il cupo suono del faro.
Delusion Fields
Il brano è basato su un ritmo discontinuo dalla sonorità dissonante. Emergono in continuazione voci remote, tipo cantilene di antiche civiltà tribali, alle quali si aggiungono poi droni di voci gutturali. Nell’ultima parte un flauto intona melodie rarefatte e desolate.
Omnipresent Boundary
Pesaggio sonoro teso e misterioso. Sono alternate sonorità tenebrose, a sonorità stridenti e metalliche. In sottofondo continuano ad emergere oscuri echi di rumori e voci lontane. Nella seconda parte si trasforma in un lungo drone cosmico in lenta metamorfosi, la cui intensità aumenta progressivamente per poi spegnersi in un fischio di vento continuo.
Undulating Terrain
Dal fischio di vento emergono melodie primitive di flauto, le quali evocano luoghi sconfinati di morte e devastazione.
A Point of No Return
Il brano, di natura più astratta, è basato su un poliritmo rarefatto, sul quale vengono sviluppate linee melodiche atonali, in un intrigante intreccio di glissandi ascendenti e discendenti. L’atmosfera viene saltuariamente investita da scariche di rumore bianco. Alla fine rimane solo un rumore di passi che si allontanano sull’acqua.