October 4, 2007

Doldrums: Acupuncture

Filed under: Doldrums, Musica — mazapegul @ 12:01 am

acupuncture.jpg

Doldrums è un progetto formato nel 1994 negli USA. Il nucleo originale comprendeva: Justin Chearno (chitarra) e i fratelli Bill Kellum (chitarra, voce) e Matt Kellum (batteria). Il gruppo si è distinto per scelte musicali estremamente radicali, che unisce elementi di psichedelia, prog-rock, musica ambientale e soprattutto i Corrieri Cosmici tedeschi. Acupuncture (1997) è il loro secondo lavoro, un album rock sperimentale senza sconti ne concessioni, nella sua impenetrabile mistura di musica ipnotica e distorta, dissonante e rumorosa. Un album che porta il variegato universo rock un passo oltre.

Apre il disco il breve Xarpet, un monolito sonoro ambientale denso e dissonante, dalla cupezza cosmica.

On The Green inizia con una nenia ipnotica a meta strada fra i Gong più psichedelici ed i Corrieri Cosmici (Ash Ra Tempel). La seconda parte è una lunga improvvisazione strumentale psichedelica, con tinte prog-rock. L’improvvisazione è interrotta da un periodo ambientale dove trovano spazio rumori da incubo.

Mao’s Revelation In The Great Hall è introdotta da un fischio lancinante. Un pattern sincopato di batteria viene sovrastato da cupi suoni ambientali ciclici, spesso al limite del feedback. In seguito vengono sovrapposte altre sonorità, più dissonanti e stridenti. Nel finale la batteria abbandona gradualmente lasciando in solitudine un tetro soundscape.

Discussing The Belgians attacca con un massacrante solo di chitarra distorta, sopra un ossessivo ritmo in 5/4. Una atmosfera da danza sacrificale. Nella parte centrale il brano si fa sempre più rarefatto, lasciando spazio a rumori di macchine che passano. L’ultima parte è un brano sperimantale basato su continui bordoni di basso, costantemente al limite del feedback, e rumori metallici di vario tipo.

La lenta e ipnotica Late 70’s Blue Box, è il momento più “convenzionale” del disco. Un brano psichedelico semiacustico, costantemente accompagnato da bordoni di basso, anche in questo caso al limite del feedback. Un gracchiante suono basso, che sembra uscire dalle viscere della terra, emerge minaccioso. Segue un periodo strumentale che ricorda i Doors di The End, ma anche certi excursus psichedelici spagnoleggianti alla Quicksilver Messenger Service.

On The Pine, dalla monumentale durata di oltre mezz’ora, è il brano più sperimentale. Un ostinato di batteria fa da tappeto a bordoni continui di disorsioni chitarristiche e suoni stridenti. Un blocco ultrasonico apocalittico, che si dispiega per oltre 8 minuti. La parte centrale è un lungo momento ambientale, anarchico e rumoristico, senza continuità apparente. La terza parte è un brano strumentale che inizia con sonorità ambientali, accopagnato da liberi pattern di batteria, per poi proseguire con vari interventi strumentali ripetitivi e dissonanti.

Powered by WordPress