Ecco l’ultima genialata di Mauro Masi: bloccare la partecipazione di Fini e Bersani al programma “Vieni via con me” di Fazio e Saviano. Ovvia la ragione per cui se la sta facendo sotto, Fini è in ascesa ed è anche il rivale più pericoloso del suo padrone Cavaliere. Purtroppo per Masi, le sue goffe azioni censorie finiranno puntualmente per costringere la stampa ad occuparsi degli scontri conseguenti per giorni e giorni, regalando al programma nel mirino la miglior pubblicità possibile. Bisogna essere proprio dei zucconi per non capirlo. Oltretutto la presenza di quei due politici si preannunciava come il remake de “Il Grande Sonno”, ma a Masi è riuscita l’impresa di farla diventare l’evento della settimana.
Come censore vale meno di zero, ma come stratega involontario della promozione dei programmi Rai ha indubbiamente talento da vendere. Solidarietà a Masi.
Ci ho pensato, credo che faccia bene a non staccargli la spina. Certamente Fini ha contribuito non poco alla creazione e legittimazione dell’omuncolo in questione. Tuttavia, arrivati a questo punto, quello che dovrebbe dileguarsi con la coda fra gambe è il responsabile diretto del miserabile fallimento, e si chiama Silvio Berlusconi. Perciò Fini fa benissimo ad aspettare perché l’ometto è nelle sabbie mobili, più si agita più sprofonda da solo senza bisogno di alcuna spinta. Ma non aspettiamoci che questo possa risolvere tutti i problemi dell’Italia. Il sistema criminale-mafioso, che ha voluto e che manovra l’omuncolo, rimarrà in piedi e farà di tutto per accaparrarsi anche la terza repubblica.
Silvio Berlusconi il 30 settembre aveva detto al Senato che ”i giornali considerati più vicini a noi forse ci fanno più male che bene”. Il giorno successivo il direttore del Giornale Vittorio Feltri ha reagito dicendosi pronto ad abbandonare l’incarico: ”Sono stato chiamato al Giornale per ripianare i conti, ma se la mia presenza è d’impiccio me ne vado, senza polemiche”. (da blitzquotidiano.it)
Vogliono farci intendere che le vagonate di merda riversate negli ultimi mesi su Gianfranco Fini e relativa famiglia, non siano servite. Anzi, hanno fatto più “male che bene”, al Pdl s’intende. Quante cazzate ci tocca ascoltare. La verità e che l’accanimento mediatico ad opera del Ducetto ai danni di Fini è stato un successo sotto tutti i punti di vista. Pensare che l’unico scopo dell’operazione fosse quello di mettere Fini fuori gioco è da ingenui.
Questo tipo di operazioni dovrebbero essere inquadrate sotto l’ottica del terrorismo più insulso. Il solito metodo che conoscono anche i muri: colpirne uno per educarne cento. Sono servite delle vittime, ora chiunque si mettesse in testa di ostacolare le cricche che fanno riferimento al Ducetto di Arcore, sa a cosa andrà incontro. Siano essi colleghi di partito, alleati, oppositori, giudici, giornalisti o puttanelle qualunque, la cura rimarrà la medesima: vagonate di merda. Ma non bastava il massacro di Dino Boffo? No, perché Boffo era una preda fin troppo facile, bisognava testare la frusta anche su pellacce più dure. Montanelli diceva che temeva più i premi del Cavaliere, se fosse ancora vivo dovrebbe ricredersi visto che anche le punizioni non sono affatto male.
Ma c’è dell’altro. Il terrorismo unito al controllo sui media fa miracoli! Permette di pilotare il consenso elettorale, in maniera di gran lunga più efficace di un programma politico o di una bella faccia. Il terrorismo con le bombe è l’ultima spiaggia, ci sono metodi più sottili. Un esempio eloquente ci arriva dal governo in carica. Quando invitano ad abbassare toni vestendo i panni fasulli delle vittime, mentre allo stesso tempo si adoperano per esasperare la tensione nella popolazione, la quale è stata volutamente modellata, inquadrata e semplificata in bianco e nero. Berlusconiana ed anti-berlusconiana (Feltri docet). Con la differenza che il dissenso sui media viene sistematicamente insultato e la sua voce repressa. Lo scopo è evidente, in questo clima una deriva violenta degli oppositori non solo è probabile, è matematica. Per il regime berlusconiano una rivolta violenta sarebbe come la manna dal cielo. Il potere nella violenza ci ha sempre sguazzato, non cerca altro.
Fini, l’ultimo destinatario eccellente delle camionate di merda accuratamente selezionate e distribuite dalla premiata ditta Merdaset, è lo stesso che nel 2001 avvertì il popolo italiano che se avrebbero vinto le elezioni avrebbero fatto «piazza pulita in Rai». Vinsero le elezioni e con molta coerenza (altro che Pd!) fecero piazza pulita in Rai, silurando dirigenti, comici, giornalisti e conduttori, scomodi al regime. Fini, che ora denuncia il potere debordante ed il conflitto d’interessi del Ducetto di Arcore, dimostra di accorgersi del manganello solo quando arriva sulla sua zucca. Quando le zucche erano altrui, o quando il manganallo lo impugnava addirittura lui, andava tutto bene (vedi in proposito anche i fatti del G8 di Genova). A parte le prese di distanza da Benito Mussolini, non mi risulta che Fini abbia mai preso le distanze da se stesso.
Pensare oggi che Fini sia l’ultima spiaggia per la salvezza della Repubblica fa più ridere che piangere. Bene fa il Pd a tenersi alla larga dalla rissa nel Pdl (visto che se dovesse scendere in campo potrebbe venirgli ancora una volta la tentazione di salvare il Ducetto!).
Si è solo dimenticato di un piccolo particolare, tipo scusarsi col popolo italiano per aver dato il proprio importante contributo alla creazione del viscido mostriciattolo.
Così Fini parlò di legalità, poi si perse il conto delle prime pagine dedicategli dal Fetorio Veltri. Tanto amore finì per scatenare qualche polemica. Ecco alcuni estratti dell’editoriale del 14 agosto 2010 di Fetorio, per fortuna c’è ancora qualcuno che scrive editoriali di esemplare comicità:
Avete capito bene: [Napolitano] ce l’ha con noi e col nostro lavoro giornalistico …
Fa il caricatore ufficiale de il Gior-kalashnikov-nale del ducetto di Arcore e lo chiama “lavoro giornalistico”. LOL, che modesto! In fondo bisogna dargliene atto, il capo artigliere Fetorio è quello che si prende la briga di dare il “La” al plotone d’esecuzione mediatico, a reti unificate, delle libertà.
… di cui, invece, il Quirinale dovrebbe avere il massimo rispetto, in quanto la libertà di stampa e di pensiero è garantita dalla costituzione, della quale lui è vestale.
Giusto! In attesa della Costituzione personale del suo editorissimo, quella in vigore dice proprio così. Cito infatti dalla costituzione: “I giornalisti sono tenuti a covare nei cassetti le notizie scomode dei nemici del proprio editore, per farle uscire solo al momento opportuno. Raramente bisogna arrivare a pubblicarle, più spesso basta dare da intendere di averle per produrre ottimi risultati.”
È solo un’inchiesta condotta con autonomia e con scrupolo dal Giornale (Gior-kalashnikov-nale, ndr.) [...] se poi le conseguenze di quanto andiamo pubblicando sono gravi, come afferma Napolitano, la colpa non è nostra che raccontiamo i fatti ma di chi li ha commessi.
Anche qui è difficile dargli torto. Fetorio deve avere un’alta opinione dei suoi lettori. Secondo lui devono essere morbosamente interessati alle cucine color “bianco assoluto” comprate da Fini, coi suoi soldi fra l’altro. Del fatto che l’amico del suo editore, dopo aver fondato Forza Italia, si è beccato 7 anni in appello per mafia, non dovrebbe fregare niente a nessuno, non c’è perciò bisogno di chiarire alcunché. Dovrebbe fregare ancora meno del fatto che la trattativa mafia-stato, i rapporti con i boss mafiosi, la corruzione giudiziaria nel Lodo Mondadori, la corruzione dell’avvocato Mills, le tonnellate di escort (prima di finire candidate nel Pdl), hanno tutte avuto lo stesso utilizzatore finale.
A ben vedere, l’unico a ricavarne vantaggio da questa storia è senz’altro Gianfranco Fini, gli attacchi di Fetorio sono come una benedizione, una garanzia della sua integrità.
“Esprimo la più convinta solidarietà a Gianfranco Fini per gli attacchi personali che quest’oggi il Giornale gli ha mosso. La critica politica, anche più severa, non può trascendere in aggressioni ai familiari e su vicende che nulla hanno a che fare con la politica. Tali metodi, che assai spesso ho dovuto subire, vorrei mai vederli applicati”.
Prima manda gli sgherri col manganello, poi esprime solidarietà alla vittima. Non male, c’è già la fila dei fessi pronti a crederlo sincero. Vittorio Feltri ha una reputazione pluridecennale. Se un editore lo assume come direttore del giornale, è perché si aspetta che Feltri faccia il Feltri, o al limite di più (se lo paghi bene). Non mi sembra ci sia altro da aggiungere.
Vittorio Feltri:
“Berlusconi prende le distanze, io invece rimango fermo nell’idea che le notizie o sono vere o non sono vere. [...] E quella su Fini e la ‘suocera’ che prende un milione e rotti dalla Rai, ente pubblico, è vera. Il resto conta poco. Anzi, niente”.
I fatti sono fatti (a parte qualche manipolatina), il ragionamento non fa una piega. Solo una piccola puntualizzazione: Feltri ci dovrebbe spiegare come mai quando è ora di fare le pulci mira sempre quello che mette il bastone fra ruote al suo padrone, mentre quando si tratta del suo padrone o di certi suoi “amici” è cosi solerte ad occultare e smontare (che lavoraccio, ma lo pagano bene?). Certo che se dovesse trattare Schifani e Dell’Utri come Boffo e Fini… ma in tal caso non sarebbe il cortigiano che è.
La magistratura è “un baluardo della legalità”. Per Gianfranco Fini “la destra nel Pdl deve fare sentire la sua voce su alcune questioni importanti come la legalità e il rapporto Nord e Sud”. Quanto alla legalità, pur convenendo che vi sia nella magistratura una parte politicizzata, Fini ritiene che “i magistrati costituiscono un baluardo della legalità” [...] “I magistrati non sono un cancro”. Fini spiega che questo non toglie che “in alcuni settori siano politicizzati”. (fonte Rainews24.it)
Non bastavano i berluscones col mantra della “magistratura politicizzata”, anche il dissidente Fini ce lo deve ripetere. Chissà se si riferisce alla pluridecennale “persecuzione giudiziaria” che affligge l’Unto del Signore, oppure a certi soggetti delle procure di Roma e Catanzaro. Ma un magistrato può avere un pensiero politico? Fini allude a magistrati che antepongono l’interesse politico alla giustizia, oppure intende dire che un magistrato con idee politiche è per forza prevenuto? Forse se l’indagato è un politico dovrebbe occuparsene un magistrato dello stesso partito? E per i preti solo magistrati del Vaticano?
Se Fini crede di ravvisare nella magistratura comportamenti anomali, dovrebbe essere così gentile da dirci almeno a chi e a cosa si riferisce, onde evitare di lasciarci questi dubbi atroci. Altrimenti è meglio che lasci questi sermoni stantii alla testina bitumata.
Eccovi una simpatica collezione di pensieri di Fetorio Veltri, voce del più grande comitato elettorale esistente nell’universo.
Chissà chi sa chi sei:
«Non so quello che succederà tra Fini e Berlusconi nel corso di quest’anno, poichè nessuno sa cos’abbia in testa Fini e, forse, nemmeno lui.»
L’infiltrato comunista:
«Fini? Poveraccio capisco che lui si trovi in difficoltà, dato che probabilmente ha poche idee e confuse. E le prende a prestito dalla sinistra.»
Il piacere del deretano sulla cadrega:
«[Fini] Aderì al Pdl perchè aveva paura di contarsi, chiese un ruolo istituzionale e lo ottenne divenendo presidente della Camera con una bella poltrona, un grande appartamento, camerieri, servitori: capite, per uno che non ha mai lavorato avere tutto quel po’ po’ di roba. Poi, una volta abituato agli agi si è accorto di non avere più un partito in cui comandare, perchè in quello nel quale era confluito uno che comandava c’era e c’è già: Silvio Berlusconi [Dio, n.d.r.].»
Faccia da politico!:
«Il mio pensiero non è il pensiero del PdL: io non faccio politica, la faccia piuttosto Cicchitto che mi sembra pure abbia la faccia giusta per farla.»
La donna non accertata:
«Adesso hanno candidato una amica di Fini, Renata Polverini. Tutti i giornali di sinistra la appoggiano, ha un tale di nome Claudio Velardi, amico di D’Alema che gli fa la campagna elettorale, non si capisce più niente. Praticamente, in questo modo se prima nel Pdl c’era un’ala destra, ora c’è un’ala sinistra . Su di lei ho avuto anche una polemica con Daniela Santanchè: lei dice che è una donna e va incoraggiata. Io non mi ero accorto che fosse una donna, per questo non sono stato Cavaliere.»
Nostalgia lassativa. In risposta alla boccetta di valium regalatagli a Natale da Fini, Fetorio risponde con una cassa di buon vino e la seguente dedica:
«Ecco una cassa di prestigioso vino italiano dal sapore più gradevole del valium, e dell’olio di ricino di cui e’ stato grande estimatore»
Se non fosse così sovrumanamente menzognero, gran servo e scherano dell’Unto del Signore, Fetorio potrebbe anche essere simpatico. Ma per Fini non mi dispiace nemmeno un po’. Non è che uno può passare 15 anni a fare il berlusconian gioioso in poltrona (e non entro nel merito degli anni precedenti), per poi riscoprirsi improvvisamente come il supremo alfiere della democrazia.
Palermo 30 marzo 2009, Gianfranco Fini parla agli studenti: “La mafia è una dittatura, può togliere la vita, la libertà, e può cancellare la dignità delle persone e dei popoli. Come si fa contro le dittature, bisogna ribellarsi contro la mafia [...] Se non vogliamo che ci siano legami con la mafia, chi rappresenta il popolo, la politica, deve garantire trasparenza e la forza dell’esempio e del comportamento” (fonte Repuppblica.it)
Una tempistica proverbiale! Fini ha aspettato di confluire nel partito di Marcello dell’Utri, e degli eroi alla Vittorio Mangano, prima di pronunciare queste belle parole. Che uomo!