D’Avanzo piscia fuori dal vaso
A proposito della polemica D’Avanzo-Travaglio. Al di la di tutti gli inutili dettagli che sono emersi dal battibecco, mi voglio soffermare sul punto più importante della questione: da un lato Travaglio denuncia in televisione il fatto che nessuno si è preso la briga di informare il pubblico televisivo che il neo presidente del Senato in passato è stato socio con persone in seguito condannate per mafia (fra cui un boss); dall’altro D’Avanzo, forse sentendosi implicitamente attaccato nell’orgoglio di giornalista, accusa Travaglio di raccontare fatti “sdrucciolevoli” per “persuadere un ascoltatore innocente che il presidente del Senato sia in odore di mafia”. Scrive D’Avanzo:
«Le lontane “amicizie pericolose” di Schifani furono raccontate per la prima volta, e ripetutamente, da Repubblica nel 2002 (da Enrico Bellavia). In quell’anno furono riprese dall’Espresso (da Franco Giustolisi e Marco Lillo). Nel 2004 le si potevano leggere in Voglia di mafia (di Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo, Carocci). Tre anni dopo in I complici (di Lirio Abbate e Peter Gomez, Fazi). Se dei legami dubbi di Schifani non si è più parlato non è per ottusità, opportunismo o codardia né, come dice spensieratamente Travaglio a un sempre sorridente Fabio Fazio, perché l’agenda delle notizie è dettata dalla politica ai giornali (a tutti i giornali?).
Non se n’è più parlato perché un lavoro di ricerca indipendente non ha offerto alcun – ulteriore e decisivo – elemento di verità. Siamo fermi al punto di partenza. Quasi trent’anni fa Schifani è stato in società con un tipo che, nel 1994, fonda un circolo di Forza Italia a Villabate e, quattro anni dopo, viene processato come mafioso.» (fonte Repubblica.it)
Stando ai fatti ed alle dichiarazioni documentate nel libro “I Complici“, credo che avere il sospetto che il Presidente del Senato possa essere ricattabile da un boss in carcere, sia più che legittimo. Stiamo parliamo di un personaggio che successivamente alle “amicizie pericolose” ha fatto la sua bella carriera. Recentemente è stato paracadutato nella seconda carica dello Stato ma continua ad infischiarsene di fare chiarezza sul suo brillante passato. Siamo di fronte ad un potenziale pericolo pubblico ma secondo D’Avanzo è bene evitare di parlarne visto che nel frattempo non sono emersi nuovi “elementi di verità”. Peccato che il neo presidente in questione nel frattempo si occupa di roba pubblica, non di noccioline. E poi si sa, per risolvere i problemi è sufficiente smettere di parlarne, specie in televisione. Non per niente è lo stesso paese dove il conflitto di interessi del Cavaliere non viene risolto da 15 anni, dunque non esiste più.
D’Avanzo, stai proprio pisciando fuori dal vaso.
Segnalazioni:
Intervista a Lirio Abbate di Nello Trocchia
(photo by [ragnagne])


