Anche la mafia ha diritto di essere rappresentata!
Schifani apostrofa i contestatori: “Siete un esempio di antidemocrazia, perché volete impedire a due personalità politiche di parlare”. Ha detto “personalità politiche”?? LOL!
Il popolo del dissenso non ha una rappresentanza politica, e ancor meno spazio per quanto riguarda l’informazione. Se ci sono tre programmi televisivi in croce che fanno informazione relativamente libera, il governo li silura in quanto non allineati al pensiero unico. Se il programma è in Rai, governo e concorrenza concidono magicamente. Il Pd, teoricamente il maggiore partito di opposizione, è inefficace, quando non è complice. La gente informata a cui sta ancora a cuore il futuro del proprio paese non ha altre alternative che protestare nelle piazze e in faccia agli interessati. Tale dissenso è perciò destinato a montare a dismisura.
Il Fatto Quotidiano pone la seguente domanda: Protestare contro Dell’Utri è liberale o no? La domanda è posta male perché il problema sta a monte. Ovvero: quanto è liberale e democratico il fatto che una cospicua parte della popolazione non abbia una rappresentanza degna e venga sbeffeggiata a reti unificate su base giornaliera?
Cito da Il Fatto Quotidiano di oggi 20 giugno 2010, a proposito dei 16 mila euro che Travaglio dovrà risarcire al presidente del Senato Schifani:
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Travaglio, secondo il giudice, non ha fatto nulla di male neanche a sostenere “l’indegnità di Schifani a ricoprire la seconda carica dello Stato per via delle sue passate e appurate frequentazioni (che sono un fatto)”.
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Il giudice non contesta “la parabola a precipizio della politica” ma ritiene “attacchi personali nei confronti dell’attore in quanto rivolte alla sua persona e non a fatti oggetto di interesse pubblico che sconfinano nella contumelia” le parole che seguono sulla muffa e il lombrico. Per il giudice “è evidente che i riferimenti alla muffa e al lombrico attengono esclusivamente all’uomo Schifani”.
[...]
I difensori di Schifani sono soddisfatti perché “i giudici hanno riscontrato la diffamazione” e confermano che “l’importo del risarcimento sarà devoluto interamente in beneficenza”
(La zona d’ombra di Schifani, di Marco Lillo)
Che in Italia non si possa chiamare stronzo un pezzo di merda era cosa nota (detto così in generale eh). Ma il giudice in questione non ha bene inteso che la muffa ed il lombrico non erano riferiti alla Sua persona (mia non è di sicuro!) del presidente del Senato, ma a quello che viene dopo. Questa è una condanna preventiva, almeno si aspetti di conoscere il successore!
Suggerisco di scovare i destinatari della beneficenza, per invitarli a prendere interamente il devoluto, fare un bel rotolino e rispedirlo alla Sua persona.
Siti Web all’estero. Non è sufficiente che il server di un sito sia all’estero per non dover sottostare alla legislazione italiana. Come indicato dalla direttiva europea sul Commercio elettronico, fa fede invece la residenza dell’editore (o del singolo) a cui è intestato lo spazio sul server e il nome di dominio (ovvero l’indirizzo Web).
Proprio questi giorni pensavo come mai nessuno parla più delle meravigliose avventure dello Schifani nazionale. I cittadini italiani dovrebbero sapere delle imprese eroiche del Presidente del Senato della Repubblica. Il bravo avvocato che difese dei poveri malcapitati dai feroci attacchi delle vecchiette mannare (al secolo signorine Pilliu). Poi si è detto che i malcapitati fossero collusi con Cosa Nostra. Ma non mi fate ridere, Cosa Nostra è solo sesta in classifica, praticamente non esiste. In ogni caso, lo Schifani ha fatto causa a Il Fatto Quotidiano per avere narrato delle suddette avventure, e ora si dovrà riparlarne. Ma quanto è furbo!?
Nota: questo è un pezzo satirico. Non vorrei che alle vecchiette venisse in mente di querelarmi!
La magistratura è “un baluardo della legalità”. Per Gianfranco Fini “la destra nel Pdl deve fare sentire la sua voce su alcune questioni importanti come la legalità e il rapporto Nord e Sud”. Quanto alla legalità, pur convenendo che vi sia nella magistratura una parte politicizzata, Fini ritiene che “i magistrati costituiscono un baluardo della legalità” [...] “I magistrati non sono un cancro”. Fini spiega che questo non toglie che “in alcuni settori siano politicizzati”. (fonte Rainews24.it)
Non bastavano i berluscones col mantra della “magistratura politicizzata”, anche il dissidente Fini ce lo deve ripetere. Chissà se si riferisce alla pluridecennale “persecuzione giudiziaria” che affligge l’Unto del Signore, oppure a certi soggetti delle procure di Roma e Catanzaro. Ma un magistrato può avere un pensiero politico? Fini allude a magistrati che antepongono l’interesse politico alla giustizia, oppure intende dire che un magistrato con idee politiche è per forza prevenuto? Forse se l’indagato è un politico dovrebbe occuparsene un magistrato dello stesso partito? E per i preti solo magistrati del Vaticano?
Se Fini crede di ravvisare nella magistratura comportamenti anomali, dovrebbe essere così gentile da dirci almeno a chi e a cosa si riferisce, onde evitare di lasciarci questi dubbi atroci. Altrimenti è meglio che lasci questi sermoni stantii alla testina bitumata.
“[...] Si può discutere di cosa è più importante che i bambini imparino a scuola. Prima italiano e poi matematica? E quante ore dedicare alla storia e quante alla geografia? E l’educazione fisica? E l’ora di religione? Non è facile dividere in maniera razionale ore d’insegnamento e risorse economiche. È prevedibile che le opinioni in proposito saranno diverse. Ma se il maestro di questi bambini è uno che li molesta abbiamo un problema prioritario; dobbiamo subito allontanarlo dalla scuola; poi potremo occuparci dell’ora di religione”. (Bruno Tini, da Il Fatto Quotidiano del 9 aprile 2010).
Napolitano ed i vertici del Partito Democratico, come è noto, la pensano diversamente, la “strategia” rimane quella del dialogo. Poi si chiedono perché continuano a perdere le elezioni contro una mummia bitumata. Sinceramente mi rifiuto di pensare che siano così cretini. Infatti secondo me sono veri e propri complici del “molestatore” in questione.
Apprendo con piacere su Il Fatto Quotidiano del desiderio di Luigi di Magistris di voler unire le forze politiche e i vari movimenti (Idv, Lista Vendola, Sinistra e Libertà, Popolo Viola, Movimento a 5 Stelle), sorti come reazione all’emergenza democratica ed alla deriva piduista berlusconiana.
Il giorno dopo, apprendo con dispiacere il delirante proclama di Beppe Grillo contro tutti, le 5 stelle sono mie e non si toccano nè menzionano! Come quei bambini viziati che vanno in paranoia non appena qualcuno gli tocca il giocattolo preferito. Forze positive sprecate in nome dell’egoismo del leader carismatico e un po’ pieno di se. Peccato.