Beppe Del Colle, editorialista di Famiglia Cristiana:
Il berlusconismo sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il “metodo Boffo” (chi dissente va distrutto) è fatto apposta. (da Famiglia Cristiana del 25 agosto 2010)
Il Pdl reagisce parlando di “pornografia politica“, che suona un po’ come un velato suggerimento per il super direttore del Giornale della famiglia Ducettis de Arcores. Il mitico Fetorio Veltri! È pronto il “trattamento Boffo” anche per Don Sciortino (direttore di Famiglia Cristiana)? Staremo a vedere. Intanto sembra che qualcuno gli abbia sguinzagliato dietro decine di ragazzini pronti a tutto. Chi a sbolognargli di nascosto il giornaletto porno nella borsa. Altri, più audaci, pronti a calare i calzoncini nelle sue vicinanze, dove un apposito fotografo potrà immortalare lo spettacolo. Insomma, materiale feltriano di prima qualità, valido per riempire un mesetto di prime pagine.
Così Fini parlò di legalità, poi si perse il conto delle prime pagine dedicategli dal Fetorio Veltri. Tanto amore finì per scatenare qualche polemica. Ecco alcuni estratti dell’editoriale del 14 agosto 2010 di Fetorio, per fortuna c’è ancora qualcuno che scrive editoriali di esemplare comicità:
Avete capito bene: [Napolitano] ce l’ha con noi e col nostro lavoro giornalistico …
Fa il caricatore ufficiale de il Gior-kalashnikov-nale del ducetto di Arcore e lo chiama “lavoro giornalistico”. LOL, che modesto! In fondo bisogna dargliene atto, il capo artigliere Fetorio è quello che si prende la briga di dare il “La” al plotone d’esecuzione mediatico, a reti unificate, delle libertà.
… di cui, invece, il Quirinale dovrebbe avere il massimo rispetto, in quanto la libertà di stampa e di pensiero è garantita dalla costituzione, della quale lui è vestale.
Giusto! In attesa della Costituzione personale del suo editorissimo, quella in vigore dice proprio così. Cito infatti dalla costituzione: “I giornalisti sono tenuti a covare nei cassetti le notizie scomode dei nemici del proprio editore, per farle uscire solo al momento opportuno. Raramente bisogna arrivare a pubblicarle, più spesso basta dare da intendere di averle per produrre ottimi risultati.”
È solo un’inchiesta condotta con autonomia e con scrupolo dal Giornale (Gior-kalashnikov-nale, ndr.) [...] se poi le conseguenze di quanto andiamo pubblicando sono gravi, come afferma Napolitano, la colpa non è nostra che raccontiamo i fatti ma di chi li ha commessi.
Anche qui è difficile dargli torto. Fetorio deve avere un’alta opinione dei suoi lettori. Secondo lui devono essere morbosamente interessati alle cucine color “bianco assoluto” comprate da Fini, coi suoi soldi fra l’altro. Del fatto che l’amico del suo editore, dopo aver fondato Forza Italia, si è beccato 7 anni in appello per mafia, non dovrebbe fregare niente a nessuno, non c’è perciò bisogno di chiarire alcunché. Dovrebbe fregare ancora meno del fatto che la trattativa mafia-stato, i rapporti con i boss mafiosi, la corruzione giudiziaria nel Lodo Mondadori, la corruzione dell’avvocato Mills, le tonnellate di escort (prima di finire candidate nel Pdl), hanno tutte avuto lo stesso utilizzatore finale.
A ben vedere, l’unico a ricavarne vantaggio da questa storia è senz’altro Gianfranco Fini, gli attacchi di Fetorio sono come una benedizione, una garanzia della sua integrità.
Secondo la Costituzione, se il governo non ha più la maggioranza, la parola passa al capo dello stato, che potrebbe (dovrebbe) optare per un governo tecnico che porti il paese al voto con una nuova legge elettorale ed una legge sul conflitto d’interessi. Purtroppo per Cicchitto e compagnia, che invece vorrebbero le elezioni subito, la nuova costituzione berlusconiana non è ancora in vigore. Ovviamente il Popolo Dei Lacchè se la sta facendo sotto, non crederete mica che ad essi piaccia l’idea di andare al voto ad armi pari? O senza occupare militarmente i mass media? Fessi sì, ma non fino al punto da non sapere che contro le cerbottane si combatte meglio con i carri armati. Cicchitto promette di scendere in piazza. Benissimo, sarà per una giusta causa! Siamo tutti curiosi di vedere i rimasugli di questo popolo di “neuronless fans” (la vera grande creazione dell’Unto del Signore), pronto a combattere per il portafogli del Cavaliere e relativa banda di leccapiedi.
Pensare ad una soluzione politica per l’anomalia italiana è come pensare di convincere uno squalo alla dieta vegetariana, pregandolo in ginocchio. Il sistema criminale massonico-mafioso è arrivato ad un livello di infiltrazione tale, che bisogna essere parecchio ingenui per credere possibile una soluzione di tipo politico. Il metodo mafioso costantemente utilizzato da questa classe dirigente è sotto agli occhi di tutti da tempo immemore: le campagne intimidatorie e il manganello mediatico contro chiunque si permetta di disturbare il manovratore (dai Fini ai Boffo della situazione), facendo le pulci per le scoreggine e tralasciando naturalmente quelli che abitualmente la fanno fuori dal vaso; i dossier pronti per l’uso; le testate giornalistiche, pubbliche e private, interamente asservite al potere; i boss mafiosi omertosi lodati come eroi, mentre chiunque parli svelando il sistema viene isolato (eventualmente eliminato fisicamente); la scorta negata ai pentiti di mafia anche se giudicati attendibili da tre procure diverse.
Sbaglia chi pensa che il potere sia Berlusconi. Il potere è trasversale, e conta complici eccellenti sia fra le fila della cosiddetta “opposizione” che della magistratura. Senza risparmiare neppure gli ambienti ecclesiastici. La destra, la sinistra, Il berlusconismo, l’antiberlusconismo, il dipietrismo, la P3, non esistono. Sono invenzioni giornalistiche per fare titoli e confondere le idee. Il dato certo è l’esistenza di un sistema di potere ingordo, predatore e violento, che alimenta se stesso mortificando il resto della cittadinanza. Se poi aggiungiamo le leggi elettorali “porcata”, il dominio totalitario del sistema televisivo, i brogli e il voto di scambio, ci rendiamo conto che è sparito anche l’elettore. Andare al voto in questa situazione significherebbe regalare un suffragio elettorale alle cricche. Il ducetto di Arcore sta li finché è in grado di tutelare ed alimentare tale sistema criminale. Se non fosse più conveniente, il sistema lo tirerebbe giù in mezza giornata (cosa che potrebbe accadere prima di quel che si possa immaginare).
Se proprio non vogliamo una rivoluzione sanguinaria, l’unica via d’uscita possibile potrebbe essere quella giudiziaria. Un cancro è solo in grado di riprodurre se stesso, la cura è il bisturi. I criminali vanno assicurati alle patrie galere, anche se mi accontenterei che venissero cacciati dall’amministrazione pubblica. Questa è anche la ragione per cui la guerra più serrata il potere politico la sta combattendo contro la parte sana della magistratura, vale a dire contro la costituzione repubblicana. Se proprio lo si vuole chiamare giustizialismo, vorrà dire che sono fiero di essere un giustizialista.
La cosiddetta “nuova P2“, una organizzazione massonica criminale che è in grado di condizionare la vita politica e giudiziaria del paese, era già stata scoperchiata da Luigi De Magistris ed ampiamente documentata nel libro “Il caso Genchi” di Edoardo Montolli. Sia De Magistris che Genchi vennero infatti massacrati dallo “Stato”. Ora, con l’arresto del faccendiere Flavio Carboni, già coinvolto nel caso Calvi e nel crac del Banco Ambrosiano, la massoneria torna agli onori delle cronache.
Secondo il ducetto di Arcore, attorno al quale ruotano molti dei personaggi coinvolti nella “nuova P2″, la legge sulle intercettazioni è “sacrosanta” per “l’uso sereno del telefono”. È evidente che questa gente ha seminato talmente tanti crimini per telefono che ora si stanno cagando addosso. Hanno lasciato la loro bava sul percorso come le lumache. Con tutti i metodi che esistono per mandare messaggi criptati, questi parlano “serenamente” al telefono. Ma si può essere più idioti?
Che non si dica che il governo non è andato incontro ai terremotati aquilani. Vabbè, ci è andato col manganello, in pieno stile Partito dell’Amore. Medesimo stile, arrivano i soccorsi anche alla Camera, cazzotti in faccia all’Onorevole dell’Idv Franco Barbato. È evidente che se ci fosse un minimo di informazione in Italia, il Governo crollerebbe nel giro di 24 ore. Anzi, voi direte, se l’informazione non fosse militarmente occupata, queste farse di Governo non avrebbero mai avuto luogo.
Mentre il Pd gioisce per le dimissioni di Brancher, su cui gravava il sospetto di essere stato nominato ministro per sfuggire ai tribunali (devono ancora accorgersi di Cosentino e Dell’Utri, senza contare che il ducetto di Arcore lo sta facendo da oltre 15 anni), il peggior Governo della storia post democratica italiana è sull’orlo del collasso. Lasciamo perciò il Pd alle sue gioie, sperando che non si intrometta per salvare la rovinosa caduta del regime.
Ci saranno nuove elezioni, opportunamente sostenute da disinformazione a strascico e voto di scambio. I nostri posteri le chiameranno Elezioni Demomafiocratiche.
Dispiace per l’assoluzione del mitico Marciuri, una condanna gli avrebbe spianato la strada al palazzo. Anzi, al colle. E due ministeri ai fratelli Graviano non glieli avrebbe tolti nessuno. Non avrebbe neanche ostacolato l’Unto del Signore, che come è noto ambisce al Vaticano.
Insomma, secondo l’altrettanto mitico scodinzolino del Tg1, la sentenza di appello smonta l’accusa, il partito Forza Italia non è stato creato per intercessione della mafia. Ora viene persino il dubbio che siano la stessa cosa.
La Commissione centrale del Viminale, presieduta da Alfredo Mantovano (Pdl), rifiuta il programma di protezione per il pentito di mafia Gaspare Spatuzza, il collaboratore di giustizia che ha fatto i nomi di Dell’Utri e Berlusconi, nell’ambito delle inchieste sulle stragi di via D’Amelio e del ’93. Spatuzza, che in realtà ha confermato fatti in buona parte già noti, è stato giudicato attendibile da tre procure. Lungi da me il sospetto che questa sia una ritorsione di un politico contro un pentito, che ha fatto il nome del suo capo, a cui deve la brillante carriera politica. Ci mancherebbe. Mantovano applica la legge e guai a chi fiata! Non so a questo punto che fine farà lo Spatuzza, di certo in questo giro ha acquistato qualche punto ulteriore in credibilità.
(foto: bomba ai Georgofili, Firenze 1993, da Repubblica.it)
Ballilvio Menzorlusconi interviene telefonicamente al “pollaio” di Ballarò:
Volevo dire che il giornalista di Repubblica, Massimo Giannini, è… ha mentito spudoratamente: da parte mia non c’è mai stato un sostegno all’evasione fiscale.