Non è fango

Vista la caratura dell’editore e del direttore, le campagne diffamatorie de “Il Giornale” sono garanzie di integrità morale per i destinatari.


Vista la caratura dell’editore e del direttore, le campagne diffamatorie de “Il Giornale” sono garanzie di integrità morale per i destinatari.
Cito dal blog The Front Page:
“Care compagne e cari compagni, per carità, per il nostro bene, fermatevi.
Il nostro avvenire, la libertà, i nostri diritti e quelli delle persone colpite dalla crisi e dall’ingiustizia sociale, non possono essere affidati alla legge e alla violenza dello Stato. Ai tribunali. Alla repressione. In passato ci è capitato, qualche volta, di pensarlo. Poi abbiamo capito che sbagliavamo.” (il resto è anche meglio: Cari compagni, per il nostro bene, fermatevi)
Me lo sentivo. Non appena s’intravede un caimano semi morente boccheggiare in superficie, ecco spuntare questa non meglio precisata “intellighenzia (che parola odiosa) di sinistra” che corre in suo soccorso. La magistratura che applica la legge senza guardare in faccia al potere diventa improvvisamente “violenza dello Stato”. Già, questi “compagni” parlano proprio così.
È la solita storia, s’inteneriscono, si prendono cura del nano e lo rimettono in piedi. Basta guardare l’immagine che hanno scelto a supporto dell’esilarante articolessa che la affianca: un nano solo e malinconico, che guarda alla finestra, la luce, il futuro, la libertà. Dite la verità, non vi fa tenerezza? Poi il caimano, molto più furbo di questi “compagni”, appena girato l’angolo si smarca e gli rovescia addosso tonnellate di sterco a mezzo stampa senza soluzione di continuità: “comunisti in cashmere ma che non hanno perso il vecchio vizio [...] che seminano terrore miseria e morte!”. Carica la “bomba atomica mediatica” personale (come la chiamava l’amico Craxi) e sparge merda a 360 gradi. Si mette nelle mani di Cosa Nostra. Corrompe, compra, calpesta, umilia, intimidisce, epura, sfigura, stupra, ciò che incontra nel suo percorso. Dalla Costituzione alle prostitute minorenni, e quello che ci sta in mezzo.
Ma il nano bitumato non l’ho mai odiato. Questi “compagni” invece si, con tutta l’anima.
Altro che persecuzione, il Pool di Milano è fin troppo benevolo col premier. Potrebbero richiedere la carcerazione preventiva, visto che costui non solo continua ad inquinare le prove, ma infesta, insozza e corrompe a macchinetta.
CUSTODIA CAUTELARE
Detta anche carcerazione preventiva, indica la detenzione in carcere dell’imputato, disposta dal giudice con mandato di cattura, su richiesta del pubblico ministero, quando sussistano particolari esigenze. In primo luogo, a carico dell’imputato devono sussistere gravi indizi di colpevolezza. Inoltre, devono esistere esigenze relative alle indagini (per l’acquisizione e il non inquinamento delle prove), [...]
Quello che vedete non è il presidente vero, è una versione gonfiabile dotata di lettore mp3. Il file audio è lo stesso da dieci anni, andate perciò sul sicuro. Alcune indiscrezioni danno il cavaliere originale per disperso, altre addirittura per inesistente. In ogni caso si tratta di persecuzione giudiziaria contro un bambolotto gonfiabile, un “fatto di gravità inaudita che mina le fondamenta democratiche dello Stato”!
Sono questi i momenti in cui il leccaculo professionista deve dare il meglio di se. Il Cavalier viva-la-topa-fresca ora è anche indagato per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile (niente meno!). L’indicibile imbarazzo nazionale tocca un nuovo apice. Non si fanno attendere i leccaculi, difendono e santificano il padrone in spettacolari arrampicate sugli specchi con doppio salto mortale carpiato e avvitamento all’indietro. Anche perché gli devono la carriera, se gli crolla il capo rischiano l’evaporazione. E poi lo sanno tutti, il leccaculo lo si vede nel momento del bisogno. Qua sotto ho riportato una selezione del top dei leccaculi oggi sul mercato, un cocktail esplosivo di politici, giornalisti (si fa per dire) e un prelato (quello della bestemmia contestualizzata). Votate il più sopraffino:
Lodo Schifani, legge ex Cirielli, legge Pecorella, lodo Alfano, infine il legittimo impedimento. Per la quinta volta la Consulta ha sventato un attentato ad personam alla Costituzione, ad opera del solito omuncolo con testina bitumata, sovrastata da una ingenerosa peluria sintetica, spesso scambiato per premier. Cosa ci fa il nemico della Costituzione ancora impoltronato a Palazzo Chigi? Le pippe?
Top post ridicolo del 2010:
“Il berlusconismo e l’antiberlusconismo si alimentano della stessa identità, cioè di Berlusconi. E l’antiberlusconismo è fondamentale nel disegno berlusconiano. Perché solo una forte e preconcetta opposizione a Berlusconi è capace di generare un corpo elettorale abrrancato, anzi incollato a Silvio Berlusconi. Più è forte l’antiberlusconismo e più si rinforza Berlusconi. Più è carico di odio e più genera amore per Berlusconi. [...]” (dal blog di Luigi Crespi)
L’antiberlusconismo non esiste, è un’invenzione dei berluscones (che invece esistono eccome!) per non chiamarlo col vero nome: legalità e rispetto della costituzione. Secondo l’acuto ragionamento del signor Crespi, uno dovrebbe astenersi dal denunciare il regime per non essere tacciato per “antiberlusconiano”, ed aiutare di conseguenza Berlusconi. Se invece l’analisi dell’acuto Crespi fosse corretta significherebbe che Berlusconi è un gran fesso, visto che spende il suo tempo ad epurare, querelare e intimidire fior di “antiberlusconiani” che inconsapevolmente lo stanno aiutando.
Mah, mi sembra più il caso di esprimere solidarietà al povero Crespi.
Non so quali siano le ragioni vere o ufficiali che hanno portato le autorità brasiliane a non concedere l’estradizione di Cesare Battisti. In ogni caso sono d’accordo con Massimo Fini. L’Italia è il paese dove il premier, Silvio Berlusconi, insulta e delegittima i giudici un giorno si e l’altro pure. È il paese dove il premier, con la banda al seguito, accusa la magistratura di essere politicizzata e manovrata dai comunisti (anche se il codardo si è sempre guardato bene dallo sporgere denuncia). È anche il paese dove membri “autorevoli” dell’opposizione sognano di riformare la costituzione insieme all’omuncolo medesimo (vedi bicamerale di dalemiana memoria). E il Brasile dovrebbe fidarsi? Fanno bene a tenersi l’assassino, almeno fino a quando l’Italia non tornerà ad avere una parvenza di democrazia.
Berlusconi ha certamente vinto. Sarebbe assurdo negarlo e inutile disquisire con acrimonia, in questo momento, sul modo in cui ha sconfitto i suoi avversari.
Inizia così il notevole editoriale di tal Sergio Romano sul Corriere di ieri. Il fine giustifica la corruzione, prendiamone atto. Da non perdere il gran finale, dove il Romani auspica che ora Berlusconi, forte della sua vittoria, “rinunci ai lodi personali, alle polemiche contro la magistratura [...] e agli aspetti più discutibili della sua diplomazia personale”. Vette di comicità inaudita per una paese ufficialmente nella guerra civile.
A proposito della mancata sfiducia al Governo Berlusconi, la compravendita dei deputati, ecc. La cosa che mi sorprende di tutta questa vicenda è che la maggior parte dell’opposizione, leggi Pd, crede ancora di poter sconfiggere Berlusconi col consenso popolare. Dopo 16 anni segnati dalle mirabolanti imprese e avventure dell’Unto del Signore, bisogna essere davvero beoti per credere ancora a certe favole. Anche se, occorre dargliene atto, si tratta pur sempre di un passo avanti rispetto alla strategia del dialogo di dalemiana e veltroniana memoria. L’unico modo pratico e legale per toglierlo dalle palle è la via giudiziaria. Basterebbe infatti far funzionare per un po’ la giustizia, che non per niente è già in buona parte sottomessa al potere politico, per trasformare il Cavaliere dallo stato oleoso allo stato gassoso.
La domanda da porsi è la seguente: se il popolo ha scelto Barabba quando ancora non c’era Mediaset, oggi sceglierebbe anche un Al Capone? No, non c’è pericolo, ha già scelto di peggio. Qualsiasi persona non cerebrolesa, in queste condizioni, dovrebbe temere il voto popolare come la peste, destra o sinistra a prescindere. Che spettacolo però questi politici che pullulano in televisione invocando le elezioni e rinfacciandosi l’un con l’altro di avere paura del voto. La gara degli stupidi nella sua massima espressione.
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