“Questo paese non si può permettere di guardare dentro alla propria storia.” (Roberto Scarpinato)

“Questo paese non si può permettere di guardare dentro alla propria storia.” (Roberto Scarpinato)
Pecorella infanga Don Peppino Diana – sacerdote ucciso per il suo impegno contro i clan camorristi – e poi si scusa. Come se il Pecorella non avesse detto ciò che pensa. Per chi nutrisse dubbi sui gusti dell’avvocatello del berlusca, ricordo che fra i suoi clienti spicca il nome di Nunzio De Falco, condannato in Appello come mandante dell’omicidio del sacerdote. Il simpatico onorevole avvocato oggi è il presidente della commissione d’inchiesta sui rifiuti, uno dei più grossi business del clan dei Casalesi, ma guarda te a volte le coincidenze. Come se non bastasse, l’omuncolo ha coraggiosamente querelato per violazione della privacy (poverello) due persone che hanno osato porgli domande su tali questioni. Della serie: “Io so io, voi non siete un cazzo”.
È evidente che il Pecorella ha un livello di compatibilità con gli incarichi pubblici pari alla merda nei pantaloni. Le sue scuse sono ancora più offensive delle sue calunnie.
Una Commissione Parlamentare indagherà sulle stragi di mafia del ’92-’93 (magari presieduta da Dell’Utri). Il Copasir (dove opera la coppia Rutelli-Cicchitto) ha chiesto gli atti dell’omicidio Borsellino. Tutto d’un tratto al mondo politico gli è venuta una gran fretta.
Certo che permettere all’imputato principale – uomini delle istituzioni – di infiltrarsi e manomettere il suo processo è il modo migliore per fare giustizia. Mi si contesta che queste azioni sono previste dalla legge? Peccato che la legge non preveda anche che lo Stato intavoli trattative con organizzazioni criminali mafiose capaci di rapire ragazzini di 11 anni, torturarli per oltre un anno, strangolarli a mani nude, ed infine sciglierli nell’acido. Ci dev’essere un vuoto legislativo.
Video completo:
Intrecci tra mafia e politica – Il papello di Riina Parte 1 di 3
Intrecci tra mafia e politica – Il papello di Riina Parte 2 di 3
Intrecci tra mafia e politica – Il papello di Riina Parte 3 di 3
Dino Boffo, direttore di Avvenire, bolla come desolante lo scandalo Berlusconi-escort. Che strano, sono passati quindici anni di Italia berlusconiana, anni di sistematica devastazione morale e culturale. Quindici anni di attacchi contro la magistratura con la schiena dritta, e contro i principi fondamentali della costituzione. Dov’erano quelli di Avvenire? A demolire il governo Prodi per i terribili diritti delle coppie di fatto? A celebrare il Family Day con berluscones ed ex-fascisti? A gioire con il Papa per il nuovo clima fiducioso e costruttivo del terzo Governo Berlusconi?
Quattro puttanelle in casa del Cavaliere sono uno scandalo, quindici anni di Seconda Repubblica fondata sulla trattativa/fusione Mafia-Stato, e sul sangue di Falcone e Borsellino, non sono uno scandalo. A fare compagnia al ducetto di Arcore, nella sua desolazione, ci sono anche questi signori, finti cattolici, rappresentanti della Chiesa ufficiale.
Segnalazioni:
Mentre la nazione si trastulla con culetti e veline presidenziali, alla procura di Palermo viene revocata la password per accedere ai conti correnti dei boss mafiosi, perdendo così l’occasione per sequestrare miliardi a Cosa Nostra. (fonte: Black-out sui conti dei mafiosi, IlSole24Ore)
Segnalo questa interessante riflessione postata da Piero Ricca, a proposito del caso Roberto Saviano. Nell’articolo in questione, che consiglio di leggere per intero, Piero evidenzia il fatto che Saviano “racconta in modo incisivo il far west della mafia campana e il suo contesto. Ma qui si ferma. Non racconta le complicità della politica e della finanza, i nomi e i meccanismi del potere in doppiopetto. [...] Ma fermarsi al far west è un limite al racconto della verità e rischia di favorire, contrariamente alle intenzioni del giovane scrittore, una visione distorta del fenomeno, efficace nel portare consenso al sistema mediatico e politico dominante. L’esatto contrario di quel che ha fatto Roberto Scarpinato nel suo saggio intitolato Il ritorno del principe (Chiarelettere), che analizza la struttura criminale del potere italiano e, pur avendo venduto bene, non è diventato un fenomeno mediatico clamoroso.“.
Segue il mio commento:
Ho pensato anch’io a questa cosa e mi trovo d’accordo con l’analisi di Piero. C’è tuttavia una differenza sostanziale fra il racconto di Saviano e quello di Scarpinato: il primo è sostenibile, il secondo no. Non è solo un problema di informazione imbavagliata. Ci sono situazioni reali, raccontate con grande chiarezza ne “Il Ritorno del Principe”, che sono di difficile, se non impossibile, assimilazione per il grande pubblico. Faccio un esempio: la maggior parte delle persone rifiutano, anche a livello inconscio, di accettare che un pluri-presidente del consiglio (che si reca tutti i giorni in chiesa a pregare, amico di vescovi e cardinali, che gode di grande popolarità, rispettabile padre di famiglia, ecc.) possa essere stato complice di sanguinarie organizzazioni criminali, o addirittura mandante di omicidi eccellenti. Anche se il fatto fosse ampiamente accertato e i mass-media riportassero la verità, per la maggioranza delle persone verrebbe più “naturale” liquidare il tutto in questo modo: “non è possibile, non può essere vero”. Certe verità sono all’apparenza inverosimili, accettarle significherebbe mettere drasticamente in discussione la storia recente del proprio paese. Significherebbe anche mettere in discussione questioni su cui magari si è creduto per tutto il corso di una vita. Alla fine sono pochissime le persone dotate di un tale spirito di autocritica. È la stessa ragione per cui è così difficile liberarsi dei fantasmi del fascismo e del comunismo, o anche semplicemente dei concetti di destra e sinistra, che nella realtà odierna sono privati del loro senso originario.
In ogni caso rimane intatta la mia stima per Saviano. Ci sono casi in cui le cose puoi farle funzionare fino ad un certo punto, se provi a spingerle oltre è facile che smettano di funzionare del tutto.
Palermo 30 marzo 2009, Gianfranco Fini parla agli studenti: “La mafia è una dittatura, può togliere la vita, la libertà, e può cancellare la dignità delle persone e dei popoli. Come si fa contro le dittature, bisogna ribellarsi contro la mafia [...] Se non vogliamo che ci siano legami con la mafia, chi rappresenta il popolo, la politica, deve garantire trasparenza e la forza dell’esempio e del comportamento” (fonte Repuppblica.it)
Una tempistica proverbiale! Fini ha aspettato di confluire nel partito di Marcello dell’Utri, e degli eroi alla Vittorio Mangano, prima di pronunciare queste belle parole. Che uomo!
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Dopo aver letto un libro come “Il ritorno del principe” (edizioni Chiarelettere) viene da chiedersi come si faccia a nutrire ancora qualche speranza. Beh, una speranza è data anche dal fatto che persone come Roberto Scarpinato esistono.
Si tratta di un testo fondamentale. Mai un libro è stato così chiaro, limpido, autorevole e spietato, nell’analizzare la criminalità del potere come elemento centrale della storia d’Italia.
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Segnalazioni video:
Oggi mi è tornata in mente una frase di Frank Zappa: “Dicono che l’idrogeno è l’elemento più comune nell’universo. Balle, c’è molta più stupidità!“.
Una dimostrazione sono le nuove leggi razziali appena approvate dal Senato. È il Ddl “sicurezza” fortemente voluto dai soliti quattro leghisti xenofobi e culturalmente malmessi. È il prezzo che la Lega pretende per tenere in piedi questo strazio di governo. Verrano così consegnati centinaia di migliaia di immigrati direttamente al crimine organizzato, che offriranno certamente sbocchi più attraenti per il loro futuro. Ecco dov’è la sicurezza in Italia: la Mafia Spa. È li che bisognerebbe investire per avere successo.
(photo by rstrawser)
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