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Friday, July 31st, 2009

La casta politica si appresta a manomettere i processi di mafia

Filed under: Giancarlo Caselli, Mafia, Marcello Dell'Utri, Politica
Written by: mazapegul @ 10:53 pm

caselli_mafiaUna Commissione Parlamentare indagherà sulle stragi di mafia del ’92-’93 (magari presieduta da Dell’Utri). Il Copasir (dove opera la coppia Rutelli-Cicchitto) ha chiesto gli atti dell’omicidio Borsellino. Tutto d’un tratto al mondo politico gli è venuta una gran fretta.

Certo che permettere all’imputato principale – uomini delle istituzioni – di infiltrarsi e manomettere il suo processo è il modo migliore per fare giustizia. Mi si contesta che queste azioni sono previste dalla legge? Peccato che la legge non preveda anche che lo Stato intavoli trattative con organizzazioni criminali mafiose capaci di rapire ragazzini di 11 anni, torturarli per oltre un anno, strangolarli a mani nude, ed infine sciglierli nell’acido. Ci dev’essere un vuoto legislativo.

Video completo:

Intrecci tra mafia e politica – Il papello di Riina Parte 1 di 3
Intrecci tra mafia e politica – Il papello di Riina Parte 2 di 3
Intrecci tra mafia e politica – Il papello di Riina Parte 3 di 3

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Monday, March 30th, 2009

Fini, il coraggio di un uomo

Palermo 30 marzo 2009, Gianfranco Fini parla agli studenti: “La mafia è una dittatura, può togliere la vita, la libertà, e può cancellare la dignità delle persone e dei popoli. Come si fa contro le dittature, bisogna ribellarsi contro la mafia [...] Se non vogliamo che ci siano legami con la mafia, chi rappresenta il popolo, la politica, deve garantire trasparenza e la forza dell’esempio e del comportamento” (fonte Repuppblica.it)

Una tempistica proverbiale! Fini ha aspettato di confluire nel partito di Marcello dell’Utri, e degli eroi alla Vittorio Mangano, prima di pronunciare queste belle parole. Che uomo!

Post precedenti:

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Tuesday, November 4th, 2008

La mafia è una montagna di merda

manure.jpgMarcello Dell’Utri: “L’Antimafia non è finita. C’è e ci sarà finché esiste la mafia ed è un bene. Credo, tuttavia, che, allo stato attuale, il rapporto tra costi e benefici sia assolutamente sproporzionato, soprattutto quando alcuni procuratori antimafia ‘fanno politica’” (fonte: Repubblica.it)

Grazie Macciello, il suo acuto pensiero non era un mistero per nessuno.

Ha ragione Roberto Scarpinato: la mafia militare (Cosa Nostra, Camorra, ecc.) sono un sottoprodotto del sistema di potere. La lotta contro le organizzazioni mafiose, ad opera della magistratura e delle forze dell’ordine, è inutile se non investe anche il sistema che le genera. Tali organizzazioni sono infatti in grado di riprodursi come prima e meglio di prima. È quello che è sempre accaduto in Italia almeno dal dopoguerra. I magistrati che hanno osato estendere le indagini ai piani alti, disturbando quel sistema di potere, sono stati insultati, calunniati, trasferiti, o uccisi. Da Borrelli a Caselli, da De Magistris alla Forleo, da Falcone a Borsellino. E tanti altri. Una eterna fatica di Sisifo, citando sempre Scarpinato.

Il Governo attualmente in carica non solo è inadeguato nella lotta contro questo cancro. Il Governo è complice. Non lo dimostrano solo certe dichiarazioni eccellenti, come quella di Dell’Utri di cui ho riportato uno stralcio qui sopra. Lo dimostra in modo ancora più palese il caso Nicola Cosentino (coordinatore regionale di Forza Italia, oggi Sottosegretario all’Economia nel Governo Berlusconi), il quale è stato accusato da 5 pentiti di camorra quale politico “a disposizione del Clan dei Casalesi”. Quali provvedimenti prende il Governo? Nessuno, anzi attacca i giornalisti che hanno rivelato l’imbarazzante inchiesta. Neanche l’opposizione sembra indignarsi più di tanto, a parte le solite molto circoscritte eccezioni. Intanto, nel dubbio, il Cosentino rimane al suo posto. Sappiamo già che, anche in caso di condanna, si sarà trattato del solito “teorema” della magistratura politicizzata.

Segnalazioni:

(photo by NIOSH – Nat Inst for Occupational Safety & Health)

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Thursday, April 10th, 2008

Nel caso qualcuno non l’avesse ancora capita

strage via d'amelio

Marcello Dell’Utri:

“Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all’ergastolo è morto per causa mia. Era malato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e il presidente Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. A modo suo è un eroe”. (www.repubblica.it)

Segue il commento di Silvio Berlusconi:

«Sono d’accordo con lui [Dell'Utri, ndr.]», perché quando era in carcere ed era malato «i Pm gli dicevano che se avesse detto qualcosa su Berlusconi sarebbe andato a casa» e lui, invece «eroicamente non inventò mai nulla su di me». (www.corriere.it)

Vittorio Mangano, l’”eroe” in questione, era un noto boss mafioso con varie condanne sulle spalle – di cui una al carcere a vita – per i seguenti reati: traffico di stupefacenti, estorsione e duplice omicidio (niente meno!). Ora, viste le ultime dichiarazioni della romantica coppia di cui sopra, tutti quegli italiani a cui sta a cuore la prosperità ed il vigore delle mafie non avranno più alcun dubbio su chi votare.

Video: Le Fantastiche avventure di Marcello Dell’Utri… e Mangano

(foto: strage di Via D’Amelio, www.ilsole24ore.com)

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Tuesday, April 8th, 2008

Il quadretto

the_stomp.jpgIl fascio Ciarrapico, i fucili di Bossi, gli eroi di Dell’Utri (Mangano) e, naturalmente, il messia Berlusconi (per stomaci forti). Un quadretto grazioso e commovente. Il futuro governo d’Italia.

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Saturday, March 29th, 2008

With a little help from a friend

falcone.jpg

Estratto dal libro “I Complici – Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento“, di Lirio Abbate e Peter Gomez, capitolo 9:

[...] Sono gli anni dei sequestri di persona (metà anni ’70, ndr.). L’Anonima sequestri, capitanata a Milano dal corleonese Luciano Liggio, mette a segno rapimenti su rapimenti. Avere in casa un uomo come Mangano (Noto criminale legato a Cosa Nostra, assunto da Berlusconi come stalliere, in seguito condannato all’ergastolo per omicidio, ndr.), abile col fucile e con le conoscenze giuste, è per tutti una garanzia di sicurezza. Come ulteriore assicurazione Berlusconi fa consegnare periodicamente a Cosa Nostra anche delle somme in denaro. Soldi che, secondo il tribunale, mettono tutto il gruppo imprenditoriale del futuro presidente del Consiglio al riparo dal rischio mafia.

I versamenti vanno avanti per quasi due decenni. Quando Mangano finisce in prigione il denaro passa per le mani di altri uomini d’onore: prima della famiglia di Villagrazia, quella a cui era affiliato Stefano Bontade, e poi di quella di Malaspina, il clan nel cuore di Provenzano. A fare da tramite, dice la sentenza, è quasi sempre Tanino Cinà, l’amico tintore di Dell’Utri.

La trafila dei soldi targati Biscione che, una volta arrivati nelle mani di Riina, sono suddivisi tra le varie cosche, non è ricostruita solo da una decina di pentiti. Di quel denaro parla anche un documento eccezionale: le agende sequestrate agli uomini d’onore del quartiere palermitano si San Lorenzo, in cui i mafiosi segnavano le entrate riguardanti la loro famiglia. In quelle pagine, in corrispondenza della voce «Can. 5 n. 8», si legge: «990 regalo 5.000». Traduzione del collaboratore di giustizia Giovan Battista Ferrante: dalla Fininvest nel 1990 sono arrivati, non come tangente ma come «regalo» (questa dicitura compare solo per il gruppo Berlusconi, e non per le altre imprese citate negli appunti), cinque milioni di lire. A partire da 1988, spiega Ferrante, le banconote giungevano a Palermo ogni sei mesi e finivano anche nelle casse del clan San Lorenzo perché in quel territorio sono collocate le antenne e la sede delle emittenti televisive del Cavaliere.

(Foto www.tuttocasarano.it)

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Thursday, November 15th, 2007

Berlutri

berlutri01.jpg berlutri02.jpg berlutri03.jpg

Che amici
Che forza
Che passione
Che belle forziste
Che rabbia ‘sta magistratura
Ma soprattutto
Balle che si tagliano a fette!

Guarda il video parte 1 e parte 2.

Leggi la vera storia di Mangano, Dell’Utri e Berlusconi, di Peter Gomez e Marco Travaglio.

“Chiagne e fotte, dicono a Napoli dei tipi come lui.” (Indro Montanelli)

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Saturday, October 6th, 2007

L’accordo scellerato

Filed under: Forza Italia, Libri, Lirio Abbate, Mafia, Marcello Dell'Utri, Peter Gomez
Written by: mazapegul @ 12:07 am

La cosa che più fa incazzare, leggendo il libro “I Complici – Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento” di Lirio Abbate e Peter Gomez, è quando ti rendi conto che vincere contro la mafia e la criminalità organizzata è POSSIBILE. Nel 1992, a seguito di una serie di sconfitte soprattutto sul piano giudiziario, e dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio che videro la morte dei magistrati Falcone e Borsellino, Cosa Nostra era ormai in ginocchio. Bastava solo il colpo di grazia. Fu invece lo Stato stesso che venne in soccorso alla moribonda organizzazione criminale. O meglio, furono i futuri “volti nuovi” della politica italiana che di li a poco invasero le istituzioni a furor di popolo, e che con Cosa Nostra avevano interessi in comune, specie in relazione ai problemi giudiziari.
Quelle che seguono sono le aggiaccianti conclusioni del tribunale su Marcello Dell’Utri:

“La promessa di aiuto politico a Cosa Nostra, proveniva da un soggetto che, in quel determinato momento storico, si poneva quale organizzatore di un nuovo partito (…), aveva un effetto rassicurante per il sodalizio criminale, lo orientava verso il sostegno a Forza Italia, incoraggiandolo a nutrire aspettative favorevoli in un momento di crisi profonda. Siffatta condotta rafforzava Cosa Nostra, ingenerando il convincimento di raggiungere obiettivi fondamentali nella sua strategia criminale, addirittura contando sui massimi vertici della politica nazionale. Una promessa reputata, in quel frangente, seria ed affidabile negli ambienti mafiosi, in quanto proveniente da un soggetto influente che, in passato, aveva dato buona prova di sé, dimostrandosi disponibile verso Cosa Nostra.”
(Tribunale di Palermo, sentenza di condanna per Marcello Dell’Utri a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, 5 luglio 2005. Fonti “I complici“, Repubblica.it)

Breve curriculum di Marcello Dell’Utri:

  • Condannato in via definitiva per false fatture e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione. Pena patteggiata e scontata di un terzo.
  • Condannato in primo grado a Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione. Condanna confermata in appello.
  • Condannato a NOVE anni di reclusione in primo grado con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
  • FONDATORE DI FORZA ITALIA, insieme a Silvio Berlusconi.

Attualmente Dell’Utri sta scontando la pena in Parlamento, come senatore della Repubblica.

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