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Saturday, June 19th, 2010

Travaglio condannato: 10 mila euro per il lombrico e 6 per la muffa

Cito da Il Fatto Quotidiano di oggi 20 giugno 2010, a proposito dei 16 mila euro che Travaglio dovrà risarcire al presidente del Senato Schifani:

[...]

Travaglio, secondo il giudice, non ha fatto nulla di male neanche a sostenere “l’indegnità di Schifani a ricoprire la seconda carica dello Stato per via delle sue passate e appurate frequentazioni (che sono un fatto)”.

[...]

Il giudice non contesta “la parabola a precipizio della politica” ma ritiene “attacchi personali nei confronti dell’attore in quanto rivolte alla sua persona e non a fatti oggetto di interesse pubblico che sconfinano nella contumelia” le parole che seguono sulla muffa e il lombrico. Per il giudice “è evidente che i riferimenti alla muffa e al lombrico attengono esclusivamente all’uomo Schifani”.

[...]

I difensori di Schifani sono soddisfatti perché “i giudici hanno riscontrato la diffamazione” e confermano che “l’importo del risarcimento sarà devoluto interamente in beneficenza”
(La zona d’ombra di Schifani, di Marco Lillo)

Che in Italia non si possa chiamare stronzo un pezzo di merda era cosa nota (detto così in generale eh). Ma il giudice in questione non ha bene inteso che la muffa ed il lombrico non erano riferiti alla Sua persona (mia non è di sicuro!) del presidente del Senato, ma a quello che viene dopo. Questa è una condanna preventiva, almeno si aspetti di conoscere il successore!

Suggerisco di scovare i destinatari della beneficenza, per invitarli a prendere interamente il devoluto, fare un bel rotolino e rispedirlo alla Sua persona.

Post precedenti:

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Tuesday, December 15th, 2009

Gli amministratori della violenza

L’onorevole Fabrizio Cicchitto, a proprosito della aggressione al Presidente del Consiglio: “A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, dal quel mattinale delle Procure che è il Fatto, da una trasmissione di Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio, oltre che da alcuni pubblici ministeri, che hanno nelle mani alcuni processi, tra i più delicati sul terreno del rapporto mafia politica e che vanno in tv a demonizzare Berlusconi“. (fonte Repubblica.it)

Una premessa, l’aggressione al Premier da parte di uno squilibrato è stata un gesto stupido, criminale e inqualificabile. Per fortuna isolato.

Ma il piduista sopra citato sembra non ignorare che la carta della violenza alla fine gioca favore del Governo, perché la violenza in Italia è storicamente l’esclusiva del potere. Per il Pdl, che strumentalizzerebbe anche le scoregge, tanto vale cavalcare l’onda della violenza e gettare benzina sul fuoco con vasto dispiegamento di mezzi. Viene così inferocita l’aggressione a quel poco di opposizione parlamentare rimasta, alle solite tre testate giornalistiche non allineate al regime, e al solito paio di giornalisti, colpevoli di essere senza guinzaglio e di avere un pubblico troppo vasto. Tutti accusati di avere armato la mano dello squilibrato. Una maggioranza che dispone di un potere madiatico mai nemmeno immaginato in una “democrazia” occidentale, si caga addosso per quattro giornalisti liberi. Questo dimostra il grado di disperazione in cui riversano, che li rende comunque molto pericolosi. Io mi auguro che il dissenso che sta inesorabilmente montando nella cittadinanza consapevole, non cada nella trappola della violenza istigata su base giornaliera dal Cavaliere e dai suoi scherani. Il potere politico nella violenza ci sguazza, mentre quello che teme è la Costituzione, e la Giustizia quando funziona.

PS: gli attacchi di Cicchitto a Italia dei Valori, La Repubblica, L’Espresso, Il Fatto, Santoro e Travaglio (quest’ultimo ribattezzato come “terrorista mediatico”) indicano con molta chiarezza, agli oppositori del regime, cosa devono comprare.

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Tuesday, September 22nd, 2009

In bocca al lupo a “Il Fatto Quotidiano”

ilfatto20090923

Un giornale senza padroni, finaziato sulla fiducia ed esclusivamente dai suoi lettori, è un fatto senza precedenti in Italia, ed è soprattutto una buona notizia.

In bocca al lupo a “Il Fatto Quotidiano“, io mi sono abbonato.

Scarica il primo numero.

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Sunday, July 26th, 2009

Avvenire: desolante il caso Berlusconi-escort

travaglio_ruini.jpgDino Boffo, direttore di Avvenire, bolla come desolante lo scandalo Berlusconi-escort. Che strano, sono passati quindici anni di Italia berlusconiana, anni di sistematica devastazione morale e culturale. Quindici anni di attacchi contro la magistratura con la schiena dritta, e contro i principi fondamentali della costituzione. Dov’erano quelli di Avvenire? A demolire il governo Prodi per i terribili diritti delle coppie di fatto? A celebrare il Family Day con berluscones ed ex-fascisti? A gioire con il Papa per il nuovo clima fiducioso e costruttivo del terzo Governo Berlusconi?

Quattro puttanelle in casa del Cavaliere sono uno scandalo, quindici anni di Seconda Repubblica fondata sulla trattativa/fusione Mafia-Stato, e sul sangue di Falcone e Borsellino, non sono uno scandalo. A fare compagnia al ducetto di Arcore, nella sua desolazione, ci sono anche questi signori, finti cattolici, rappresentanti della Chiesa ufficiale.

Segnalazioni:

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Saturday, April 11th, 2009

Il benedetto contraddittorio

travaglio_terr.jpg Chissà perché il governo si appresta a limitare la libertà di stampa, l’uso investigativo delle intercettazioni telefoniche, e a subordinare il potere giudiziario al potere esecutivo? Chissà perché i parassiti della società si concentrano impunemente sempre più poteri e ricchezza, mortificando il resto della popolazione? Chissà perché chi si arricchisce sulla speculazione edilizia finirà sempre più in carriera politica e sempre meno dietro le sbarre? Chissà perché, in zona ad alto rischio sismico, un ospedale di recente costruzione crolla alla prima scoreggia di terremoto?

Annozero, 9 aprile 2009. Uno guarda l’introduzione di Marco Travaglio, oppure l’intervento di Claudio Fava, e potrebbe capire qualcosa. Poi arrivano due ore di benedetto contraddittorio e tutto va a culo. Si definisce “contraddittorio”: sommergere con una buona dose di cagnara o insulti chiunque rischi di far trapelare verità scomode alla linea di regime, così nessuno capirà più nulla e tutti appariranno ugualmente idioti.

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Saturday, December 13th, 2008

Appello per salvare la Costituzione

Filed under: Marco Travaglio, Massimo Fini, Politica
Written by: mazapegul @ 11:51 pm

costituzione-2.jpgMi unisco all’appello di Massimo Fini e Marco Travaglio.

Non capisco perché si parli tanto di rischio deriva totalitaria, quando il regime c’è già. La crisi economica internazionale casca a pennello per questa masnada di neo-fascio-comunisti (perché nel profondo il regime totalitario lo amano) all’assalto della Costituzione. È infatti storicamente noto come in situazioni di panico generale e insicurezza sul futuro un popolo sia disposto a piegarsi e mandare a culo 60 anni di conquiste civili. Specie il popolo italiano.

Firma l’appello.

(Vignetta di Natangelo)

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Tuesday, November 18th, 2008

Loggia continua

Filed under: Licio Gelli, Marco Travaglio, MicroMega, P2, Politica, Satira, Video
Written by: mazapegul @ 12:44 am

loggiacontinua.jpgTravaglio esilarante, il culmine dal minuto 30:00. Clicca sul video.

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Saturday, September 13th, 2008

D’Avanzo piscia fuori dal vaso

impastato.jpgA proposito della polemica D’Avanzo-Travaglio. Al di la di tutti gli inutili dettagli che sono emersi dal battibecco, mi voglio soffermare sul punto più importante della questione: da un lato Travaglio denuncia in televisione il fatto che nessuno si è preso la briga di informare il pubblico televisivo che il neo presidente del Senato in passato è stato socio con persone in seguito condannate per mafia (fra cui un boss); dall’altro D’Avanzo, forse sentendosi implicitamente attaccato nell’orgoglio di giornalista, accusa Travaglio di raccontare fatti “sdrucciolevoli” per “persuadere un ascoltatore innocente che il presidente del Senato sia in odore di mafia”. Scrive D’Avanzo:

«Le lontane “amicizie pericolose” di Schifani furono raccontate per la prima volta, e ripetutamente, da Repubblica nel 2002 (da Enrico Bellavia). In quell’anno furono riprese dall’Espresso (da Franco Giustolisi e Marco Lillo). Nel 2004 le si potevano leggere in Voglia di mafia (di Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo, Carocci). Tre anni dopo in I complici (di Lirio Abbate e Peter Gomez, Fazi). Se dei legami dubbi di Schifani non si è più parlato non è per ottusità, opportunismo o codardia né, come dice spensieratamente Travaglio a un sempre sorridente Fabio Fazio, perché l’agenda delle notizie è dettata dalla politica ai giornali (a tutti i giornali?).

Non se n’è più parlato perché un lavoro di ricerca indipendente non ha offerto alcun – ulteriore e decisivo – elemento di verità. Siamo fermi al punto di partenza. Quasi trent’anni fa Schifani è stato in società con un tipo che, nel 1994, fonda un circolo di Forza Italia a Villabate e, quattro anni dopo, viene processato come mafioso.» (fonte Repubblica.it)

Stando ai fatti ed alle dichiarazioni documentate nel libro “I Complici“, credo che avere il sospetto che il Presidente del Senato possa essere ricattabile da un boss in carcere, sia più che legittimo. Un personaggio del genere fa carriera, conquista la seconda carica dello Stato infischiandosene allegramente di fare chiarezza sul suo brillante passato, ma secondo D’Avanzo non siamo ancora di fronte ad un potenziale pericolo pubblico. Al contrario è bene evitare di parlarne dal momento che nel frattempo non sono emersi nuovi “elementi di verità”. Peccato che il neo presidente in questione nel frattempo non si occupi di noccioline. E poi si sa, per risolvere i problemi è sufficiente smettere di parlarne, specie in televisione. Non per niente è lo stesso paese dove il conflitto di interessi del Cavaliere non viene risolto da 15 anni, infatti non esiste più.

D’Avanzo, stai proprio pisciando fuori dal vaso.

Segnalazioni:
Intervista a Lirio Abbate di Nello Trocchia

(photo by [ragnagne])

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Thursday, July 31st, 2008

Lombrichi e muffe

worms.jpgA proposito della querela di Schifani contro il giornalista Travaglio, per via degli interventi che quest’ultimo ha rilasciato alla trasmissione televisiva “Che tempo che fa”, c’è una cosa che non mi è ancora chiara: cosa manca a questo regime per eguagliare quello del famigerato “ventennio”? Hanno il governo, l’immunità, il controllo sull’informazione, si apprestano a sfasciare definitivamente la giustizia. Non appena una vocina sfugge al controllo, portando alla luce alcuni fatti scomodi, ecco che piovono querele intimidatorie da milionate di euro. È la stessa tecnica del terrorismo: colpirne uno per educarne cento. Cosa manca? La domanda in realtà è posta male, sotto certi punti vista, il “ventennio” è già stato ampiamente superato.

Post precedenti: Regime – Torna il manganello sulla Rai

(photo by Ben McLeod)

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Wednesday, July 9th, 2008

Per Veltroni il problema è diventato Di Pietro

veltrix.jpgWalter Veltroni: “[Di Pietro] Deve decidere con chi stare. Prenda pubblicamente questo impegno: se stare con Grillo o tornare nel recinto razionale e riformista. Se stare con chi insulta il capo dello Stato o meno. Prenda una decisione perché la contraddizione è la sua“. (fonte Repubblica.it)

È ancora il Cavaliere la vera emergenza anti-democratica, ma Veltroni non trova niente di meglio che prendersela con Di Pietro, l’unico che fa vera opposizione allo scempio del governo. Veltroni deve essersi reso conto che l’Italia Dei Valori sta portando via i voti al Pd. Per il leader del Pd il problema è diventato perciò Di Pietro, il Cavaliere è passato in secondo piano. Lui non pensa di recuperare i voti dando vera battaglia al mafioso Unto dal Signore. Al contrario va a parlare nelle sue televisioni. Lui non pensa a far fuori il nemico della costituzione, pensa a far fuori il “nemico” interno.

Il Pd continua così a dare dimostrazione della propria nullità. È del tutto incapace di affrontare le emergenze del paese, sia dall’opposizione che tanto meno dal governo. È un partito inutile che va avanti per inerzia, e mi auguro che continui a perdere i consensi.

Segnalazioni:

Piazza Navona e le cose che non si possono dire, di Marco Travaglio.

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