Suicidio all’italiana

Sempre più esilarante lo scenario che emerge dalle intercettazioni riguardanti il miglior premier “a tempo perso” degli ultimi 150 anni. Il caso umano che da oltre tre lustri si aggira dalle parti di Palazzo Chigi, inspiegabilmente. Ma inviterei a guardare la questione sotto un altro punto di vista, più italico se vogliamo.
In un “paese di merda” si fanno anche ipotesi di merda. Mettiamo allora per ipotesi che il bunga-nano si suicidi, o meglio, più in linea con la storia del paese, che qualcuno lo tolga di mezzo fisicamente inscenando un suicidio in piena regola. Cosa succederebbe? Mi sembra ovvio, si solleverebbe un polverone immenso contro la magistratura, specie quella che osa indagare la criminalità dei potenti. Verrebbe accusata di responsabilità morale dell’evento sia da parte del governo che dall’opposizione. Sarebbe allora l’occasione ideale per realizzare l’antica ambizione di Licio Gelli, ambizione oggi abbracciata da tutto il potere politico, da destra a sinistra, dall’alto al basso: subordinare definitivamente il potere giudiziario al potere politico. Sarebbe anche la fine definitiva dello stato di diritto. L’ondata emotiva, sapientemente cavalcata da tutti mezzi d’informazione, assicurerebbe inoltre un consenso popolare senza precedenti. Le conseguenze sarebbero allora catastrofiche.
Solo un’ipotesi? Può darsi, mi viene tuttavia spontaneo sospettare che nelle stanze oscene del potere tale ipotesi stia frullando nella testa di certuni già da tempo.



