Piero Grasso, procuratore antimafia dei pecorai
Piero Grasso ha appena ammesso che la trattativa mafia-stato c’è stata. Per conoscere meglio il personaggio riporto un estratto dal libro “Il ritorno del principe” (edizioni Chiarelettere) di Roberto Scarpinato (procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo) e Saverio Lodato:
[...] Che il nuovo procuratore [Piero Grasso, n.d.r.] intendesse segnare una discontinuità dalla stagione precedente [Gian Carlo Caselli, n.d.r.] era apparso chiaro da una serie di segnali inequivocabili. [...] Mi limito a indicarne solo alcuni di pubblico dominio:
- La mancata controfirma dell’appello avverso all’assoluzione di Andreotti in primo grado;
- Le ripetute prese di distanza sulla stampa dai precedenti processi mafia-politica, sviliti come «processi spettacolo inutili contro la mafia», «processi deboli, seppur spettacolari». Dichiarazioni queste che non solo screditavano il passato, ma, soprattutto, delegittimavano i sostituti procuratori che in quei frangenti erano impegnati quotidianamente in udienza a portare avanti dibattimenti contro imputati eccellenti in processi iniziati prima dell’arrivo di Grasso e che erano soggetti a continui attacchi da parte di un certo mondo politico;
- La lenta emarginazione dei magistrati che erano stati protagonisti della precedente stagione, mediante una gestione accentrata delle informazioni. Di fatto viene largamente svuotato il principio cardine del pool antimafia: la circolazione e la socializzazione delle informazioni processuali. Principio che Falcone, dopo l’amara esperienza personale vissuta proprio alla Procura di Palermo alla fine degli anni ottanta, aveva insistito perché venisse tradotto in una specifica norma di legge.

