Il rumore nella musica dei Pink Floyd
Uno degli aspetti fondamentali nella musica dei Pink Floyd, che caratterizza praticamente tutta la loro produzione, è il rumore.
Prima di tutto è necessario definire cosa comunemente si intende per “rumore”, e cosa per “suono armonico”. Un suono armonico è la risultante di una serie di armonici puri, tutti con frequenza multipla intera dell’armonico fondamentale. Rientrano in questa categoria i suoni degli strumenti musicali che prevedono una intonazione. Nel rumore le frequenze degli armonici sono irregolari e/o casuali. Conseguentemente non esprimono all’orecchio una altezza ben precisa (per chi volesse approfondire la questione armonici rimando a questo testo, da pag. 31).
Non esiste in realtà una linea ideale che separa i suoni armonici dai rumori. In molti casi il confine è critico. Certi suoni molto distorti, ad esempio, possono risultare al limite del rumore. Il suono delle campane è invece disarmonico, contiene tuttavia qualche armonico significativo in successione approssimativamente regolare, sufficiente per esprimere all’orecchio un senso di altezza.
Ai fini di questa analisi è tuttavia necessario considerare come “rumore” tutti quegli elementi che operano uno sconvolgimento del/nel contesto musicale.
Per semplificare suddividerò l’uso concettuale del rumore in due categorie principali:
- Il rumore come sconvolgimento della narrazione musicale.
- Il rumore come contesto ambientale psicoacustico di un brano musicale diciamo “convenzionale”.
Nel primo periodo della discografia dei Pink Floyd l’uso concettuale del rumore appartiene prevalentemente alla prima categoria: sconvolgimento delle forme espressive. Riff di chitarra e armonie convenzionali vengono messi sullo stesso piano di sferragliate stridenti, glissandi, dissonanze casuali, atonalità. Brani significativi di questo uso del rumore sono sicuramente i seguenti:
- Interstellar Overdrive. Un brano improvvisato dove gli strumenti tradizionali vengono prevalentemente utilizzati per generare rumori elettrici di varia natura.
- Pow R Toc H. Qui il rumore è affidato prevalentemente alla voce. Il ptum-tch-tch dell’introduzione, ma anche i vocalizzi animaleschi presenti nel resto del brano. una pratica molto utilizzata nel periodo con Syd Barrett in formazione. Il brano presenta inoltre delle sezioni con armonie inusuali e dissonanti.
- A Saucerful Of Secrets. Il brano più eloquente. Nelle prime due parti il rumore è il grande protagonista, è la musica. Rumori di piatti, gruppi di note casuali al piano, glissandi, echi, e quant’altro.
- Careful With That Axe Eugene. Anche qui la parte del rumore è affidata prevalentemente alla voce. Soprattutto l’urlo e tutti gli altri interventi vocali di Waters. Ma anche la parte strumentale centrale, distorta ed invasata.
- Quicksilver, Sysyphus, The Grand Vizier’s Garden Party. Brani quasi esclusivamente basati sul rumore. Particolarmente interessate la seconda parte di Sysyphus, un brano per pianoforte che inizia in maniera “classica”, per poi degenerare progressivamente in violenti rumori di corde metalliche.
- Several Species. Il culmine dell’uso rumoristico della voce da parte di Waters.
Il rumore inteso come contesto ambientale, la seconda categoria, è presente in quasi tutta la discografia dei Pink Floyd. Di esempi ce ne sono davvero tanti. Ne cito solo alcuni fra i più significativi:
- Alan’s Psychedelic Breakfast. Forse l’esempio più magistrale, i suoni della colazione costituiscono l’ambiente ideale per tre brani strumentali “discreti”.
- Cirrus Minor, Grantchester Meadows. In questi brani i suoni ambientali degli uccelli ed i rumori della natura conferiscono una particolare ambientazione psicoacustica.
- Sheep. Il belato del gregge di pecore e le preghiere filtrate forniscono il contesto ambientale opprimente del brano.
- Nobody Home. In The Wall e The Final Cut (inclusi i dischi solisti successivi di Waters) viene fatto un uso praticamente sistematico dei rumori ambientali. Si tratta in genere di ambientazioni che enfatizzano il realismo e la drammaticità dei brani. Un uso talmente particolare e raffinato da diventare “marchio di fabbrica”. Ho scelto Nobody Home in quanto lo ritengo fra i più riusciti. Il televisore acceso in sottofondo contribuisce magistralmente a creare quella atmosfera di solitudine, alienazione e distacco, espressa del brano stesso.
(photo by pablosanz)

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