Wednesday, November 12th, 2008

Bavaglio alla rete

Filed under: Beppe Grillo, Informazione, Internet, Politica, Ricardo Franco Levi
Written by: mazapegul @ 11:22 pm

jail.jpgCi risiamo, ecco che torna alla ribalta la famigerata legge Levi, meglio conosciuta come legge bavaglio-alla-rete. Uno sgorbio di legge che non stà ne’ in cielo ne’ in terra, destinata ad innescare, se dovesse passare, un macello colossale. Non si capisce se è stata concepita da incompetenti, o se l’intento è volutamente quello di creare caos e paura. Io penso un po’ tutti e due.

Quello che interessa alla casta politica conservatrice, è il controllo sull’informazione. Interessa perciò mettere il bavaglio alla libera informazione che gira in rete. Come? Molto semplice, dove vige il caos legale lo Stato può attaccarsi a qualsiasi cavillo pur di rompere le palle alle voci scomode. Basterà punirne uno per educarne cento. È la scuola delle Brigate Rosse, oggi più che mai in voga.

Per farla breve, la legge prevede una regolamentazione obbligatoria per tutti i blog, praticamente senza distinzioni. Una regolamentazione simile a quella dei prodotti editoriali. Le alternative saranno fondamentalmente due: ogni blog registrato sarà soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa; oppure si corre il rischio di una denuncia per il reato di “stampa clandestina”, due anni di carcere più sanzioni economiche.

Mi piacerebbe tuttavia sapere come, i signori che hanno partorito tale proposta di legge, pensano di farla rispettare. Un controllo a tappeto? Totalmente fuori da ogni logica. Un controllo casuale/mirato? Più probabile. Supponiamo allora questo ultimo caso, c’è una denuncia e la magistratura deve rintracciare il titolare del presunto blog abusivo. Cosa molto semplice se il blog si trovasse su un provider italiano, o il titolare paga regolarmente un domain privato. Ma dopo una legge del genere chi è così scemo da rivolgersi ancora ai provider italiani? Meglio infatti rivolgersi all’estero, magari sui provider che offrono spazio gratuitamente (in piena recessione bastonare le aziende italiane legate a Internet è proprio quello che ci vuole). Sarebbe interessante inoltre sapere se lo Stato Italiano sarà intenzionato a scomodare aziende estere per ottenere informazioni private sui loro clienti. In ogni caso i surfisti di Internet, si sa, lasciano la bava come le lumache. È infatti possibile localizzare chi esegue le connessioni tramite l’IP, che porta direttamente al titolare del contratto DSL. Così magari mettono in carcere un povero padre, il cui figlioletto blogga a macchinetta dalla mattina alla sera a sua insaputa! Ma non drammatizziamo, un blog scomodo lo si potrebbe semplicemente oscurare (tanto per farne uno nuovo bastano 10 minuti). Un’altra soluzione potrebbe essere quella di avviare azioni legali contro le grosse compagnie tipo WordPress o Google (Mediaset ha già dato il la, querelando YouTube), per intimarle a “filtrare” dalla rete italiana determinati materiali. Più o meno è quello che sta avvenendo in Cina per intenderci.

Questi “liberisti”, chi l’avrebbe mai detto che in realtà aspirano al comunismo (solo al suo aspetto tirannico naturalmente)?

Post precedenti:

Segnalazioni:

(photo by Seany2000)

Sunday, October 21st, 2007

“Non intendevo…”

Filed under: Informazione, Politica, Ricardo Franco Levi
Written by: mazapegul @ 9:35 pm

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Levi risponde alle accuse insistendo che con il suo ddl sull’editoria non si vogliono investire anche i siti internet e blog amatoriali. Chi ha ragione? Basterebbe leggere cosa c’è scritto nel famigerato ddl:

Art. 2
(Definizione del prodotto editoriale)

1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Art. 5
(Esercizio dell’attività editoriale)

1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.

Art. 7
(Attività editoriale su internet)

1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.

Dov’è questa ambiguità? Il ddl definisce come attività editoriale “qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione”, “anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative”. Viene poi citata nello specifico l’attività editoriale su internet, soggetta anch’essa alle “norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa”. Per quanto se ne dica mi sembra piuttosto chiaro, anche il bloggerello del ragazzino ne sarà soggetto. Ci sono allora tre alternative: Levi non capisce quello che ha scritto; Levi scrive di cose che non capisce; Levi non è in buona fede.

Friday, October 19th, 2007

Voglia di bavaglio

Filed under: Informazione, Politica, Ricardo Franco Levi
Written by: mazapegul @ 10:40 pm

Free speech movement - Berkeley

Il bavaglio a internet? Questa volta il governo ci prova sul serio, approva e manda all’esame del Parlamento il disegno di legge di Ricardo Franco Levi. Un disegno di legge che introdurrebbe obblighi di registrazione al ROC, burocrazia, spese impreviste anche per chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale. Soprattutto si temono sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

Sul rischio che la legge, così com’è scritta, possa investire anche i piccoli siti internet, Levi cerca di sdrammatizzare: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”. Mentre a proposito del blog di Grillo Levi dichiara: “Non spetta al governo stabilirlo, Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere”. (Citazioni da Repubblica.it)

Perciò Levi fa già distinzioni fra un blog generico ed il blog di Grillo, però non dice su quali parametri si basa.

Chissà con quale regolamento l’Autorità per le Comunicazioni dovrebbe decidere chi sia tenuto a registrarsi e chi no?
Approveranno prima la legge poi per il regolamento si vedrà?
La legge sarà applicabile a tutti i siti internet dei cittadini italiani, o sarà limitata a quelli su provider italiano?
Se uno utilizza un provider all’estero sarà esposto alla legge?
Lo stato italiano obbligherà a resettare la password di un sito italiano ospitato in un provider nello stato del Wyoming?
Faranno distinzione se il blog parla di attualità o di arti culinarie?
Puniranno ad uno ad uno i milioni di siti non adeguatamente registrati, o ne puniranno uno per educarne cento?
I siti che scamperanno la punizione, dovranno continuare a vivere nel terrore?
Da uno a dieci, quanto conosce internet il Levi in questione per riuscire a concepire un tale aborto di legge? E tutti i ministri che l’hanno approvato (sempre ammesso che siano in buona fede s’intende)?

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