Perché Gomorra di Saviano
Sulla mafia sono stati scritti numerosi libri, film, telefilm, e quant’altro. L’attendibità, l’utilità e la riuscita di tali opere è varia. C’è di tutto. Gomorra di Roberto Saviano non è né il testo con la scrittura più sciolta (dal punto di vista strettamente tecnico linguistico), né quello che aiuta meglio a comprendere il fenomeno nel suo complesso (non indugia granché nelle collusioni politico-istituzionali, caratteristica sostanziale delle associazioni mafiose). Tuttavia Gomorra ha qualcosa di speciale, qualcosa che non ho riscontrato altrove, almeno non con la stessa forza. Nemmeno nei testi fondamentali come quelli di Leonardo Sciascia, Lirio Abbate, o Roberto Scarpinato. Una caratteristica che non è emersa neppure nell’omonimo film “adattato” sul testo di Saviano. Gomorra è l’opera letteraria che più di ogni altra ha la capacità di raccontare la mafia mettendola a nudo di fronte ai suoi aspetti più vigliacchi, goffi e ridicoli. Dal testo non emerge affatto l’immagine romantica di uomini d’onore duri e puri, tipica di questo genere di letteratura. Dai racconti di Saviano i boss, gli affiliati e i comuni mortali, ne escono a pezzi. Il lettore viene prima fatto sentire in parte responsabile del degrado, poi arriverà anche a schifare l’appartenenza al genere umano. Un libro scritto “di pancia”, come dichiarato dall’autore stesso. Non saprei dire cosa abbia scatenato il vasto successo di pubblico, quel che è certo è che i mammasantissima certe peculiarità non le hanno proprio apprezzate.








