L’uomo del Colle è così preso dal pericolo intercettazioni, nota priorità assoluta del paese, da non essersi ancora accorto che la seconda cloaca dello stato, tal schifa-culi, più che super partes, è super lingues. Ride il nano di Arcore: la Tv, pubblica e privata, era e rimane, cosa sua. Dal Colle nemmeno un monitino, né vivo né vibrante. Qualcuno gli ricordi che lo aspetta una pensione d’oro, chissà che non gli venga voglia di andarci subito.
Certo che per quelli che, come il sottoscritto, hanno iniziato a denunciare la costruzione del mostro in occasione dell’approvazione della famigerata Legge Mammì (agosto 1990), fa discretamente incazzare che siano serviti 20 anni di devastazione istituzionale per arrivarci. Ma non è il caso di disperare, siamo già nel dopo Berlusconi, un futuro infestato dai suoi lacchè traditori e complici mascherati da oppositori.
Perché Berlusconi governa da 16 anni? Perché è riuscito a rimbecillire metà della popolazione, oltre che rincretinire i dirigenti dell’ex Pci (oggi ancora in sella nel Pd). Perché Berlusconi rischia di governare anche i prossimi 16 anni almeno? Perché ammettere di essersi fatti rimbecillire per 16 anni è dura.
Beppe Del Colle, editorialista di Famiglia Cristiana:
La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). (da Famiglia Cristiana del 25 agosto 2010)
Un ottimo risultato direi. Un gregge di pecore è unito, quando si divide è segno che qualcuno ha iniziato ad usare il cervello. Per una tribù l’unità religiosa è anche una questione di sopravvivenza, ma una grande nazione che si vuole “civilizzata” dovrebbe essere fondata sul senso civico dei suoi cittadini (che è il senso della Costituzione). Un gruppo religioso unito e dominante che risponde ad un capo, tende ad imporre il suo moralismo alla collettività, sancendo così l’inizio dei problemi. È anche un fardello, pronto per essere strumentalizzato dal primo ducetto che si presenta sul mercato. Perciò ribadisco: la divisione dei cattolici, se è vera, è una buona notizia. Anche se non c’era bisogno del manganello del Berlusca per arrivarci.
Flavio Delbono ha dato le dimissioni da Sindaco di Bologna per qualche strombazzatina sconveniente, oltre che essere sotto indagine per truffette varie.
Nicola Cosentino, Marcello Dell’Utri, ed il cerone parlante di Arcore, non schiodano il culo dalla poltrona neanche morti.
Qual’è il problema di Delbono? Non ha avuto relazioni con minorenni, non ha corrotto giudici, non ha comprato testimoni, non ha assunto mafiosi eroici, non ha condanne in concorso esterno in associazione mafiosa, non ha avuto mandati di arresto per concorso esterno in associazione camorristica. È un peccato, altrimenti avrebbe potuto ambire al salto di qualità degli Unti del Signore.
L’Unto del Signore ora si sminuisce. Non è vero che non ha mantenuto la ricorrente promessa elettorale di abbassare le tasse, chi aveva fondi neri all’estero ad esempio si è risparmiato fior di balzello (e di vacanze al fresco), grazie al memorabile scudo fiscale.
L’onorevole Fabrizio Cicchitto, a proprosito della aggressione al Presidente del Consiglio:
“A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, dal quel mattinale delle Procure che è il Fatto, da una trasmissione di Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio, oltre che da alcuni pubblici ministeri, che hanno nelle mani alcuni processi, tra i più delicati sul terreno del rapporto mafia politica e che vanno in tv a demonizzare Berlusconi“. (fonte Repubblica.it)
Una premessa, l’aggressione al Premier da parte di uno squilibrato è stata un gesto stupido, criminale e inqualificabile. Per fortuna isolato.
Ma il piduista sopra citato sembra non ignorare che la carta della violenza alla fine gioca favore del Governo, perché la violenza in Italia è storicamente l’esclusiva del potere. Per il Pdl, che strumentalizzerebbe anche le scoregge, tanto vale cavalcare l’onda della violenza e gettare benzina sul fuoco con vasto dispiegamento di mezzi. Viene così inferocita l’aggressione a quel poco di opposizione parlamentare rimasta, alle solite tre testate giornalistiche non allineate al regime, e al solito paio di giornalisti, colpevoli di essere senza guinzaglio e di avere un pubblico troppo vasto. Tutti accusati di avere armato la mano dello squilibrato. Una maggioranza che dispone di un potere madiatico mai nemmeno immaginato in una “democrazia” occidentale, si caga addosso per quattro giornalisti liberi. Questo dimostra il grado di disperazione in cui riversano, che li rende comunque molto pericolosi. Io mi auguro che il dissenso che sta inesorabilmente montando nella cittadinanza consapevole, non cada nella trappola della violenza istigata su base giornaliera dal Cavaliere e dai suoi scherani. Il potere politico nella violenza ci sguazza, mentre quello che teme è la Costituzione, e la Giustizia quando funziona.
PS: gli attacchi di Cicchitto a Italia dei Valori, La Repubblica, L’Espresso, Il Fatto, Santoro e Travaglio (quest’ultimo ribattezzato come “terrorista mediatico”) indicano con molta chiarezza, agli oppositori del regime, cosa devono comprare.