Il voltagabbana di turno
Lamberto Dini persiste con gli ultimatum al governo Prodi: “Presenteremo un programma alternativo che dovrebbe essere accettato nella sua interezza. Se così non fosse, il nostro voto sarà negativo”.
Dini rapprenta si e no lo 0,00001% dell’elettorato. A seguirlo dovrebbero essere quei 5 o 6 senatori in croce, più che sufficienti per far cadere il governo. Vista la sua grande popolarità, Dini ha deciso di scrivere il suo programma personale alternativo – stracciando quello che aveva firmato prima di vincere le elezioni -, pretendendo che venga approvato dal governo “nella sua interezza”.
Tanti auguri e complimenti al signor Dini. Per il pregevole voltafaccia. Per i giorni contati al governo Prodi. Per il voto anticipato e per il bel regalo a Berlusconi. Spero almeno che il Cavaliere gli riservi una meritata poltroncina come ministro nel futuro governo. Ma non voglio pensare che sia già stata promessa, oltretutto Berlusconi non è certo il tipo da promesse simili.

Il cavaliere, dopo l’ennesimo tentativo di spallata al governo miseramente fallito e nel momento di massima crisi come leader del centro-destra, apre al dialogo col governo per la riforma elettorale, dettando lui gli indirizzi e le condizioni: “proporzionale con sbarramento, e a patto che dopo si vada subito al voto”. È come se uno entrasse in casa tua dicendo di essere disposto al dialogo a patto che dopo te ne sloggi. Bel dialogo, non c’è che dire. Oltretutto il “dialogo” di Berlusconi lo conosciamo già molto bene, vedi in proposito come andò a finire la trappola della bicamerale con D’Alema.
