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JP in San Francisco. April 09, 2008.

Il fascio Ciarrapico, i fucili di Bossi, gli eroi di Dell’Utri (Mangano) e, naturalmente, il messia Berlusconi (per stomaci forti). Un quadretto grazioso e commovente. Il futuro governo d’Italia.
Secondo un sondaggio della CCNE sembra che l’Europa stia fremendo per vedere il Cavalier Unto dal Signore – quasi un Gesù – tornare di nuovo alla guida del Bel Paese. Cinque anni di governo più sette anni al quirinale. In totale fanno dodici anni di Cavaliere. Infine Senatore a vita. Sarebbbe il culmine. Mai visto niente di simile in nessun paese occidentale. Altro che la performance del kapò a Strasburgo. Quì la gente – che non vive in Italia – rischia di piegarsi dalle risate e non riprendersi più.
Estratto dal libro “I Complici – Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento“, di Lirio Abbate e Peter Gomez, capitolo 9:
[...] Sono gli anni dei sequestri di persona (metà anni ’70, ndr.). L’Anonima sequestri, capitanata a Milano dal corleonese Luciano Liggio, mette a segno rapimenti su rapimenti. Avere in casa un uomo come Mangano (Noto criminale legato a Cosa Nostra, assunto da Berlusconi come stalliere, in seguito condannato all’ergastolo per omicidio, ndr.), abile col fucile e con le conoscenze giuste, è per tutti una garanzia di sicurezza. Come ulteriore assicurazione Berlusconi fa consegnare periodicamente a Cosa Nostra anche delle somme in denaro. Soldi che, secondo il tribunale, mettono tutto il gruppo imprenditoriale del futuro presidente del Consiglio al riparo dal rischio mafia.
I versamenti vanno avanti per quasi due decenni. Quando Mangano finisce in prigione il denaro passa per le mani di altri uomini d’onore: prima della famiglia di Villagrazia, quella a cui era affiliato Stefano Bontade, e poi di quella di Malaspina, il clan nel cuore di Provenzano. A fare da tramite, dice la sentenza, è quasi sempre Tanino Cinà, l’amico tintore di Dell’Utri.
La trafila dei soldi targati Biscione che, una volta arrivati nelle mani di Riina, sono suddivisi tra le varie cosche, non è ricostruita solo da una decina di pentiti. Di quel denaro parla anche un documento eccezionale: le agende sequestrate agli uomini d’onore del quartiere palermitano si San Lorenzo, in cui i mafiosi segnavano le entrate riguardanti la loro famiglia. In quelle pagine, in corrispondenza della voce «Can. 5 n. 8», si legge: «990 regalo 5.000». Traduzione del collaboratore di giustizia Giovan Battista Ferrante: dalla Fininvest nel 1990 sono arrivati, non come tangente ma come «regalo» (questa dicitura compare solo per il gruppo Berlusconi, e non per le altre imprese citate negli appunti), cinque milioni di lire. A partire da 1988, spiega Ferrante, le banconote giungevano a Palermo ogni sei mesi e finivano anche nelle casse del clan San Lorenzo perché in quel territorio sono collocate le antenne e la sede delle emittenti televisive del Cavaliere.
(Foto www.tuttocasarano.it)
Non ci vuole molto per capire cosa nasconde o cosa si appresta a fare L’Unto di Arcore, lo svela lui stesso con le accuse che spara a destra e a manca. Come in questo caso: «[L'allarme brogli] è un pericolo che incombe ancora, c’è un’antica professionalità della sinistra» (Unita.it), dichiara Berlusconi, dopo che hanno arrestato due presidenti di seggio a Palermo per brogli. Guarda a caso entrambi esponenti dell’ex Cdl.
La gallina canta quando fa l’uovo. La testa asfaltata canta in previsione di fare l’uovo.
Se io conoscessi un tipo, di cui siano note frequentazioni poco chiare con personaggi poco puliti, farei fatica ad invitarlo a casa mia. O al limite lo potrei anche invitare, ma la casa di famiglia in custodia non gliela lascio.
Casini conosce Cuffaro, di cui sono note frequentazioni poco chiare con personaggi poco puliti, di cui è nota anche una condanna a cinque anni in primo grado per favoreggiamento ad alcuni mafiosi. Casini non solo lo inviterebbe a casa sua, lo ha candidato per le prossime elezioni come capolista al Senato dell’Udc in Sicilia. Così, se dovesse andargli bene, ce lo regala a tutti quanti. A quelli che hanno sollevato qualche obiezione morale su tale candidatura, Casini risponde con frase pronta: “Non mi faccio dettare le liste dei candidati dalla magistratura!”. E ci mancherebbe altro. Chissà, forse certe candidature in odor di mafia gli sono state ispirate direttamente dal suo Dio, anche se non sembra lo stesso che inveiva contro gli scribi e i farisei (*).
(*) Dal Vangelo secondo Matteo, Cap. 23:
(25) Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza. (26) Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi netto! (27) Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. (28) Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità. [...] (33) Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?
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Riporto di seguito una parte dell’intervista dell’Unità ad Antonio Di Pietro:
L’Unità: Lei dice che «soffierà sul collo» di Berlusconi anche sul conflitto d’interessi. Ma lei ritiene anche che il centrosinistra sia stato troppo ‘timido’ al riguardo…
Antonio Di Pietro: «Il centrosinistra non è stato timido, è stato latitante. Ed è una colpa: rimuovere il problema mentre sei maggioranza costituisce un vulnus che va riparato. Noi dell’IdV adempiremo lealmente al programma, ed il programma prevede il rispetto della legalità. Non intendiamo fare sconti… Il fatto è che Berlusconi ha governato essendo concessionario di servizi pubblici: non si mai se decide per lui o per noi: anzi, le leggi ad personam dimostrano che decide solo per se stesso».
L’Italia dei Valori di Di Pietro è rimasta l’unica forza politica cha mette fra le priorità di governo principi fondamentali quali la legalità ed il rispetto delle regole democratiche. La legalità fa paura – anzi fa orrore – a Berlusconi ed è comprensibile, comporta un ridimensionamento del suo patrimonio. Ma non è il caso di preoccuparsi, di fame non morirà. In ogni caso il paese ha diritto ad una democrazia presentabile. Non è accettabile che un imprenditore psicopatico tenga in ostaggio un paese intero.
Ora, se la sinistra vuole assicurasi un tonfo elettorare senza precedenti, è sufficiente che tornino alla ribalta i “buonisti-inciucisti” del Pd, rispolverando le questioni tipo “Mediaset patrimonio del Paese” (cit. D’Alema) et simila. Purtroppo non li hanno ancora cacciati via, speriamo che almeno gli tappino la bocca.
Post precedenti:
Alfredo Mantovano (Pdl): “Veltroni invoca l’accertamento delle responsabilità politiche (a proposito dei fatti del G8 di Genova, ndr.); ma perché – aggiunge – non sono sufficienti le singole responsabilità personali di chi ha strumentalizzato la sua funzione? Qui è difficile ricorrere al ‘ma anche’: perché non dice a chi si riferisce?”. (Repubblica.it)
Non so se Veltroni risponderà o meno al quesito del camerata di Gianfranco Fini. In ogni caso lo potrebbe chiedere di persona allo stesso Gianfranco – all’epoca vicepresidente del consiglio – cosa ci facesse nella centrale operativa di Genova, proprio mentre ufficiali delle forze dell’ordine davano pubblica dimostrazione di arti nazi-fasciste. Fini dovrebbe spiegarcelo. Nel dubbio la gente potrebbe pensare che era lì per dare ordini, magari facendo leva sugli elementi sessualmente repressi delle forze dell’ordine. Oppure che era semplicemente eccitato dal sangue. Oppure entrambe le cose.
Lettura consigliata: Le violenze impunite del lager Bolzaneto, di Giuseppe D’Avanzo.
Post precedenti:
(Photograph from “Un Chien Andalou”, Salvador Dalí and Luis Buñuel, 1929)
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