Page 59 of 59« First...10203040...5556575859

Friday, September 7th, 2007

Ustr?ga – anteprima dal nuovo album

Filed under: Dark ambient, Loops, mp3, Musica, Noise, Ustr?ga
Written by: mazapegul @ 11:40 pm

Il brano degli Ustr?ga in anteprima è “candezziccio“, una suite per strati di feedback, controllati con equalizzatore, chitarra elettrica, wha wha e loops.

Scarica l’intero brano dall’Ustr?ga blog.
Dettagli session di registrazione.

Movigliacadlama…

Filed under: Cinema, Federico Fellini, Video
Written by: mazapegul @ 7:28 pm

Sette minuti di cinema monumentali, estratti dal capolavoro di Fellini “Amarcord“:

Thursday, September 6th, 2007

Lirio Abbate

Filed under: Lirio Abbate, Mafia, Politica, Video
Written by: mazapegul @ 6:39 pm

Lirio Abbate, giornalista e scrittore italiano, vive sotto scorta dal maggio 2007 a seguito di intimidazioni di stampo mafioso. L’1 settembre scorso, a Palermo, è stato trovato un ordigno incendiario sotto la sua automobile. Tali atti intimidatori sono facilmente riconducibili alla pubbicazione del libro “I Complici – Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento“, di cui Lirio è l’autore insieme a Peter Gomez.

Lirio è un uomo che rischia la propria vita pur di fare onestamente il proprio lavoro, quello di informare la gente. A lui va tutta la mia stima e supporto per il suo lavoro. Grazie.

Wednesday, September 5th, 2007

Dirty Three: Live! At Meredith

Filed under: Dirty Three, Musica, Review
Written by: mazapegul @ 9:31 pm

meredith.jpg

Dirty Three è un trio formatosi a Melbourne, Autralia, nel 1992. La formazione, sprovvista di basso, è composta da Warren Ellis (violino), Mick Turner (chitarra) e Jim White (batteria). Il drumming di Jim e la chitarra di Mick sono estremamente dinamici ed epressivi, ora leggeri e melodici, ora potenti e selvaggi. Il violino di Ellis è l’elemento che più caratterizza il suono del gruppo. Il suo violino spazia da raffinati momenti melodici, degni di uno strumentista classico, ad inimmaginabili sonorità rozze e distorte. La loro musica, essenzialmente strumentale, è una intrigante miscela di folk, psichedelia, avanguardia colta ed altro ancora. Uno dei sound più avvincenti emersi negli anni ’90.

Live! At Meredith (2005) è la registrazione dal vivo al Meredith Music Festival, un concerto che si tenne a Victoria, Australia, l’11-Dec-2004. L’album rende giustizia all’aspetto più orgiastico e selvaggio della musica del trio australiano, quello live appunto. Il loro folk stravolto viene portato volentieri all’eccesso nelle esibizioni live. I brani tendono ad essere più dilatati rispetto alle relative versioni studio, e le sonorità più distorte e sature.

Un feedback di violino distorto e lancinante introduce Indian Love Song. L’accompagnamento è ossessivo e monocorde, passano più di 7 minuti prima di sentire un cambio di accordo. Il violino si sbizzarrisce con sonorità ruvide, distruggendo sul nascere ogni intenzione melodica. Nella ripresa il brano si fa sempre più serrato, in modo vertiginoso. Una vera e propria sarabanda, devastata da fischi e seghe elettriche. Un brano d’apertura che crea decisamente la giusta atmosfera.

Some Summers (They Drop Like Flies) incede con un pizzicato di violino, dalla vaga cadenza a marcia funebre. Il violino intona una melodia straziante, in una atmosfera di crescente tensione, per sfociare in una sovrapposizione multipla di loops melodici. nel finale ritorna il tema principale per poi sfumare lentamente sui loops di violino.

She Has No Strings inizia in modo rarefatto. Arpeggio di chitarra, batteria leggera e melodia struggente. Il brano prende corpo quando arriva il primo inciso, con continue variazioni melodiche in un crescendo vorticoso. Torna il tema principale riportando il brano all’atmosfare rarefatta iniziale. Nel secondo inciso le variazioni di violino vengono invece portate all’estremo, in una atmosfera sempre più ossessiva ed orgiastica.

Hope è invece una placida ballata malinconica e struggente, di rara intensità espressiva. Il tema principale incede con gli striduli armonici del violino, come un lamento. Il brano prende corpo in seguito, con la melodia distesa dell’inciso.

Alice Wading inizia con cadenze più classicamente rock (per quanto possa esserlo un brano dei Dirty Three). I tre giocano con la dinamica in modo mirabile. Nella seconda parte l’atmosfera si fa più rarefatta, con un pizzicato di violino ad intonare una melodia malinconica dal sapore folk. La terza parte è invece estremamente serrata e travolgente, con ossessive frasi melodiche ripetute su diversi accordi, in un tipico crescendo vertiginoso alla Dirty Three.

Everything’s Fucked è uno dei loro brani più memorabili. Il tema principale è maestoso ed imponente, eseguito con sonorità prima morbide ed avvolgenti, poi dilaniato da sonorità crude e lacerate. Il brano alterna momenti melodici a momenti di pura sperimentazione.

Deep Waters, con i suoi 15 minuti abbondanti, è il brano più lungo. Inizia in una atmosfera rarefatta quasi inderminata. Il violino eplora flemmatico gli spazi melodici, per poi perdersi in intriganti variazioni ritmiche con la batteria. Il tema melodico principale entra in modo brusco, il quale viene poi variato e ripetuto in modo ossessivo, in un clima sempre piu serrato e lancinante.

Il “rapannello”

Filed under: Annozero, Marco Travaglio, Politica, Sandro Bondi, Video
Written by: mazapegul @ 1:21 am

Sandro Bondi in un momento di grande espressività, culminante al minuto 6:40:

Syd Barrett: The Madcap Laughs

Filed under: Musica, Pink Floyd, Review, Syd Barrett
Written by: mazapegul @ 12:35 am

madcap_laughs.jpg

Syd Barrett, con il primo album dei Pink Floyd e i due lavori solisti pubblicati nel ’70 (The Madcap Laughs e Barrett), si guadagna un posto fra i massimi artisti rock di sempre. Barrett è stato un inventore, il suo stile di songwriting ha esercitato e continua ad esercitare una forte influenza su diverse generazioni di artisti.

Nell’opera di Barrett c’è qualcosa che la rende inattaccabile, sia dalle mode che dal tempo che passa. Neanche l’avvento del punk e della new-wave (non esattamente gentili nei confronti dei dinosauri tipo Pink Floyd) ha scalfito la figura dell’artista. Tutt’altro, è stato ed è rimasto uno stabile punto di riferimento.

The Madcap Laughs (1970) è un progetto dalla gestazione lunga e difficoltosa, dovuta in gran parte alla instabilità psichica dell’autore. È stato avviato sotto la produzione di Peter Jenner nel ’68, per poi passare per le mani di Malcom Jones (avvalendosi della sezione ritmica dei Soft Machine), ed infine completato da Gilmour e Waters in tempi relativamente brevi (il buon Gilmour era probabilmente l’unico in grado di portare a termine una similie “impresa”). I brani prodotti da questi ultimi sono di conseguenza poco arrangiati, spesso solo chitarra e voce.

Il disco, pubblicato a circa tre anni di distanza dal fulgido esordio The Piper At The Gates Of Dawn, rivela quanto sia nel frattempo cambiata la sensibilità dell’artista. Le cavalcate psichedeliche degli esordi lasciano ora il posto a ballate intimiste e stralunate, di rara intensità espressiva. Il disco sfoggia, uno dietro l’altro, gioelli irripetibili: la cadenza lenta e paranoica di Terrapin, le bizzarrie strumentali di No Good Trying, la filastrocca surreale di Love You, la ballata serena e rilassata di Here I Go, la schizofrenia di Octopus, la semplice e dolce Golden Hair (con parole tratte da una poesia di Joyce), le ballate acustiche intimiste di She Took A Long Cold Look e Feel, le eccentricità infantili di If It’s In You, la ballata notturna di Late Night.

No Man’s Land, con la sua melodia ipnotica immersa nelle sature distorsioni chitarristiche, è uno dei vertici del disco. Questo brano in particolare è da considerarsi fra i più fulgidi precursori dello Shoegaze, uno dei generi più interessanti e creativi emersi in UK negli anni ’80 (reso celebre da Jesus And Mary Chain e soprattutto da My Bloody Valentine).

Dark Globe è una ballata intensa e sofferta, arrangiata solo con chitarra e voce. Il brano è caratterizzato da continui cambi di tempo, che esasperano il senso di disperazione espresso dal brano stesso.

Long Gone è un’altra affascinante ballata acustica sotterranea, caratterizzata da un cantato cupo e baritonale. Il brano, con le sue discese sui registri bassi, esprime un inquietante senso di fatalità, a dimostrare quanto l’artista fosse sempre perfettamente cosciente della sua condizione esistenziale.

Michelangelo Antonioni: Zabriskie Point

Filed under: Cinema, Michelangelo Antonioni, Pink Floyd, Review
Written by: mazapegul @ 12:11 am

zabriskie_point.jpg

Dopo oltre 35 anni dalla sua uscita, il film rimane quell’oggetto strano, dagli schemi narrativi del tutto inusuali, sfuggente, amato per quanto odiato sia dal pubblico che dalla critica, specie da quella americana (almeno così leggo). Un film troppo spesso franinteso.

Il film è ambientato a Los Angeles, durante le contestazioni giovanili dei fine anni ’60 anche se, come spesso accade nel cinema di Antonioni, la storia deraglia presto in altri territori, spiazzando lo spettatore. La pellicola si fa visionaria, profonda e devastante. Il film non è esattamente un atto d’accusa alla fabbrica di morte che è l’establishment, è ancora più feroce. È piuttosto la profezia della sua catastrofe, l’autopsia del cadavere, la celebrazione del funerale.

La pellicola ha un’impatto visivo imponente, che culmina nella visionaria scena d’amore: uomini e donne si amano nel desesto, impegnati solo a giocare col proprio corpo, in mezzo al nulla (la vita celebrata col suo gesto più puro, in contrasto con la fabbrica di morte). Ma ancora più imponente è la scena finale dell’esplosione della villa, presa come simbolo dell’establishment (la scena è immaginata dalla ragazza). Le esplosioni si susseguono in serie da angolature diverse e sempre più ravvicinate. Le immagini vengono poi rallentate e vivisezionate. Gli oggetti simbolo del benessere borghese (televisori, frigoriferi, guardaroba, libri, alimentari vari, ecc.) librano sospesi nel vuoto per effetto dell’esplosione, privati della loro funzione, solo brandelli e macerie. Ad aumentarne l’impatto contribuisce la musica ipnotica/invasata dei Pink Floyd che commenta la sequenza (Come In Number 51, Your Time Is Up).

Non si tratta di una storia d’amore, ne’ di un film sulle contestazioni studentesche, anche se da una analisi superficiale vi si può leggere questo. È in realtà un film profetico e apocalittico, che ricorda più i grandi disastri biblici che le rivolte sociali. Stà quì la grande ferocia espressa dal film, che ti entra nell’anima e ne esci come liberato, purificato.

(Photo (c) 1970 Metro-Goldwyn-Mayer)

Tuesday, September 4th, 2007

Vaffanculo Day

Filed under: Beppe Grillo, Conflitto di interessi, Politica, V-day
Written by: mazapegul @ 4:37 pm

1. No ai parlamentari condannati in via definitiva
2. Massimo due legislature per ogni parlamentare
3. Elezioni con preferenza diretta dei candidati

Sono le tre leggi di iniziativa popolare per cui si raccoglieranno le firme al Vaffanculo Day, il prossimo 8 Settembre. Tre punti che dovrebbero essere basilari per una democrazia, ma evidentemente in Italia non lo sono. Occorre infatti questa iniziativa popolare lanciata da Beppe Grillo e supportata dal passaparola internettiano, naturalmente con la proverbiale indifferenza del mezzo di informazione televisivo nazionale.
Il terzo punto, l’elezione diretta, dovrebbe tuttavia essere complementare ad una legge seria sul conflitto di interessi, in quanto non è auspicabile che maggiori preferenze le ottenga puntualmente chi ha maggiore disponibilità di mezzi propagandistici (e diffamatori).
Il conflitto di interessi, elencato fra le massime priorità del programma pre-elettorale dall’attuale governo di centro-sinistra, dopo un anno di governo continua a godere di ottima salute, in barba agli elettori che pensavano fosse il vero cancro devastante del paese. Mi chiedo quale forza politica sarà in grado di rappresentare questa cospicua fetta di elettorato, specie se il governo in questione dovesse entrare in crisi prima del tempo.

Page 59 of 59« First...10203040...5556575859

Powered by WordPress