Spazi interiori e spazi cosmici

Articolo postato da Valerio HT su free.it.musica.pinkfloyd e it.arti.musica.rock.progressive, il 17-Mar-2003.


Valerio HT:

Ho aperto un nuovo thread, perché l'importanza e la complessità della tematica affrontata in un recentissimo thread di "Altrove" (noto frequentatore di free.it.musica.pinkfloyd), mi suggeriscono di "ripartire dall'inizio". Non tanto per l'interpretazione del significato di "Dark Side of the Moon", quanto per quella di un particolare e ben noto elemento attribuito alla produzione musicale e artistica dei Pink Floyd, più in generale. Nel suo thread recente su "L'equivoco di Dark Side of the Moon", presente su FIMP, Altrove dice:

Altrove:

> Si crede, erroneamente, che DSOTM sia un disco "spaziale", un po' per
> il titolo, un po' per certe atmosfere evocate. La realtà è ben diversa
> (come hanno più volte detto in varie interviste Gilmour e Waters). Dark
> side è un viaggio nell'alienazione dell'uomo e nel suo estraniarsi dal
> mondo per andare "su quel lato nascosto della Luna" dove sia possibile
> rimarcare la distanza da una realtà che si è voluto sfuggire. Ecco
> quindi che il tempo, i soldi e le ossessioni moderne diventano paradigma
> di quello che negli album successivi sarà il tema
> dell'incomunicabilità (già forte in DSOTM)

Valerio HT:

D'accordo sul significato di "The Dark Side of the Moon". L'equivoco sul fatto che esso sia ritenuto un disco "spaziale", credo sia stato chiarito per la stragrande maggioranza dei Floyders, e anche a chi Floyder non è, ma ha almeno un minimo di conoscenza sulla musica dei gruppi rock degli anni '70. Semmai esso può essere comune a chi ha una conoscenza superficiale e magari anche un po' "distratta" della produzione dei Pink Floyd. Basterebbe leggersi i testi (o le loro traduzioni)...

Altrove:

> Spesso la musica dei Pink Floyd è stata usata per iniziative del
> genere. Ricordo che durante l'allunaggio del Luglio '69 la BBC usò le
> musiche dei Floyd per fornire un commento sonoro all'evento; più tardi,
> dopo l'uscita di "Delicate sound of thunder", alcuni cosmonauti russi
> portarono tale album in volo nello spazio nel corso di una missione
> scientifica, etc.

Valerio HT:

Si ancora. Ma da notare anche, che esiste una "Moonhead", pezzo non presente nella discografia ufficiale, composto però dal gruppo appositamente come complemento del background musicale utilizzato dalla BBC. Esso condivide il tema di base con la "Daybreak" di "The Man"; nei bootlegs o ROIO che dir si voglia, talvolta il pezzo è presentato come "Trip on the Mars" (esiste anche qualche bootleg ove quest'ultimo titolo è utilizzato erroneamente per indicare altri pezzi, ma questo esce un po' dal tema in argomento... seppure sia ad esso collaterale). Soprattutto, cosa che faccio qui rimarcare, i Pink Floyd nel momento in cui adattavano/modificavano "Daybreak" per farne "Moonhead", sapevano benissimo quale ne sarebbe stato l'utilizzo... un pezzo usato come "commento musicale" del primo atterraggio sulla Luna (o "allunaggio").

Altrove:

> La musica dei PF, soprattutto quella che va dal '67 al '70, ha avuto
> l'enome merito di far varcare i confini percettivi e mentali, quasi a
> portare l'ascoltatore in una dimensione senza spazio ne' tempo; un vero
> e proprio viaggio molto più intimistico di quanto si creda. Ed è
> proprio qui l'errore: si è confusa la dimensione interiore, percettiva,
> intimistica, con lo spazio esterno, addirittura il vuoto spazio
> siderale. Questa cosa si è poi, equivocamente, trascinata all'infinito.
> Cosa ne pensate?

Valerio HT:

... adesso te lo dico, ma ci vorrà un po' di tempo.

Ti dò intanto qualche indizio di lettura: avrai senz'altro il libro di Schaffner: "Pink Floyd - Uno scrigno di segreti", che nella edizione originale era: "Saucerful Of Secrets - The Pink Floyd Odissey" ( ;-) )

Allora, vai ad aprirlo (nella edizione italiana) alla pagina 45: troverai una specie di trascrizione di un biglietto da visita per un concerto che i Pink Floyd avrebbero tenuto il 14 ottobre 1966 (il giorno prima dell'apertura della Roundhouse come locale musicale e teatrale, e del lancio di IT, la prima rivista "Underground" inglese). Il concerto del 14 ottobre invece era alla "All Saints Hall", Powis Garden. Nota soprattutto come nel testo (riportato, anche se nel libro dello Schaffner ciò non si menziona, anche in alcuni manifesti confezionati "artigianalmente"), a proposito della presenza dei The Pink Floyd, oltre a definirli "il gruppo più fuori di Londra", siano riportati i titoli di queste tre canzoni:

1) Interstellar Overdrive 2) Stone Alone

3) Astronomy Domine (erroneamente scritto "Domini"), con accanto il commento: "un canto astrale"

e l'aggiunta di "altri brani del loro libro dell'era spaziale".

Storm Thorgerson e Aubrey "Po" Powel, iniziarono la loro carriera come "studio Hypgnosis", come è noto, partendo dal progetto grafico della copertina di ASOS, A Saucerful Of Secrets. Nella copertina di ASOS, si sovvrappongono tredici immagini, fra cui, nella metà a sinistra della copertina anteriore, la chiara rappresentazione (sia pure fantasticata) della formazione della Terra da un vortice nella nebulosa che diede origine al sistema solare (e non il sistema solare stesso, come erroneamente viene riportato nel libro citato). Vi è anche una "ruota zodiacale", e un insieme di luci che potrebbero sembrare parti della Via Lattea o di una nebulosa (un gioco grafico di Thorgerson, probabilmente una sua interpretazione dei light show del gruppo). Unendo alle immagini evocative di spazi celesti il titolo (preso da un libro di W.Burroughs) "Set The Controls For The Heart Of The Sun", la reputazione di gruppo "fantascientifico/spaziale" dei Pink Floyd, già presente con i due più famosi (e importanti) pezzi del loro repertorio Barrettiano, continuava ad essere alimentata... anche se le strofe di "set the controls" sono ispirate da una poesia cinese del X° secolo.

Una grande aspirazione dei Pink Floyd era quella di cimentarsi con i film. Fra aprile e maggio 1968 avevano prodotto e registrato la colonna sonora di "The Committée", in pratica composta dalla primissima stilizzata versione di "Careful with that axe, Eugene", col working name di "Keep Smiling People" e poi subito ribattezzata "Murderistic Woman", e da 11 minuti di pezzetti strumentali ed effettistica sonora. L'interesse non era esclusivamente intellettuale/culturale. Richard Wright in un'intervista per Top Pops & Music Now, del 15 settembre 1969, rivelava (fra le altre) due cose:

1) Che il fare colonne sonore poteva rivelarsi più redditizio rispetto ai tour di concerti in Inghilterra. (E qui stà la motivazione non puramente culturale...)

2) Che "sarebbe stato bello fare un film di **FANTASCIENZA**", poiché "la nostra musica sembra avere quell'orientamento".

Ma c'è di più...

Roger Waters aveva persino detto che il suo più grande rimpianto era stato quello di non aver potuto scrivere la musica per "2001: Odissea nello Spazio", celeberrimo capolavoro di Kubrick ispirato da un racconto di Arthur Clarke, considerato da alcuni il più importante film di fantascienza mai prodotto (io sono incerto circa tale qualifica, ma vi dico subito che NON considero affatto il "Blade Runner" ispirato ad un romanzo di Philip Dick un prodotto addirittura superiore a "2001, a Space Odissey", anche se so che molti giovani oggi invece lo pensano...). È bensì vero che "2001: Odissea nello Spazio" è esso stesso un film non solo di SF "spaziale cosmica", ma anche, nella parte finale, un'opera quasi metafisica, una porta aperta verso gli abissi della coscienza "futuribile": il protagonista del film rinasce come feto dotato di una percezione oltre i confini umani, e, appunto, compie un viaggio oltre i confini conosciuti dello spazio e del tempo... e della mente umana. Che poi proprio tale parte finale, o meglio, quella concernente il viaggio iper-spaziale della capsula spaziale, ricca di effetti luminosi e grafici tipicamente psichedelici, abbia una musica elettronico-contemporanea che in effetti non suona affatto distante da quella dei Pink Floyd più "sperimentali" del periodo in cui uscì il film (1968), è una conferma dell'influenza dei compositori di musica elettronica "seria" (come Ligeti e Stockhausen) sulle opere più "ardite" del gruppo.

E ancora:

A inizio del 1970 i Pink Floyd s'imbarcarono nel progetto di una colonna sonora di una serie di "cartoni animati psichedelici", chiamata "Rollo". Il protagonista è un ragazzo che, a bordo di un letto (!) vola in cielo, incontra accanto alla Luna un'astronave, poi uno scienziato (il Professor Creator) e un cane robot, ed ha varie avventure nello spazio (quello esterno). Comunque, il progetto della serie di cartoni animati di Rollo non riuscì a raccogliere i finanziamenti necessari, e quindi non fu mai realizzato.

E ancora:

Nella prima versione di "Echoes", il testo si apriva con una immagine "spaziale", di pianeti che s'incontrano "vis à vis" (e non era la sola strofa accennante allo "spazio esterno", in origine). In seguito, Waters avrebbe avuto l'idea dell'albatros e dei paesaggi acquatici anziché stellari, con, a livello latente, già accennati i concetti d'alienazione (del resto già presenti nella "IF" di Atom Heart Mother, ovviamente...). Si può pensare che proprio l'estate del 1971 sia stato il periodo in cui Waters prese la risoluzione di dedicarsi alla stesura dei testi di album concettuali, le cui tematiche sono tutt'altro che "spaziali", quelle ben note da The Dark Side of the Moon in poi.

E ancora:

Il pezzo "Childhood'End" di Gilmour, presente su "Obscured by Clouds". Esso è il titolo inglese di un romanzo fantascientifico di Arthur Clarke, sempre lo scrittore dell'idea-base di "2001: Odissea nello Spazio"...

E inoltre:

Su "People" del 12 marzo 1984, David Gilmour ammise che uno dei motivi per cui dopo "Meddle", i Pink Floyd divennero più cauti nel parlare con la stampa, soprattutto delle loro vite private, era che "l'immagine *astrale* che si erano creati" non fosse compromessa dalle informazioni date ai loro fans circa il loro modo relativamente "normale" di trascorrere il tempo a casa, guardando la televisione e bevendo birra...

NICK MASON e il suo parere: Disse (sempre negli anni '80, ma devo reperire la fonte precisa), che i Pink Floyd avevano finito per cucirsi una reputazione che in effetti non aveva nulla a che vedere con ciò che il gruppo è realmente. Ammise che v'era interesse per la fantascienza, soprattutto negli anni '60, ma aggiunse che poi, negli anni '70, avevano trattato nelle loro opere (e avuto fra i loro interessi) soprattutto i disturbi della personalità, e se ne fregavano degli extraterrestri.

Sta di fatto che durante un concerto del gruppo il 28 Ottobre 1994 alla Earls Court Exhibition Hall di Londra, il famoso scrittore di fantascienza (e anche musicista dilettante) Douglas Adams, fece una comparizione *dietro le quinte* sul palco assieme al gruppo, suonando la chitarra acustica in "Brain Damage". Nella stessa serie di concerti dati alla Earls Court Exhibition Hall, una sera comparve persino il notissimo fisico e cosmologo Stephen Hawking sul palco (il più famoso teorizzatore e studioso dei "Buchi Neri"), fan del gruppo da decenni e che aveva partecipato con la voce del suo sintetizzatore vocale su "Keep Talking", all'inizio del brano.

Infine: nel DVD di "Pink Floyd - Live at Pompeii - The Director's Cut", la seconda versione del filmato ci mostra un razzo in partenza verso lo spazio, e poi immagini di pianeti in movimento, mentre iniziano le prime note ("Piiing!" del piano di Wright col Leslie) di Echoes. Ora, il DVD in questione è stato realizzato nel 2003, e se ai PF, Gilmour soprattutto, avesse dato fastidio quell'apertura, essa sarebbe stata eliminata, sostituita da qualcosa d'altro.

Prima conclusione, e aggiungo che è *provvisoria*:

Spiegazione BETA: Probabilmente all'inizio la fantascienza interessava realmente, poi i membri del gruppo furono sempre più orientati, e Waters in modo particolare, ad approfondire tematiche esistenziali, di alienazione, dei problemi della comunicazione. Ma il fascino di "gruppo dell'era spaziale" e anche quello di "gruppo misterioso" era ancora redditizio, a livello di notorietà (e anche di pecunia...), e quindi *forse* i Pink Floyd su questo "mito fantascientifico" ci hanno un po'... marciato, pur negando decisamente tale immagine nelle interviste date dopo Meddle. In seguito, col tempo e gradualmente, ci si sarebbe accorti che i testi di Waters da vari anni trattavano di argomenti tutt'altro che "cosmici".

Vi pare una interpretazione corretta? Si?

A me, NO! :-)

Perché, come succede spesso quando si ha a che fare con i complicati giochi della mente umana, le cose sono ancora più complesse e ambigue di quanto già siano potute apparire.

... Ma questa frase che avete appena letto sopra, potrebbe in realtà essere essa stessa un'apparenza illusoria.

Tipica della nostra cultura alla cui base vi è la dissociazione (suggerita da Platone e ampiamente coltivata dalle religioni e dalla filosofia occidentale) fra "interno" ed "esterno", fra questioni terrene e questioni celesti, fra corpo e spirito... spero che i sinceri credenti nella nostra tradizionale religione che potrebbero leggere questo post, non siano troppo contrariati da questa mia considerazione, e se ciò succedesse me ne scuso con voi: non è mia intenzione contestare qui la fede religiosa in modo generico.

Dico solo che, a me personalmente, convince di più la teoria del maestro buddhista di Tien'tai: l'individuo e l'ambiente che lo circonda non sono cose fondalmentalmente diverse, la mente e il mondo che essa pensa non sono "oggetti diversi", il corpo e l'anima sono aspetti complementari di una stessa realtà essenziale e profonda, lo spazio della coscienza interiore è profondo quanto lo spazio cosmico, *e l'uno esiste in quanto esiste anche l'altro*.

Stante che esiste un primo livello d'interpretazione, che a livello pratico "funziona" (considerato come modello per spiegare dei fenomeni, come se fosse una teoria scientifica, cosa che non è...), e quindi da un punto di vista "pragmatico" potrebbe anche essere accettabile. Ed è la spiegazione "BETA" sopra riportata: essa, negli effetti visibili, potrebbe benissimo essere valida.

Ma in conseguenza della filosofia a cui accennavo sopra.

Spiegazione ALPHA: Spazio interiore e spazio esterno cosmico sono due aspetti della stessa realtà.

È noto che tale concetto era stato portato a conoscenza dei membri del gruppo da persone che cercavano d'intepretarne l'opera, ed è noto che essi abbiano commentato con ironia, quasi ridicolizzando questo approccio concettuale. Ma ciò ci dice solamente che, a livello *cosciente*, essi non hanno mai fatto, o voluto fare, tale correlazione.

Comunque, ammettendo per "ipotesi di lavoro" che tale principio abbia una effettiva realtà (sebbene non sia affatto dimostrato), l'interesse originario dei Pink Floyd per lo spazio cosmico, quindi, poteva riflettere inconsapevolmente il desiderio o forse anche il bisogno, di immergersi nelle profondità degli abissi della mente, di svelare o almeno toccare gli inquietanti misteri dell'ID, lo "sconosciuto nell'ombra" dentro a sè stessi.

In "Solaris", capolavoro fantascientifico di Stanislaw Lem (consiglio di leggere il romanzo o almeno vedere il film di oltre 30 anni fa girato dal grande Andrej Tarkovskij, nonostante si sappia che la versione italiana fu sottoposta a tagli e a traduzioni non sempre ottimali... perché la versione portata più di recente sullo schermo non si può dire che riproduca realmente le tematiche e lo spirito del romanzo...), dicevo in "Solaris", sotto l'apparenza di film di "fantascienza spaziale" si cela lo svolgimento di una ricerca inquieta e inquietante sui problemi della comunicazione, non solo fra il sè e gli altri, ma anche fra la coscienza superficiale e le emozioni profonde, fra il pensiero apparente e quello recondito, e sullo equilibrio assai delicato fra "adattamento" e *alienazione*.

Sarebbe interessante qui fare un'analisi approfondita e dettagliata degli elementi di riscontro che potremmo trovare già a partire dal primo pezzo del primo album dei Pink Floyd, appunto "Astronomy Domine".

Effettuare una comparazione fra la tecnica a filastrocca di Barrett talvolta riscontrabile nelle canzoni di "The Piper", la "nursery rhymes" di "The Gnome", la voglia di fiabe infantile nella richiesta fatta a "Matilda Mother", e il ritorno a stati di coscienza sempre più "infantili" e meno lucidi di "HAL 9000", mentre l'astronauta Bowman mano a mano estrae gli elementi dei centri superiori della intelligenza artificiale del computer psicopatico, sino a quando canta a Bowman una filastrocca infantile...

Tante tante altre cose si potrebbero dire. Ma ci vorrebbe ancora tempo... E come dice "Time" di The Dark Side of the Moon, nell'ultima strofa: ;-)

"Il tempo è terminato, la canzone è finita, sebbene abbia ancora qualcosa da dire".


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