ustr?ga: rubbil

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Dopo una delicata introduzione, i tre movimenti di terrmuq: 2 paesaggi sonori, la prima parte la natura, un paesaggio oscuro, gole, precipizi, montagne incantate, la natura che ci circonda, che ci sovrasta; poi l'industria e anch'essa ci circonda, ci opprime; il terzo paesaggio di terrmuq è mentale, rarefatto, profondo, con una chitarra saggia, mai una nota di troppo, un assolo che potrebbe essere nascosto tra le pieghe di Monster Movie, meraviglioso... Seguono poi tre brevi bozzetti, forse indicativi delle direzioni future degli ustr?ga, ma con bwuulo torniamo ai grandi affreschi cari all'autore, è questo il brano a mio avviso più importante del cd, il manifesto di questo rubbil, la dolcezza che ancora esiste, esile e avvolta tra cocci di vetro e filo spinato, indescrivibile. Poi h tirnho, acido solforico per colazione, se gradite. Qualche spina di troppo affiora in vavav, nel caso credessimo che la strada fosse in discesa, ma la chitarra di Paolo qui avrebbe meritato uno spazio maggiore, il Nostro ha una musicalità consapevole, sofferente, che racchiude già in sè i frammenti di metallo e le pietre che vengono riversati sul suo cammino, sono i rischi dell'improvvisazione live, di questo si tratta, dal vivo in studio, qui si rischia, sempre... Ma è l'unico episodio che risente di ciò che si rivela essere un beneficio per questo cd, certi momenti che ci troveremo davanti più tardi come cloro ziti sono rari momenti che ogni vero musicista vorrebbe eseguire, vorrebbe afferrare. E così via sino alla seconda perla di questo lavoro, il finale di kll2=gurr, la colonna sonora della fine del mondo, o di un mondo: semplicemente tutte le note, tutti i suoni possibili ci arrivano contemporaneamente e ci fanno perdere l'orientamento, ci fanno smettere di sognare. Un opera per chi non vuole crogiolarsi con gli stili definiti e puliti, un cd impressionante nel suo rigore, è la negazione coraggiosa di ogni accademismo. Una particolare nota di merito all'istantanea di iduutr, suona come un pezzo di Geesin conservato in salamoia per circa 30 anni. Niente in questa opera è banale, nemmeno i titoli, e non è certo un caso...


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