soundscape metamorphosis

reviews & reactions




Riascoltato dopo un po' di tempo, il disco mi piace ancora. Nel complesso i miei preferiti sono la traccia 4, la 2 e il finale.
Il drone iniziale è bellissimo, mi è sempre piaciuto ed il suo merito è soprattutto di introdurre bene la traccia 2. La 2 è minimale e ripetitiva, esprimendo belle armonie e un desolato paesaggio musicale. Non male l'apertura centrale del brano (un appunto: le note si accavallano un po' e l'insieme di conseguenza appare un po' insicuro, ma forse è un effetto voluto), che sembra aprire uno spiraglio, poi chiuso dal cupo drone che introduce il finale con il raglio delle corde grattate. Buono.
La traccia 3 è anch'essa valida, aprendo un altro spiraglio di luce. Funziona dopo il finale disturbato della traccia 2. Poi cmq l'atmosfera si richiude (!), con ostinate ripetizioni sui toni bassi, e bei droni atmosferici, minacciosi e tetri. Il 4o brano ha un gran bell'arpeggio iniziale, semplice, ma assai efficace. La linea melodica sopra costruita è di gran gusto, ed è forse una delle cose che preferisco del disco. La parte distorta entra bene, forse leggermente in ritardo, ma ha un gran bel suono sodo e massiccio, mi ricorda il suono di brrodo (ustr?ga outtake, ndr.), come timbrica. L'assolo distorto è anch'esso di ottimo gusto. Nel complesso è davvero bella la metamorfosi del suono da pulito a distorto. Il ritorno del pulito finale è toccante. Sicuramente il brano migliore del disco IMO.
L'unico pezzo un po' debole secondo me è la traccia 5. Mi sembra un pò insicuro e forse esprime sensazioni già provate nei brani precedenti, e anche come sonorità mi sembrano un po' ripetute.
Il pezzo finale è forse il più difficile, nel senso che è il più rumorista ed astratto. L'insieme è convincente, i vari passaggi e le metamorfosi ci stanno tutte. Mi piace come il suono si evolve dal drone che entra circa ad un terzo del brano fino al finale compleamente rumorista. Bello. Snervanti e da "eclisse" le noti solitarie e lancinanti nella conclusione. Grande!

 
Paolo è un amico. Meglio premetterlo.
Per quanto si possa essere amici a 9 ore di fuso orario.
Anyway: Paolo è anche, anzi principalmente un musicista. Bravo; probabilmente mi azzarderei a reputarlo eccellente se solo sapessi di musica... Ama la chitarra, ha con la sei corde un rapporto quasi osmotico. Un cuore e una sei corde. Un cuore che trasmette le proprie cariche elettrostatiche a quelle righette che ricordano i quaderni delle elementari, alle rotelline dei pick up, al plettro. Vibrazioni, pulsazioni, sospensioni. Un suono calmo, distensivo, quasi erotico.
Immergendosi nei 50 minuti abbondanti di questo lavoro crudo ed essenziale nel suo totale ossequio ai principi del do-it-yourself (dalle linee compositive alle registrazioni fin quasi alla distribuzione) si perdono le coordinate tempo-spaziali, si fluttua con la mente e - forse - con lo spirito, si osserva (si ascolta) una dimensione parallela vacua, morbida, evaporante. Un paesaggio sonoro, appunto. Mutevole, indecifrabile. Chissà, forse oscuro.
E i riferimenti? No, l'ho scritto: Paolo è un amico, e gli amici non si sputtanano spiaccicandogli in faccia snobistici paragoni. Fate una cosa, sentite il disco: poi divertitivi a stilare l'elenco di references più lungo del mondo. Ma senza farlo sapere a nessuno. Senza farlo sapere a me, soprattutto. (7)

 
Arrivato Paolo...... due giorni fa................ e oggetto da subito di non pochi ed attenti ascolti (mi sta occupando lettore e stanza in questo momento).............. visto che il suono... espanso stipato dentro è sicuramente MIO!!! .................. sai .... sono da sempre perso dietro musicisti che pur armeggiando con il feticcio "rock" per eccellenza - la chitarra - amano reiventarla per farne una generatrice di suoni/risonanze/canglori/drones .......... forzando si potrebbe parlare forse di un uso _non chitarristico_ di quest'ultima (ovviamente non perchè ne' disdegni l'impiego più scolastico/ortodosso, anzi!!!!)
......... e le strade [..o meglio i sentieri venosi -  certo sono ombre di rami, mi dirai, ma è quello che ci vedo  -  trasfiguarti nella bella copertina con cui hai voluto interfacciare il tutto..] che ami percorre sono quelle che con il passo incerto/curioso del modesto fruitore dalle orecchie ricercanti, quale sono, frequento............. importante che mi cambino di continuo sotto i piedi.............
...e questo lavoro............. dopo un fragoroso motoristico incipit.................. con quel suo flusso sonoro estatico ad alto gradiente emozionale............. che ti si stratifica addosso come fa ad esempio benissimo nel suo lento dipanarsi la terza traccia (......programmaticamente in repeat)................. mi ha imbrigliato............
............insomma i miei intasatissimi filtri hanno trovato di che gioire,..
...........mi / ti auguro che messo in giro trovi altre e più attente orecchie........... chiamiamoli spiriti acusmatici amanti le strade ribelli alle mappe!!!!!!!! cari saluti Paolo... e grazie ancora per per questi 51.46 m........

  • Nicola Galibardi, 18-Mar-2006
 
Soundscape Metamorphosis: Dalle ceneri delle ceneri del rock all'alba del 2006 appare questo diamante, che dovrebbe essere traguardo assoluto per ogni musicista sensibile, un viaggio interiore compiuto da Paolo Guiducci a cavallo delle sue sei corde, una boccata di ossigeno, finalmente. La musica che riscopre il suo significato più puro, la sublimazione della fisicità, l'assenza di ritmo, una pulsazione continua in paesaggi sonori che il musicista attraversa relmente con l'anima prima che con lo strumento, la lenta navigazione (Slow Sail) che ci porta verso l'origine delle cose, dell'esistenza (Primordial Life). Poi la dolcezza sapiente, il miele senza zucchero di Lost Memories, le paure e i ricordi di una vita condensati in Brainstorm, l'assolo senza gravità di Earth's Tears che è semplicemente coscienza e consapevolezza allo stato puro, e la voglia di ripartire, di ignoto, di nuovo che non si è placata. Si ritorna in volo (Trip To Nowhere) nuovamente alla caccia di nuove forme di vita, di linguaggi sconosciuti, di esperienze sulla rotta del suono, mai autocompiacente, che porta l'artista, e noi con lui, verso i fondali più profondi. Guiducci che si lascia sedurre dalla nostalgia senza rimanerne schiavo e riparte armato della sua chitarra e delle sue nuvole elettroniche verso oscurità che ci auguriamo vengano esplorate in un futuro quanto mai prossimo con la stessa passione e la stessa sapienza.

 
Sulle corde di Fender, Gibson, Ibanez, attraversa (nella bisaccia un PowerBook e software usati con parsimonia) stagioni e paesaggi, cambiando ma rimanendo sempre fedele a se stesso. Gli arpeggi minimal di "Searching the light". L'ambient a la Sylvian in "Metamorphosis #2" che si addensa in struggimento. L'affresco di delay dalle trasparenze ispaniche "Lost Memories Metamorphosis". Il droning luminescente "Metamorphosis #5". Certo: Toral, Fripp, Hassell, Fay... praticamente Guiducci. (7/8)

  • Dionisio Capuano, Blow Up N. 94, Marzo 2006, pag. 114
On the cords of Fender, Gibson, Ibanez, through (with a PowerBook and some minimally used software) seasons and landscapes, changing, yet always faithful to his style. The minimalist arpeggio of "Searching the light". The Sylvan-like ambiance in "Metamorphosis #2", that thickens in exhaustion. The delay fresco of hispanic transparencies in "Lost Memories Metamorphosis". The luminescent droning of "Metamorphosis #5". Of course: Toral, Fripp, Hassell, Fahey... completely Guiducci. (7/8)

  • (Translated by A. Ortiz)


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