Pink Floyd RoIO: KQED

RoIO, 29-Apr-1970
di Valerio HT e Duccio Spericolati


Valerio HT:

Nota preliminare: in origine questo scritto era composto da mie impressioni e commenti sul suddetto concerto per la TV KQED di San Francisco, ripreso il 29 aprile 1970 di pomeriggio (alla sera stessa avrebbero poi tenuto un concerto al Fillmore West di San Francisco, ed anche di quello esiste un'ottima registrazione da soundboard), che ho inviato ad un ferrato studioso Floydiano, tale Duccio Spericolati; poi lui mi ha risposto aggiungendo delle sue osservazioni, e ho concordato con lui d'integrarle nella mia little recensione; nel testo segnalo le parti originarie di Duccio, dichiarandole prima e quotandole.

Per chi non conosca l'oggetto della recensione, si tratta della registrazione TV, quindi è un video e non solo audio.

Impressione generale: ovviamente è un "concerto senza pubblico", e questo in una certa misura si riflette nel loro modo di suonare, ad esempio sia Mason che Gilmour in genere non mettono il massimo dell'energia, ma in effetti per gran parte del materiale questo non è poi necessario... comunque, complessivamente esecuzioni di qualità certamente più che discreta. E soprattutto una registrazione audio di buon livello, con un missaggio che è almeno decente, tranne rari punti (in particolare all'inizio di Grantchester Meadows, dove la voce bassa sia di tono che di volume di Waters tende ad essere sovvrastata dalle due chitarre acustiche di Gilmour e Waters).

Fa notare Duccio che:

Sono solo un po' smorti rispetto al solito, o stanchi, a Waters fa pure male la mano, lo si vede chiaramente alla fine di un pezzo. Indubbiamente la presenza di una tv li ha frenati un pochino rispetto al solito, la coscienza di fermare su video tape un momento della loro storia li ha fatti essere un po' più precisini e freddi del solito. Loro poi sono sempre stati estremamente pigri, capaci però (tipico dei fuoriclasse) di eseguire la mega prestazione a comando. Ho notato che a loro faceva molto bene cambiare luogo, quando in una tournee andavano in uno stato diverso immediatamente la loro prestazione si innalzava di livello, generalmente è sempre stato così. I nostri beneamati Camaleonti Rosa eseguivano versioni oniriche in Olanda, folli in Germania (i concerti più strambi li hanno fatti lì), melodici e puliti in Italia, più rock del solito in USA, in Francia facevano quello che gli pareva perchè sono stati i conterranei di Asterix i primi a capire il valore della band post Barrett. Lì era un po' che erano in America, ci aggiungiamo la tv, ed eccoli un po' mogi.

Valerio HT:

E poi, naturalmente, c'è il "di più" non indifferente di vederli mentre suonano, l'immagine certo ha la qualità del VHS derivato dal nastro master Ampex usato dallo studio TV nel 1970, quindi è ovvio che risoluzione e definizione non possono essere quelle del DVD derivato dalla pellicola del film Pink Floyd live at Pompeii, ma è comunque più che sufficiente per mostrare abbastanza bene sia loro che la loro tecnica strumentale. Poco rilevanti tutto sommato gli effetti visivi "speciali" aggiunti in studio da qualche tecnico della TV.

ATOM HEART MOTHER: La prima parte appunto consiste di un video in cui invece del gruppo (il cui suono si sente) appaiono distese di terreni, vegetazione etc. ripresi dall'alto, probabilmente da un aereo. Più interessante la seconda parte, in cui si vede il gruppo. In quel momento in realtà il titolo del pezzo era ancora The Amazing Pudding, anche se nei titoli di coda del filmato appare Atom Heart Mother (evidentemente, i titoli sono stati aggiunti tempo dopo...). Forse non la migliore esecuzione di The Amazing Pudding, ma abbastanza buona, comunque. Lì si ha modo di vedere come Wright manipola spesso vibrato e tremolo del Farfisa Compact Duo (lo stesso modello di organo che utilizzava il mio gruppetto nel 1969-1970... stesso periodo), strumento di cui mi ricordo ancora abbastanza bene. Tutto sommato come insieme di voci, anche senza il coro ingaggiato da Ron Geesin, rendono in maniera sufficiente quelle dei membri del gruppo.

Circa Wright, Duccio commenta:

Un tastierista che generalmente ha suonato tutta la carriera con una mano sola, l'altra era impegnata a colorare la musica, un grande: ma la gente non se ne accorge mai. Il nostro applicando il wahwah al Farfisa già dal '68 ha anticipato il synth con oscillatori modulabili, un genio della musica moderna. E così anche coi drawbars dell' Hammond. Solo tu hai notato che adesso in Echoes queste cose non le fà più. Fà bene a non farle, tanto mi sa che piacciono solo a noi, ma se capisco ancora qualcosa di musica credo che la chiave del magico suono pinkfloydiano sia lì. Anche il nostro Gilmour lavora meno in questo senso, ed i risultati si sentono.

Valerio HT:

CYMBALINE: Emozionante vederla eseguita sul video, anche se avevo avuto modo di vedere quel video tempo addietro. Non so quante volte l'abbia ascoltata, ma non cessa mai di stupirmi l'impressione di bellezza struggente di quella linea melodica. E la voce di Gilmour, che qui come in altri casi è la principale, è chiara, limpida, espressiva. Forse Paolo Porky Mazapegul ha ragione: More è un disco da quasi sempre un po' sottovalutato, o anche parecchio sottovalutato. Si odono ad un certo punto della canzone i famosi "passi" che in sala di concerto erano diffusi "circolarmente" dall'Azimuth Co-Ordinator.

GRANTCHESTER MEADOWS: Ho già detto del fatto del missaggio all'inizio della voce di Waters, ma assai probabilmente era anche una questione di disposizione dei microfoni. Peraltro quando "entra" anche la voce di Gilmour, finalmente la voce "emerge" dal background delle chitarre acustiche. Poi subentra l'organo di Wright, e ad un certo punto si sente un passaggio che è stato poi ripreso su Alan's Psychedelic Breakfast.

Duccio:

Che bello il finale di Wright!

Valerio HT:

GREEN IS THE COLOUR: Nessuna annotazione particolare, una melodia abbastanza bella resa bene ancora una volta dalla voce di Gilmour.

CAREFUL WITH THAT AXE, EUGENE: Versione abbastanza buona, anche se manca dell'effetto di "lenta ipnotica sospensione" tipico di quella di Ummagumma (sicuramente il pezzo meglio eseguito di tutto Ummagumma disco live). Tipico l'anticipare con urletti trattenuti, quasi "urli sussurrati", l'esplosione vocale che scatena il brano nella parte centrale. Anche qui la chitarra di Gilmour appare un pelo "meno delirante" della versione di Ummagumma.

SET THE CONTROLS FOR THE HEART OF THE SUN: Anche questa è una versione abbastanza buona, anche se un po' al di sotto di quella di Ummagumma. Tra l'altro in qualche punto si nota come Wright varia i controlli del Leslie, mentre si vede molto bene Gilmour alla "barretta metallica" usata in scivolata sulle corde ("glissato"). Qui Waters ci dà dentro abbastanza col Gong, si nota che nel pezzo non suona il basso ma canta solamente (oltre a suonare il gong nei punti "strategici").


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