Michelangelo Antonioni: Zabriskie Point
1970
Dopo oltre 35 anni dalla sua uscita, il film rimane quell'oggetto strano, dagli schemi narrativi del tutto inusuali, sfuggente, amato per quanto odiato sia dal pubblico che dalla critica, specie da quella americana (almeno così leggo). Un film troppo spesso franinteso.
Il film è ambientato a Los Angeles, durante le contestazioni giovanili dei fine anni '60 anche se, come spesso accade nel cinema di Antonioni, la storia deraglia presto in altri territori, spiazzando lo spettatore. La pellicola si fa visionaria, immaginaria, profonda. Il film non è esattamente un atto d'accusa alla fabbrica di morte che è l'establishment, è ancora più feroce. È piuttosto la profezia della sua catastrofe, l'autopsia del cadavere, la celebrazione del funerale.
La pellicola ha un'impatto visivo imponente, che culmina nella scena d'amore: uomini e donne si amano nel desesto, impegnati solo a giocare col proprio corpo, in mezzo al nulla (la vita celebrata col suo gesto più puro, in contrasto con la fabbrica di morte). Ma ancora più imponente è la scena finale dell'esplosione della villa, presa come simbolo dell'establishment (la scena è immaginata dalla ragazza). Le esplosioni si susseguono in serie da angolature diverse e sempre più ravvicinate. Le immagini vengono poi rallentate e vivisezionate. Gli oggetti simbolo del benessere borghese (televisori, frigoriferi, guardaroba, libri, alimentari vari, ecc.) librano sospesi nel vuoto per effetto dell'esplosione, privati della loro funzione, solo brandelli e macerie. Ad aumentarne l'impatto contribuisce la musica ipnotica/invasata dei Pink Floyd che commenta la sequenza (Come In Number 51, Your Time Is Up).
Il film non è ne' una storia d'amore, ne' un film sulle contestazioni studentesche, anche se da una analisi superficiale vi si può leggere questo. È in realtà un film profetico ed apocalittico, che ricorda più i grandi disastri biblici che le rivolte sociali. Stà quì la grande ferocia espressa dal film, che ti entra nell'anima e ne esci come liberato, purificato.
Personalmente ritengo che Zabriskie Point sia da annoverare fra i più grandi capolavori del cinema visionario.
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