Calexico: Spoke
Hausmusik/Quarterstick, 1997
Di Dario D.

Registrato in un mese, a fine 1995, Spoke (alla lettera: "raggio", quello d'una ruota; ma la traduzione dovrebbe accettare anche una coniugazione a piacere del verbo "to speak") è il primo - nonchè meno celebre - prodotto targato Calexico (ex costola ritmica dei Giant Sand), se si esclude un "tape" autoprodotto pochi mesi prima.
In meno di 45 minuti sono compresse ben 19 tracce (delle quali 10 strumentali): frammenti, allora, e così verranno definiti. Frammenti di sperimentazione sonora inframmezzati da "scherzi" rumoristici, frammenti d'idee, frammenti di ciò che non dopo molto sarebbe divenuto il manifesto programmatico musicale del duo di Tucson. Benchè accreditato un manipolo di amici a supporto ed a vario titolo, di fatto il disco è suonato interamente da Joey Burns e John Convertino. Il primo, oltre a distendere la propria (avvolgente) voce sul microfono, si districa alecremente fra chitarre, bassi, armoniche, violoncelli e mandolini; il secondo è delegato alla sezione ritmica, non disdegnando comunque, fra un tom ed un charleston, apprezzabili apparizioni all'acustica e, soprattutto, sfoggiando una padronanza quasi biologica della marimba, sorta di xilofono originario
Frammenti, si diceva. Come quelli rumoristici, la cui presenza paga dazio (e ringrazia) il metodo di produzione (del tutto casalingo, quasi lo-fi): porte che scricchiolano e poi si chiudono impetuosamente, annunci di viaggio rubati ad una stazione ferroviaria, nastri che stridono e si lamentano fino a stracciarsi, music-box dal mood rinascimentale.
Frammenti musicali, e le prime avvisaglie di desert sound(scapes) si notano soprattutto in tre composizioni: Sanchez (senza dubbio l'apice del disco), Point Vicente (che s'apre con la deliziosa voce d'una bimba che pare in cerca di qualcosa/qualcuno) e Wash (dove i riferimenti morriconiani più si fanno palesi). Frammenti pop: come quello di Glimpse, ove un giro di chitarra riporta alla mente addirittura Get Back dei Beatles. Come quello, anche, di Slag. Frammenti oserei dire punk: l'attacco di Scout quasi spaventa, con un paio d'accordi d'una elettricità poderosa che lasciano immaginare un prosieguo à la Clash.
Frammenti d'etnicismo europeo, con una breve ma essenziale Mazurka ed un viaggio tra i gitani al ritmo di Mazurra. E, infine, frammenti di frammenti. Il minimalismo che chiude il disco suggerito da Removed (ballata accompagnata dai soffici sussurri di Burns); Hitch (forse il pezzo più ruvido del disco); Stinging Nettle, contraddistinto da un lungo e sostenuto arpeggio.
Non mancano, purtroppo e per fortuna, frammenti e basta, poco ambiziosi minuti guidati da linee melodiche semplici, così sottili da quasi non accorgersene (Haul, Spokes, la stessa Low Expectations).
Poco male: di lì a poco, questi frammenti (tutti) raggiungeranno paradisiaca sublimazione in un'opera epocale.
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