Syd Barrett: The Madcap Laughs

Harvest, 1970


Syd Barrett, con il primo album dei Pink Floyd e i due lavori solisti pubblicati nel '70 (The Madcap Laughs e Barrett), si guadagna un posto fra i massimi artisti rock di sempre. Barrett è stato un inventore, il suo stile di songwriting ha esercitato e continua ad esercitare una forte influenza su diverse generazioni di artisti.

Nell'opera di Barrett c'è qualcosa che la rende inattaccabile, sia dalle mode che dal tempo che passa. Neanche l'avvento del punk e della new-wave (non esattamente gentili nei confronti dei dinosauri tipo Pink Floyd) ha scalfito la figura dell'artista. Tutt'altro, è stato ed è rimasto uno stabile punto di riferimento.

The Madcap Laughs è un progetto dalla gestazione lunga e difficoltosa, dovuta in gran parte alla instabilità psichica dell'autore. È stato avviato sotto la produzione di Peter Jenner nel '68, per poi passare per le mani di Malcom Jones (avvalendosi della sezione ritmica dei Soft Machine), ed infine completato da Gilmour e Waters in tempi relativamente brevi (il buon Gilmour era probabilmente l'unico in grado di portare a termine una similie "impresa"). I brani prodotti da questi ultimi sono di conseguenza poco arrangiati, spesso solo chitarra e voce.

Il disco, pubblicato a circa tre anni di distanza dal fulgido esordio The Piper At The Gates Of Dawn, rivela quanto sia nel frattempo cambiata la sensibilità dell'artista. Le cavalcate psichedeliche degli esordi lasciano ora il posto a ballate intimiste e stralunate, di rara intensità espressiva. Il disco sfoggia, uno dietro l'altro, gioelli irripetibili: la cadenza lenta e paranoica di Terrapin, le bizzarrie strumentali di No Good Trying, la filastrocca surreale di Love You, la ballata serena e rilassata di Here I Go, la schizofrenia di Octopus, la semplice e dolce Golden Hair (con parole tratte da una poesia di Joyce), le ballate acustiche intimiste di She Took A Long Cold Look e Feel, le eccentricità infantili di If It's In You, la ballata notturna di Late Night.

No Man's Land, con la sua melodia ipnotica immersa nelle sature distorsioni chitarristiche, è uno dei vertici del disco. Questo brano in particolare è da considerarsi fra i più fulgidi precursori dello Shoegaze, uno dei generi più interessanti e creativi emersi in UK negli anni '80 (reso celebre da Jesus And Mary Chain e soprattutto da My Bloody Valentine).

Dark Globe è una ballata intensa e sofferta, arrangiata solo con chitarra e voce. Il brano è caratterizzato da continui cambi di tempo, che esasperano il senso di disperazione espresso dal brano stesso.

Long Gone è un'altra affascinante ballata acustica sotterranea, caratterizzata da un cantato cupo e baritonale. Il brano, con le sue discese sui registri bassi, esprime un inquietante senso di fatalità, a dimostrare quanto l'artista fosse sempre perfettamente cosciente della sua condizione esistenziale.


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