Apr 182016
 

Nel caso dell’ultimo Referendum ha votato il 31% degli aventi diritto, di cui l’86% ha votato “sì”. Il quorum del 50%+1 non è stato raggiunto, dunque è come se avesse vinto il “no”. Se calcoliamo le percentuali assolute abbiamo: il 26% degli aventi diritto ha votato “sì”; il 5% ha votato “no”. Ora supponiamo che i sostenitori del “no” avessero deciso di andare a votare più numerosi, avremo così tre scenari diversi:

  • se non avessero superato il 24% assoluto nulla sarebbe cambiato perché il quorum non sarebbe ancora superato;
  • se avessero superato il 26%, il “no” avrebbe vinto col quorum;
  • se infine questi avessero raggiunto fra il 24%-26% avrebbero fatto superare il quorum, ma decretato la vittoria del “sì”.

Non esprimo giudizi sul merito del referendum, voglio solo evidenziare il fatto che tecnicamente votare “no” offre una chance di vittoria, seppur piccola, al “sì”. Un “rischio” che aumenta progressivamente col salire della percentuale dei votanti “sì”.

Apr 182016
 

La polemica sul voto o non voto per il referendum sulle trivelle ha toccato notevoli livelli di demenza, sia da parte dei filo governativi che dall’opposizione. Si può discutere sul fatto che sia giusto o meno che per i referendum abrogativi sia necessario raggiungere il quorum del 50%+1, ma dal momento che la legge lo prevede non votare equivale di fatto ad un “no” più forte. In tale categoria non ci sono solo indifferenti e menefreghisti (come sarebbe nel caso in cui non servisse il quorum), c’è anche chi ha fatto una scelta dietro un ragionamento preciso.
Se ad esempio dovesse passare il referendum cretinolfiano per abrogare la legge sulle unioni civili, credo che rivedremo, giustamente, molte persone dell’esercito pro voto gridare: “andate al mare!”