Nov 272017
 

Ingredienti per 8 persone:

  • 1 kg. di farina tipo 00
  • 100 g. di strutto
  • 6 g. di bicarbonato (o 15 g. di lievito istantaneo, la rende più bianca)
  • 15 g. di sale
  • 380 g. circa di acqua calda

Preparazione:

Impastare bene tutti gli ingredienti (lo strutto deve essere morbido) e lasciare riposare l’impasto per almeno 30 minuti. Suddividere l’impasto in 10/12 parti e stendere le piadine col mattarello fino a uno spessore di circa 4 millimetri. Cuocere su una teglia con gas medio per un minuto e mezzo circa per lato, forare l’impasto con una forchetta per evitare che si formino bolle.

Nota: questa ricetta tira più sul riminese che sul ravennate.

Jan 282016
 

rotolo-di-spinaci

Dose per 4/5 persone.

Ingredienti:

  • 400 g. di farina
  • 4 uova
  • 200 g. cassatella
  • 150 g. parmigiano
  • 150 g. spinaci
  • Aglio
  • Olio d’oliva
  • Ragù di carne

Preparazione:

Impastare farina e uova e tirare la sfoglia.

Lessare gli spinaci e tritarli. Mischiare gli spinaci con la cassatella ed il parmigiano.

Stendere l’impasto ottenuto sulla sfoglia, in modo regolare. Arrotolare la sfoglia come un involtino e chiuderlo dentro un panno di cotone. Cuocere in acqua bollente per 30 minuti circa.

Tagliare a fette il rotolo ancora caldo e servire con ragù di carne.

Jan 272016
 

 

Dose per 4/5 persone.

Ingredienti:

  • 350 g. di farina
  • 150 g. parmigiano
  • 4 uova
  • Brodo di maiale

Preparazione:

Impastare uova, farina e parmigiano, ottenere un impasto relativamente duro.

Tagliare l’impasto in 5/6 pezzi e farlo asciugare per circa 30 minuti. Tritare l’impasto col coltello fino ad ottenere piccoli pezzi di pasta irregolari.

Cuocere nel brodo di maiale bollente per 3/4 minuti.

Jan 132016
 

Raccolta di proverbi, tiritere, luoghi comuni e modi di dire romagnoli con traduzione. Una selezione di quelli più tipici e interessanti.

Vedi anche: Dizionario sfrondoli romagnoli, Insulti in dialetto romagnolo e Al zità.
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  • Te ch’tac i tac, tan tac un tac a me? T’vu che me tac i tac a te s’enca te tac i tac, tacti te i tu tac: (scioglilingua) Tu che attacchi i tacchi, mi attacchi un tacco a me? Vuoi che io attacchi un tacco a te se anche tu attacchi i tacchi, attaccateli da te i tuoi tacchi.
  • Me a la tù età a magnèva e fug e a caghèva la zèndra!: Io alla tua età mangiavo il fuoco e cagavo la cenere!
  • L’è e gat murmion cl’ha arburté la pgnata: È il gatto brontolone che ha ribaltato la pentola.
  • An so miga e fiol de pori sugameni: Non sono mica figlio dei poveri …
  • Un s’fa un fòss senza do rivi: Non si fa un fosso senza due rive (La colpa non è mai da una parte sola).
  • Sa t’atac e tac a t’atac e tic: (scioglilingua) Se ti attacco il tacco ti attacco il tic.
  • Se ven la crisi, intènt che i mègar i s’mor, i grès i s’mègra: Se viene la crisi, intanto che i magri muoiono, i grassi dimagriscono.
  • Mè tè e loi a sèm in troi: Io tu e lui siamo in tre (con accento bellariese).
  • Taia taia l’è sempar cort: Taglia taglia è sempre corto.
  • T’e da scorr quant al pessa al galèni: Devi parlare quando pisciano le galline (Un modo per dire di stare zitti).
  • Piotòst che nient l’è mei piotòst: Piuttosto che niente è meglio piuttosto
  • I’ha fat agli’arvultai: Quando i genitori contraccambiano l’invito a cena dei genitori della fidanzata/o.
  • T’vu insgnì e gat a rapè so?: Vuoi insegnare al gatto ad arrampicarsi? (Si usa quando si vuole fare capire una cosa che si da per scontato di saper fare).
  • Un’s’coi un stèch: Non si raccoglie un bastone (Detto quando non si combina niente)
  • Quand l’è inuvlè un’ha èlt che da piov: Quando è annuvolato non ha altro che da piovere (Detto di una situazione critica).
  • Se ci bon tal vì da par tè: Se sei capace lo vedi da solo.
  • L’è cme dì putèna ma la voipa: È come dire puttana alla volpe (Detto quando uno resta indifferente all’insulto).
  • L’è scorg cme e caval ad Scaia e dla bocca u’s ved e bus de coul : È piagato come il cavallo di Scaia e dalla bocca gli si vede il buco del culo (Detto di persona gravemente malata e magra).
  • Nàt preocupa pàr chi più fùrb cne tè: Non preoccuparti di quelli più furbi di te.
  • La Pasquèla un pàs ad vidèla: Per la Pasquella un passo di vitella (per l’Epifania le giornate si cominciano ad allungare a vista d’occhio).
  • Sant’Antoni un’oura bona: A Sant’Antonio un’ora buona (le giornate si sono allungate già di un’ora rispetto al solstizio d’inverno)
  • Andènd in là tòt i quaiòun isn’a dà: Andando in là non c’è coglione che non se ne accorga.
  • Burdèl fat a canèl, magna luven, chiga stupen: (tiritera) Ragazzo fatto a canale, (alto, lungo) mangia lupini, caga stoppini. (Cioè mangia tondo ed evacua lungo).
  • Burdèl fat a canèl, piscia caghìn, magna scurzìn: (tiritera) Bambino fatto a cennello (alto lungo). piscia, caga, mangia, scorreggia (Insomma una bocca da sfamare).
  • Calàndri e calandròin pòc am n’incour, l’è è dé ad San Pauòloin cùn sìa scòur!: Della calandra e i calandrini poco mi importa, ma che non sia brutto il giorno di S.Paolo mi interessa eccome! (Calandra era l’interpretazione dell’anno usando i primi dodici giorni di gennaio (uno per mese) il calandrino è una calandra minore, la seconda dozzina di gennaio. S.Paolo, la conversione, cade il 15.)
  • La lengua l’an ha òss, la s’li tira toti adòss: La lingua non ha osso, se li tira tutti adosso.
  • I scurs d’la sera in va cun qui d’la matèna.: I discorsi della sera non vanno d’accordo con quelli della mattina.
  • Poch’osi in tla malètta: Poche ossa nello scroto (Esortazione alla chiarezza, un invito a non sofisticare il contesto con elementi estranei).
  • U j è da spatachès la fàza!: C’è da divertirsi come i matti!
  • La pataca l’è cme la pida, i pio furtunè ii met la zunzezza: La patacca (patata) è come la piadina, i più fortunati ci mettono la salsiccia.
  • Dai e dai la zolla la dventa ai: Dai e ridai la cipolla diventa aglio.
  • E sarà mo mè an la vegh! E giet che zigh: Sarà ma io non la vedo! Disse quel cieco.
  • Va a fè de bén ma la zenta…: Vai a fare del bene alla gente…; frase di sconforto in seguito ad un comportamento scorretto subito da una persona che si credeva fidata
  • E fa set pas soura una preda: Fa sette passi sopra ad una pietra; riferito ad una persona opulenta o che dimostra lentezza nel fare le cose
  • E vo fè set quadret con una pida: Vuole ottenere sette quadretti da una piadina; riferito ad persona che vuole eccedere nel fare
  • Un s’cheva un raign da un bous: Non si cava un ragno da un buco
  • Prèima u’t cheva gli occ, e pò u’t ven ad onz al pustoini: Prima ti toglie gli occhi, e poi ritorna per ungerti le cavità degli occhi; dicasi di persona che, dopo un litigio, cerca di rimediare all’accaduto
  • Fazil amazè oun quand é chega: Facile ammazzare uno che caga”; equivale al detto: “È come sparare sulla Croce Rossa”
  • L’è com lighì e chèn cun la zunzezza: È come legare il cane non la salsiccia (si dice quando qualcosa non potrà mai funzionare).
  • L’è mei avèi e coul sèn sotta i calzoun rot che i calzoun sèn soura e coul rot: È meglio avere il culo sano sotto i calzoni rotti che i calzoni sani sopra il culo rotto.
  • I suld gl’è cme i dulur, chi j’à i si tén: I soldi sono come i dolori, chi li ha se li tiene.
  • I bajoc i fa andè ènca l’acqua d’in sô: I soldi fanno persino andare l’acqua verso l’alto.
  • Us fa prema a metjal in te cul che in tla testa!: Si fa prima a metterglielo nel culo che nella testa! (detto a chi è duro di comprendonio).
  • Un basta avèi rasòn, e bsogna ch’i t’la dèga: Non basta avere ragione, bisogna che te la riconoscano.
  • S’am met a fè e’ caplèr la zenta la nèss senza la testa: Se mi metto a fare il cappellaio la gente nasce senza testa.
  • U j è chi ch’magna par campè e chi ch’magna par s-ciupè: C’è chi mangia per vivere e chi mangia per scoppiare.
  • A pènza pina u’s rasòuna mej: A pancia piena si ragiona meglio.
  • Temp bon, salouda e quatrèn i n’stofa mai: Bel tempo, salute e quattrini, non stancano mai.
  • La pida s’e parsot la pis un po’ m’a tot: La piadina col prosciutto piace un po’ a tutti.
  • L’aqua la fa mèl, e vèn e fa cantè.: L’acqua fa male, il vino fa cantare.
  • L’aqua la fa la rozna: L’acqua fa la ruggine (Si dice per invitare a bere il vino).
  • La brasùla ‘d chietar la pè sèmpar piò granda.: La braciola degli altri sembra sempre più grande.
  • An cio miga la serva ad Zofoli!: Non sono mica la serva di Zoffoli! (Si dice quando non si vuole passare per sprovveduti).
  • Zìra e frolla, a sèm sèmpra da che pèir e da che féig: Gira e frulla, siamo sempre da quel pero e da quel fico.
  • Strinzìv e cul e tnì bòta!: Stringete il culo e tenete duro!
  • T’vu che un nespol e fèza i fig?: Vuoi che un nespolo faccia i fichi? (Si dice per le cose impossibili).
  • T’vu fè la scurezza pio grosa de coul: Vuoi fare la scoreggia più grossa del culo (equivale a “vuoi fare il passo più lungo della gamba”).
  • T’ci in tla scheina de buratèl: Sei sulla schiena dell’anguilla (sei in bilico).
  • Tan vì un prit in tla nèiva: Non vedi un prete in mezzo alla neve (detto a uno che ci vede poco).
  • Quel cun stroza l’ingrasa: Quello che non strozza ingrassa.
Jan 122016
 

Elenco città e luoghi in dialetto romagnolo, limitato ovviamente a quelle la cui denominazione dialettale differisce da quella ufficiale. Sono incluse anche città non romagnole, estero compreso.

Vedi anche: Dizionario sfrondoli romagnoli, Insulti in dialetto romagnolo e Proverbi e modi di dire romagnoli.
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A:

  • Alfonsine: a gl’Infulsen
  • Ardiano (Roncofreddo): Ardièn

B:

  • Badia (Longiano): Badì
  • Bagnacavallo: Bàgnacavall
  • Bagnara di Romagna: Bagnèra
  • Bagnarola (Cesenatico): Bagnarôla
  • Bagnile (Cesena): Bagneil
  • Bagno di Romagna: Bagn
  • Balignano (Longiano): Balignèn
  • Balze di Verghereto: al Bèlzi
  • Bellaria: Blèra
  • Bertinoro: Bartnora
  • Bologna: Bulogna
  • Bolzano: Bulzèn
  • Borella: Burèla
  • Borello: Burèl
  • Borghi: i Bourgh
  • Borgo Nuovo (Cesena): Borgh Sgumbì (non esiste sulla mappa ufficiale)
  • Boschetto (Cesenatico): e Buschèt
  • Brisighella: Brisighèla
  • Budrio di Longiano: e Boudar
  • Bulgaria (Cesena): Bigaria

C:

  • Calisese (Cesena): Calsèis
  • Cannucceto (Cesenatico): Canuzèid
  • Cannuzzo (Cervia): La Madona
  • Capannaguzzo (Cesena): e Macanein
  • Capocolle (Bertinoro): Mont Spachè
  • Carpineta (Cesena): Carpnèida
  • Case Castagnoli (Cesena): Ca’d’Castagnul
  • Case Missiroli (Cesena): Camisirol
  • Casemurate (Ravenna): Camurèdi
  • Castel Bolognese: Castèl Bulgnes
  • Castiglione Di Cervia: Castigliòun
  • Castrocaro Terme e Terra del Sole: Castruchêra e Tèra de Sòl
  • Cattolica: Catolga
  • Cento (Roncofreddo): Zent
  • Cervia: Zìrvia, Zìria
  • Cesena: Zisèna
  • Cesenatico: Ziznàtic
  • Civitella di Romagna: Zivitèla
  • Comacchio: Cumàc
  • Conselice: Cusêls
  • Coriano: Curièn
  • Cotignola: Cudgnôla
  • Crocetta: Crusètta

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Jan 082016
 

Raccolta di insulti, minacce, e cattiverie varie tipiche in dialetto romagnolo, con relativa traduzione.

Vedi anche: Dizionario sfrondoli romagnoli, Al zità e Proverbi e modi di dire romagnoli.
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  • Ci tinc com un batèc: Sei rigido come un bastone.
  • Ci tinc com un lumbardòn: Sei rigido come un baccalà.
  • Quèl l’ha una testa cmé un sgòmbar: Lo sgombro, unità di misura ufficiale del Q. I. in Romagna.
  • Quèl lè cmè è moul ad Cescani!: Il mulo di Cescani si muoveva solo a morsi nelle orecchie (origine gambettolese).
  • Va int’e slendar!:
  • Le cumpagn al sumar d’Scaia, l’è tot murluné: E’ come in somaro di Scaia è tutto (?)
  • L’ha mustrè e cul pr’una zrìsa: Ha mostrato il culo per una ciliegia (Detto a chi si è venduto per poco).
  • L’ha pio corni lò canè una zesta’d luméghi: Ha più corna lui di una cesta di lumache.
  • Sut fèm un mangh?: Cosa vuoi farmi un manico?
  • Va in tla Giula!: Vai nella Giola!; si tratta del torrente Cesuola che attraversa Cesena, dove venivano scaricati i rifiuti del macello e delle abitazioni delle città.
  • L’è ignurent com una zuchìra: È ignorante come una zuchìra; per “zuchìra” si intende il grillotalpa o zuccaiola
  • L’è cateiv c’mé un pèz ad cherna inte col: È cattivo come un pezzo di carne nel collo; la carne è quella del bovino, che sostenendo il giogo sulle spalle induriva il muscolo in quel punto, risultando, una volta macellato, stopposo al palato
  • Ignurent a tè e a chi unte deis!: Ignorante a te e a chi non te lo dice!
  • Ci fort cume l’asèdar: Sei forte come l’aceto
  • Se e mi coul e foss cum la su faza am vergugnareb ènca a scurzé: Se il mio culo fosse come la sua faccia mi vergognerei anche a scoreggiare
  • Ci cumpagna la furzèina in te brod: Sei come la forchetta nel brodo.
  • Tci un bdòch arfàt!: Sei un pidocchio rifatto!; si dice di uno che si è elevato ma è noto che viene dal basso
  • Sbàsa la crèsta!: Abbassa la cresta!; quando qualcuno cerca prevaricare oltre il consentito
  • E counta cm’e do ad coppi quand e cmanda bastoun: Conta come il due di coppe quando comanda bastoni; si dice di qualcuno che conta poco nelle decisioni
  • Tci bèla cum e coul dla padèla: Sei bella come il sotto della padella
  • Se l’ignurenza l’avess agli èli ma te it dareb da magnè sla sfrombla: Se l’ignoranza avesse le ali e te ti darebbero da mangiare con la fionda
  • Ci e mej dla cuveda di baghen malè: Sei il meglio della covata del maiale malato (sei il meglio del peggio)
  • Sat ciàp at scòurg da veiv: Se ti prendo ti scortico vivo
  • Fat margusòun: Fatto margusone (con le candele al naso)
  • Smetla d’fè l’imbezel, va la: Smettila di fare l’imbecille, va la
  • Saret pu un’ignurènt: Sarai pure un ignorante
  • At caz dal scavìdi: Ti do degli scapaccioni
  • Brot zinganàz: Brutto zingaraccio
  • St’atent ch’at’atac in t’la muràia: Stai attento che ti attacco alla muraglia
  • Brut truiasi! brut putanasi!: Brutte troiacce! brutte puttanacce! (detto da una nonna alle nipoti…)
  • Cut venja un azident: Che ti venga un accidende
  • Ci propri un zinzloun: Sei proprio un zuzzurellone
  • Ci acsè svampei che t’coz: Sei cosi svampito che vai a sbattere con la testa
  • S’at ciàp at stac un braz e at mèin sa quèl: Se ti prendo ti stacco un braccio e ti meno con quello
  • At dag un cargadour ad bòti: Ti un carico di botte
  • Va a scurzé en’te remal: Va a scoreggiare sulla crusca

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Jan 072016
 

Elenco vocaboli provenienti dal dialetto romagnolo in versione “italianizzata”, i quali vengono spesso utilizzati, più o meno consapevolmente, nelle frasi italiane. Fra parentesi è riportata la parola originale in dialetto romagnolo.

Vedi anche: Insulti in dialetto romagnolo, Al zità e Proverbi e modi di dire romagnoli.
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A:

  • alora (da alòura): allora, si usa anche come saluto es.: e alora??
  • animaliaccio (da animaliaz): animalaccio
  • aquì (da aquè): qui
  • articiòcco (da artcioch): carciofo
  • arvìre (da arvei): aprire
  • a sà: abbastanza
  • azdora (da azdòura): massaia, reggitrice

B:

  • babùssa (da babossa): mento pronunciato
  • bagàglio (da bagài): oggetto di cui non si conosce o non si ricorda il nome. es: sposta qual bagaglio che è sempre nel mezzo.
  • bagattàre (da bagatè): rovinare.
  • baghìno (da bagèn): maiale
  • baghìno riccio (da baghèn rez): porcospino
  • baiòcchi (da baioch): soldi
  • balòsa/balùsa (da balousa): (1) castagna bollita col guscio, (2) organo genitale femminile, (3) bella ragazza, (4) patacca
  • barbetto (da barbèt): mento
  • basciamèlla (da basciamèla): besciamella
  • bascòzza (da bascòza): tasca
  • bastianàzzo (da bascianàz): persona grande e grossa
  • batecco (da batèch): bastone
  • bazàrro (da bazàr): oggetto di cui non si conosce o non si ricorda il nome
  • biassàre (da biasè): (1) biascicare, (2) pronunziare male, con difficoltà e lentezza
  • biaccolare (da biaclè): parlare in modo incomprensibile o troppo velocemente
  • biciaròtto (da biciaròt): bicchierotto
  • bietta (da biètta): tiro forte (a pallone)
  • bigolo/bigulo (da beigual): ombelico
  • birro (da bér): letteralmente ariete o, più appropriato, montone, fig.: burino
  • bisinìno (da bisinein): poco
  • bombardino (da bumbardèin): oggetto che fa qualcosa, di cui non si conosce o non si ricorda il nome
  • boàzza (da buaza): sonnolenza
  • bocchìno (da buchen): oggetto di poco valore o che funziona male. es: il tuo nuovo amplificatore è proprio un bocchino.
  • boccia, boccino (da bocia, buciein): bambino piccolo
  • borèlla (da burèla): mucca
  • bosco (da bosch): Gambettola
  • bricco (da brech): somaro
  • briscola (da brescla): (1) gioco con le carte, (2) botta, tozzone, calcio. es: se ti prendo ti briscolo.
  • bròda (da broda): mangiare dei maiali
  • bubbolare (da bublè): patire il freddo
  • buffa (da boffa): nevica forte
  • bugarone (da bugaròun): scarafaggio
  • bulirone (da buliròun): confusione, pieno di gente. es: ieri alla festa c’era un gran bulirone.
  • buratèlli (da buratel): anguille
  • burdèllo/burdèlla (da burdèl/burdèla): ragazzo/ragazza
  • bustarghìre (da bustarghei): abbrustolire
  • buso (da bous): buco
  • busone (da busòun):  fortunato

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