Sep 052017
 

Crow (Corvo)

11th song from the album A Crow Looked at Me (24-Mar-2017)
By Phil Elverum (Mount Eerie)

Cara piccola, cos’è questo mondo che ti stiamo dando?
Ribollente e fascista, senza la mamma
Stai sognando un corvo?

A metà novembre siamo tornati nel bosco
Subito dopo la colazione
Per vedere se si poteva andare in questa zona della foresta incendiata in agosto
Sulla collina sopra il lago, il cielo era basso e il vento freddo
Il sentiero era chiuso
Alla barriera mi sono fermato ad ascoltare
Nel mio zaino stavi dormendo col cappello di lei tirato giù
Tutti gli uccelli abituali erano andati o congelati
Era tutto silenzioso tranne il suono di un corvo
Ci seguiva mentre attraversavamo il Cedar Grove
Io camminavo e tu sobbalzavi e dormivi

Cara piccola, siamo stati osservati e seguiti e ho pensato a Geneviève [1]
Cara piccola, ti ho sentito mormorare nel sonno
“Corvo”, hai detto, “Corvo”
E ho chiesto: “Stai sognando un corvo?”
E lei era là

[1] Geneviève Castrée, moglie dell’autore, deceduta nel 2016.

Testo originale:

Sweet kid, what is this world we’re giving you?
Smoldering and fascist with no mother
Are you dreaming about a crow?

In the middle of November we went back into the woods
Right after breakfast to see if we could see this past August’s forest fire zone
On the hill above the lake, the sky was low and the wind cold
The trail was closed
At the barricade I stood listening
In my backpack you were sleeping with her hat pulled low
All the usual birds were gone or freezing
It was all silent except the sound of one crow
Following us as we wove through the cedar grove
I walked and you bobbed and dozed

Sweet kid, we were watched and followed and I thought of Geneviève
Sweet kid, I heard you murmur in your sleep
“Crow,” you said, “Crow”
And I asked, “Are you dreaming about a crow?”
And there she was

Sep 012017
 

Real Death (Morte Vera)

1st song from the album A Crow Looked at Me (24-Mar-2017)
By Phil Elverum (Mount Eerie)

Traduzione in italiano a cura di mazapegul:

La morte è vera
Qualcuno è lì e poi non c’è più
E non è fatta per essere cantata
Non è fatta per farci arte
Quando la morte vera entra in casa, tutta la poesia è banale
Quando entro nella stanza dove c’eri tu
E invece guardo il vuoto
Tutto fallisce

Le mie ginocchia si piegano
Il mio cervello viene a mancare
Le parole falliscono

Incrostato di lacrime, catatonico e grezzo
Vado di sotto ed esco, e ricevi ancora la posta
Una settimana dopo che sei morta è arrivato un pacco con il tuo nome
E dentro c’era un regalo per nostra figlia che avevi ordinato in segreto
E collassato lì sui gradini anteriori ho pianto
Uno zaino per quando andrà a scuola fra un paio d’anni
Stavi pensando a un futuro che nel profondo dovevi sapere che non ti avrebbe incluso
Anche se ti eri aggrappata con le unghie alla scogliera, stavi scivolando giù
Per essere inghiottita in un silenzio che è senza fondo e reale

È banale
E non voglio imparare nulla da questo
Ti amo

Testo originale:

Death is real
Someone’s there and then they’re not
And it’s not for singing about
It’s not for making into art
When real death enters the house, all poetry is dumb
When I walk into the room where you were
And look into the emptiness instead
All fails

My knees fail
My brain fails
Words fail

Crusted with tears, catatonic and raw
I go downstairs and outside and you still get mail
A week after you died a package with your name on it came
And inside was a gift for our daughter you had ordered in secret
And collapsed there on the front steps I wailed
A backpack for when she goes to school a couple years from now
You were thinking ahead to a future you must have known deep down would not include you
Though you clawed at the cliff you were sliding down
Being swallowed into a silence that is bottomless and real

It’s dumb
And I don’t want to learn anything from this
I love you

Aug 222017
 

Jesus Hates Faggots (Gesù Odia i Froci)

9th song from the album Queen of Denmark (19-Apr-2010)
by John Grant

Traduzione in italiano a cura di mazapegul:

Mi sono sentito a disagio dal giorno in cui sono nato
Dal giorno in cui ho intravisto l’abisso nero nei tuoi occhi
È impossibile che tu possa mettere su tutta questa merda da solo
Potrebbe solo provenire da un genio delle bugie

Non posso credere di aver considerato di togliermi vita
Perché ho creduto che le menzogne su ​​di me fossero la verità
Sarà magico guardare la tua trasformazione quando ti renderai conto di quello che sei stato
È abbastanza per intristire un tipo come me

Perché tu mi dici che Gesù
Odia i fruit loops [1], figliolo
Te lo abbiamo detto quando eri piccolo
O più o meno tutto quello che vuoi che odii
Come i sitcom [2], i pedofili e i canguri
I balordi che tagliano la fila
L’insalata con tre tipi di fagioli e le multe per il parcheggio
E quando vinceremo questa guerra nella società
Spero che aprirai i tuoi occhi ciechi e vedrai

L’arroganza che occorre per camminare nel mondo alla tua maniera
Trasforma ogni volta il mio cervello in gelatina
La rabbia e la paura che sento hanno iniziato a farmi star male
E penso che potrei essere sul punto di commettere un crimine

E mi dici che Gesù
Odia gli omosessuali, figliolo
Te lo abbiamo detto quando eri piccolo
O più o meno tutto quello che vuoi che odii
Come i coco puff [3], le automobili rosse e gli ebrei
I postini che ti fan perdere tempo
I frullati per dimagrire e la cronaca locale
E quando vinceremo questa guerra nella società
Spero che aprirai i tuoi occhi ciechi e vedrai

Perché Gesù
Odia i froci, figliolo
Te lo abbiamo detto quando eri piccolo
O più o meno tutto quello che vuoi che odii
Come i negri, gli spick [4], i pellerossa e i kike [5]
Gli uomini incapaci di mettere in riga le loro mogli
I vigliacchi, i codardi e i bull dykes [6]
E quando vinceremo questa guerra nella società
Spero che aprirai i tuoi occhi ciechi e vedrai

[1] Fruit loop, slang. gay.
[2] Sitcom, situation comedy, sceneggiato.
[3] Coco puff, slang. sigaretta con tabacco mischiato a cocaina.
[4] Spick, volg. ispanico (offensivo).
[5] Kike, volg. ebreo (offensivo).
[6] Bull dykes, volg. lesbica mascolina.

Testo originale:

I’ve felt uncomfortable since the day that I was born,
Since the day I glimpsed the black abyss in your eyes.
There’s no way you could make all of this shit up on your own.
It could only come from the mastermind of lies.

I can’t believe that I’ve considered taking my own life
‘Cause I believed the lies about me were the truth.
It will be magic to watch your transformation when you realize that you’ve been had.
It’s enough to make a guy like me feel sad

‘Cause you tell me that
Jesus, he hates fruit loops, son.
We told you that when you were young.
Or pretty much anything you want him to
Like sitcoms, pedophiles, and kangaroos.
Morons who cut in line,
Three-bean salad and parking fines.
And when we win this war on society,
I hope your blind eyes will be opened and you’ll see.

The arrogance it takes to walk around in the world the way you do–
It turns my brain to jelly every time.
The rage and fear I’m feeling have begun to make me sick,
And I think that I might be about to commit a crime.

And you tell me that
Jesus, he hates homos, son.
We told you that when you were young.
Or pretty much anything you want him to
Like coco puffs, red cars, and Jews.
Postal clerks who waste your time.
Weight loss shakes and the local news.
And when we win the war on society
I hope your blind eyes will be opened and you’ll see.

‘Cause Jesus
He hates faggots, son.
We told you that when you were young.
Or pretty much anyone you want him to
Like niggers, spicks, redskins, and kikes.
Men who cannot tame their wives.
Weaklings, cowards and bull dykes.
And when we win the war on society,
I hope your blind eyes will be opened and you’ll see.

Aug 182017
 

On The Floe (Sul Banco di Ghiaccio)

10th song from the album Sack Full of Silver (1990)
By Guy Kyser (Thin White Rope)

Traduzione in italiano a cura di mazapegul:

C’è un bar dove conosco tutti
Parliamo di cose di cui non abbiamo le idee chiare
Siamo abbastanza intelligenti per renderci conto che qua non c’entriamo nulla
Ma non abbastanza intelligenti per superare la nostra amarezza e paura

C’è un ponte che hanno paura di completare
Le creature ci camminano sopra portando i piedi in un punto morto
Molto tempo fa qualcuno ha spezzato i loro cuori
Guardano senza vedere, mentre usciamo dal bar

Mi sembra che siamo bloccati sul banco di ghiaccio
Guardando le coste lontane mentre ce ne andiamo

C’è una canzone così difficile da indirizzare
Pensavo che si sarebbe capovolta in amarezza e paura
Guardo il cielo quando sono stanco del mare
Le costellazioni si muovono, sono inutili per me

Mi sembra che siamo bloccati sul banco di ghiaccio
Guardando le coste lontane mentre ce ne andiamo

Testo originale:

There is a bar where everyone I know
We talk about some things we don’t begin to know
We’re smart enough to realize we got no business here
But not smart enough to rise above our bitterness and fear

There is a bridge they’re afraid to complete
Creatures walk on it wearing ruts with their feet
That long-ago someone has broken their hearts
They watch without seeing as we exit the bar

Seems to me we are stranded on the floe
Watching distant shorelines as we go

There is a song so hard to steer
I thought it would capsize in bitterness and fear
I look to the sky when I’m tired of the sea
Constellations are moving, they’re useless to me

And it seems we’ve been stranded on the floe
Watching distant shorelines as we go

Aug 112017
 

13 Beaches (13 Spiagge)

3rd song from the album Lust For Life di Lana Del Rey (21-Jul-2017)
by Lana Del Rey and Rick Nowels

Non appartengo al mondo, è proprio così
Qualcosa mi separa dalle altre persone
Ovunque mi giri
C’è qualcosa che blocca la mia fuga
[1]

Ci sono volute tredici spiagge
Per trovarne una vuota
E finalmente è mia
Con pesche grondanti
Sono pronta per la fotocamera
Quasi sempre

Ma ancora mi ritrovo sola
E, baby, solo allora
Mi lascio distendere?
Posso lasciar perdere
E lasciare che il tuo ricordo danzi
nella sala da ballo della mia mente?
Attraverso quel confine di contea

Fa male amarti
Ma ti amo ancora
È proprio il modo in cui mi sento
E starei mentendo
Se continuassi a nascondere
Il fatto che non lo posso affrontare
E che sto morendo
Per qualcosa di reale
Che sto morendo
Per qualcosa di reale

Ci sono volute tredici spiagge
Per trovarne una vuota
Ma finalmente sto bene
Passata Ventura [2]
E l’abbondanza di lenti [3]
Nella luce bianca del sole

Ma mi puoi ancora trovare
Se chiedi gentilmente
Sotto i pini
Con le margherite
Sentirti confuso
Nella sala da ballo della mente
Attraverso quel confine di contea

Fa male amarti
Ma io ti amo ancora
È proprio come mi sento
E starei mentendo
Se continuassi a nascondere
Il fatto che non lo posso affrontare
E che sto morendo
Per qualcosa di reale
Che sto morendo
Per qualcosa di reale

Fa male amarti
Ma ti amo ancora
È proprio come mi sento
E starei mentendo
Se continuassi a nascondere
Il fatto che non lo posso affrontare
Il fatto che non lo posso affrontare

[1] La canzone apre con un clip audio dell’attrice Candace Hilligoss, tratto dal film horror del 1962, Carnival of Souls. In una intervista per la rivista Paris Match, la Del Rey ha rivelato di aver scritto questa canzone durante l’estate del 2016, dopo aver cambiato 13 spiagge diverse nel tentativo di fuggire dai paparazzi e leggersi un libro in solitudine.
[2] Si riferisce alla Contea di Ventura, sulla costa californiana.
[3] Si riferisce alle lenti delle macchine fotografiche dei paparazzi.

Testo originale:

I don’t belong in the world, that’s what it is
Something separates me from other people
Everywhere I turn
There’s something blocking my escape

It took thirteen beaches
To find one empty
And finally it’s mine
With dripping peaches
I’m camera ready
Almost all the time

But I still get lonely
And, baby, only then
Do I let myself recline
Can I let go
And let your memory dance
In the ballroom of my mind?
Across that county line

It hurts to love you
But I still love you
It’s just the way I feel
And I’d be lying
If I kept hiding
The fact that I can’t deal
And that I’ve been dying
For something real
That I’ve been dying
For something real

It took thirteen beaches
To find one empty
But finally I’m fine
Past Ventura
And lenses plenty
In the white sunshine

But you still can find me
If you ask nicely
Underneath the pines
With the daisies
Feeling hazy
In the ballroom of mind
Across that county line

It hurts to love you
But I still love you
It’s just the way I feel
And I’d be lying
If I kept hiding
The fact that I can’t deal
And that I’ve been dying
For something real
That I’ve been dying
For something real

It hurts to love you
But I still love you
It’s just the way I feel
And I’d be lying
If I kept hiding
The fact that I can’t deal
The fact that I can’t deal

Aug 022017
 

The Day Before You Came (Il Giorno Prima Che Arrivassi Tu)

Single released by Abba (18-Oct-1982)
Lyrics and music by Björn Ulvaeus and Benny Andersson

Traduzione in italiano a cura di mazapegul:

Devo essere uscita di casa alle otto, come faccio sempre
Il mio treno, ne sono sicura, è partito dalla stazione giusto in orario
Devo aver letto il giornale del mattino mentre andavo in città
E dopo aver scorso l’editoriale, senza dubbio devo essermi accigliata
Devo essere arrivata alla mia scrivania verso le nove e un quarto
Con lettere da leggere e mucchi di carte che aspettano di essere firmate
Devo essere andata a pranzo verso mezzogiorno e mezzo
Il solito posto, il solito gruppo di persone
Eppure come se non bastasse sono quasi sicura che deve aver piovuto
Il giorno prima che arrivassi tu

Devo aver acceso la settima sigaretta alle due e mezza
E a quell’ora non mi ero nemmeno accorta che ero malinconica
Devo essermi trascinata per tutte le faccende giornaliere
Senza saperne veramente nulla, ho nascosto una parte di me stessa
Alle cinque devo essere uscita, non c’è eccezione alla regola
Una questione di routine, l’ho sempre fatto sin da quando ho finito la scuola
Ancora il treno per tornare a casa
Senza dubbio devo aver poi letto il giornale della sera
Oh sì, sono sicura che la mia vita era ben dentro la sua solita cornice
Il giorno prima che arrivassi tu

Devo aver aperto il portone più o meno alle otto
Ed essermi fermata per strada a prendere del cibo cinese da portare via
Di certo ho cenato guardando qualcosa alla TV
Credo che non ci sia un solo episodio di Dallas che non abbia visto
Devo essere andata a letto verso le dieci e un quarto
Ho bisogno di dormire molto, perciò preferisco essere a letto per quell’ora
Devo aver letto per un po’
L’ultimo di Marilyn French o qualcosa di quel genere
È curioso, ma non avevo la sensazione di vivere senza una meta
Il giorno prima che arrivassi tu

E spegnendo la luce
Devo aver sbadigliato ed essermi accoccolata ancora per un’altra notte
E tintinnando sul tetto devo aver sentito il suono della pioggia
Il giorno prima che arrivassi tu

Testo originale:

I must have left my house at eight, because I always do
My train, I’m certain, left the station just when it was due
I must have read the morning paper going into town
And having gotten through the editorial, no doubt I must have frowned
I must have made my desk around a quarter after nine
With letters to be read, and heaps of papers waiting to be signed
I must have gone to lunch at half past twelve or so
The usual place, the usual bunch
And still on top of this I’m pretty sure it must have rained
The day before you came

I must have lit my seventh cigarette at half past two
And at the time I never even noticed I was blue
I must have kept on dragging through the business of the day
Without really knowing anything, I hid a part of me away
At five I must have left, there’s no exception to the rule
A matter of routine, I’ve done it ever since I finished school
The train back home again
Undoubtedly I must have read the evening paper then
Oh yes, I’m sure my life was well within its usual frame
The day before you came

I must have opened my front door at eight o’clock or so
And stopped along the way to buy some Chinese food to go
I’m sure I had my dinner watching something on TV
There’s not, I think, a single episode of Dallas that I didn’t see
I must have gone to bed around a quarter after ten
I need a lot of sleep, and so I like to be in bed by then
I must have read a while
The latest one by Marilyn French or something in that style
It’s funny, but I had no sense of living without aim
The day before you came

And turning out the light
I must have yawned and cuddled up for yet another night
And rattling on the roof I must have heard the sound of rain
The day before you came

Cover by Steven Wilson:

Jul 152017
 

Deportee (Plane Wreck at Los Gatos) [1]
Deportati (Relitto Aereo a Los Gatos)

10th song from the album Ballad of Easy Rider, by The Byrds (10-Nov-1969)
Lyrics by Woody Guthrie, music by Martin Hoffman

Traduzione in italiano a cura di mazapegul:

I raccolti sono tutti dentro
E le pesche stanno marcendo
Le arance ammucchiate
Nelle loro discariche di creosoto
Li stai portando indietro con l’aereo
Al confine messicano
Per spendere tutti i loro soldi
Per immergersi ancora

Rit.:

Addio al mio Juan
Addio Rosalita
Adios mis amigos Jesus y Maria
Non avrete un nome
Quando volerete sul grande aereo
Vi chiameranno tutti solamente “deportati”

Alcuni di noi sono illegali
E altri non voluti
Il nostro contratto di lavoro è finito
E dobbiamo andare avanti
600 miglia a quel confine messicano
Ci inseguono come fuorilegge
Come ladri di bestiame, come delinquenti

Rit.

L’aereo prese fuoco
Sopra il canyon di Los Gatos
Una palla infuocata di fulmini
Scosse tutte le nostre colline
Chi sono tutti questi amici?
Chi sono questi, sparsi come le foglie secche?
Disse la radio
Erano solo “deportati”

Rit.

[1] La canzone fa riferimento all’incidente aereo del 1948 vicino al Los Gatos Creek, California, dove morirono tutti i 32 passeggeri. Alcuni stavano tornando in Messico al termine del contratto di lavoro come braccianti, mentre altri venivano deportati come immigrati clandestini.

Testo originale:

The crops are all in
And the peaches are rotting
The oranges piled up
In their creosote dumps
You’re flying ’em back
To the Mexican border
To spend all their money
To wade back again

Good bye to my Juan
Goodbye Rosalita
Adios mis amigos Jesus y Maria
You won’t have a name
When you ride the big airplane
All they will call you
Will be “deportees”

Some of us are illegal
And others not wanted
Our work contract’s up
And we have to move on
600 miles to that Mexican border
They chase us like outlaws
Like rustlers, like thieves

Good bye to my Juan
Goodbye Rosalita
Adios mis amigos Jesus y Maria
You won’t have a name
When you ride the big airplane
All they will call you
Will be “deportees”

The skyplane caught fire
Over Los Gatos Canyon
A fireball of lightning
Shook all our hills
Who are all these friends
Who are scattered like dried leaves
The radio said
They were just “deportees”

Good bye to my Juan
Goodbye Rosalita
Adios mis amigos Jesus y Maria
You won’t have a name
When you ride the big airplane
All they will call you
Will be “deportees”

Jun 232017
 

Good Feeling (Piacevole Sensazione)

10th song from the album Violent Femmes (April 1983)
By Gordon Gano (Violent Femmes)

Piacevole sensazione
Non staresti con me solo per un altro po’?
Sembra sempre come se te ne stessi per andare
Quando ho bisogno di averti qui per un altro po’

Oh cara signora, ci sono così tante cose
Che ho iniziato a temere
Le vocine dicono che sto impazzendo
Nel vedere tutti i miei mondi svanire

Vaghi schizzi di fantasia
Che sorridono all’alba
Come se fosse stata sveglia tutta la notte
Oh scivolare e sfuggire
Come si sta bene, ma ora
Devo trovare un letto
Che possa sopportare questa attesa

Piacevole sensazione
Non staresti con me solo per un altro po’?
Sembra sempre come se te ne stessi per andare
Quando conosco quell’altra
Appena un po’ troppo bene
Oh cara signora
Non staresti con me solo per un altro po’?
Sai che sembra sempre come se te ne stessi per andare
Quando ho bisogno di averti qui per un altro po’

Testo originale:

Good feeling
Won’t you stay with me just a little longer
It always seems like your leaving
When I need you here just a little longer

Oh Dear lady there’s so many things
That I have come to fear
Little voice says I’m going crazy
To see all my worlds disappear

Vague sketch of a fantasy
Laughing at the sunrise
Like he’s been up all night
Oh slippin and slidin
What a good time but now
Have have to find a bed
That can take this wait

Good feeling
Won’t you say stay with me just a little longer
It always seems like your leaving
When I know the other one
Just a little too well

Oh dear lady
Won’t you stay with me just a little longer
Y’know it always seems like your leaving
When I need you here just a little longer

La la la

Jun 202017
 

The Last Refugee (L’ultima Rifugiata)

3rd song from the album Is This the Life We Really Want? (2-Jun-2017)
By Roger Waters

Traduzione in italiano a cura di mazapegul:

Stenditi con me ora
Sotto cieli di alberi di limone
Mostrami il sorriso stanco e discreto
Che tieni nascosto dietro caldi occhi castani

Cogli il dolce librare
Di labbra appena socchiuse
E meravigliati
Del dolce dolore dell’amore
E del battere selvaggio del mio cuore
Oh, rapsodia
Che mi devasta

E ho sognato di dire
Addio alla mia bambina
Lei dava un ultimo sguardo al mare

Guadando attraverso i sogni
Fino alle nostre ginocchia
Nelle calde onde lunghe dell’oceano
Mentre le bellezze fanno teneramente il bagno

Sotto, le dure conchiglie morsicate
Gli forano gli iPhone, cancellando
I numeri degli amanti superflui

Cerca all’orizzonte
E troverai la mia bambina giù sulla riva
Scavare intorno, per una catenina o un osso
Cercare nella sabbia una reliquia
Portata a riva dal mare [1]

L’ultima rifugiata

[1] Riferimento al dramma di Alan Kurdi.

Testo originale:

Lie with me now
Under lemon tree skies
Show me the shy slow smile
you keep hidden by warm brown eyes

Catch the sweet hover
Of lips just barely apart
And wonder
At love’s sweet ache
And the wild beat of my heart
Oh, rhapsody
Tearing me apart

And I dreamed I was saying
Goodbye to my child
She was taking
A last look at the sea

Wading through dreams
Up to our knees
In warm ocean swells
While bathing belles soft

Beneath hard bitten shells
Punch their iPhone, erasing
The numbers of redoundant lovers
And search the horizon

And you’ll find my child down by the shore
Digging around, for a chain or a bone
Searching the sand for a relic
Washed up by the sea

The last refugee

Jun 052017
 

Déjà Vu

2nd song from the album Is This the Life We Really Want? (2-Jun-2017)
By Roger Waters

Traduzione in italiano a cura di mazapegul:

Se fossi stato Dio
Avrei riorganizzato le vene della faccia
Per renderle più resistenti all’alcol
E meno inclini all’invecchiamento

Se fossi stato Dio
Avrei dato alla luce molti figli
E non avrei sofferto
Che i Romani ne uccidessero anche uno soltanto [1]

Se fossi stato Dio
Col mio bastone e la mia verga [2]
Se mi avessero dato un cenno
Credo che avrei fatto un lavoro migliore

Se fossi un drone
Che pattuglia cieli stranieri
Coi miei occhi elettronici come guida
E il fattore sorpresa
Avrei paura di trovare qualcuno in casa
Magari una donna ai fornelli
che cuoce il pane, prepara il riso
O bolle soltanto delle ossa
Se fossi un drone

Il tempio è in rovina
I banchieri ingrassano
Il bisonte non c’è più [3]
E la cima della montagna è piatta
Le trote nei fiumi sono tutte ermafrodite
Pendi a sinistra
Ma voti a destra

E sembra un déjà vu
Il sole tramonta e tu continui a mancarmi
Sommando il costo di un amore che è andato perduto
E sotto il mio Gulfstream [4]
Nelle piscine circolari
Ci sono alcolizzati e fessi da quattro soldi [5]

[1] Secondo i Vangeli, Dio ha avuto un solo figlio, Gesù, che poi venne torturato e ucciso.
[2] “My staff and my rod” è una citazione biblica, che sta per “bastone e verga” o “bastone e vincastro”. Cito dal Salmo 23:4: “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.”
[3] Il bisonte americano o buffalo è in serio rischio di estinzione.
[4] Il Gulfstream è un business jet americano.
[5] “Ninety-nine cents’ worth”, letteralmente “da 99 centesimi”, in italiano si usa più dire “da quattro soldi”.

Testo originale:

If I had been God
I would have rearranged the veins in the face
To make them more resistant to alcohol
And less prone to ageing

If I had been God
I would have sired many sons
And I would not have suffered
The Romans to kill even one of them

If I had been God
With my staff and my rod

If I had been given the nod
I believe I could have
Done a better job

If I were a drone
Patrolling foreign skies
With my electronic eyes
For guidance
And the element of surprise

I would be afraid
To find someone home

Maybe a woman at a stove
Baking bread, making rice
Or just boiling down some bones

If I were a drone

The temple’s in ruins
The bankers get fat
The buffalo’s gone
And the mountain top’s flat

The trout in the streams
Are all hermaphrodites
You lean to the left
But you vote to the right

And it feels like déjà vu
The sun goes down and I’m still missing you
Counting the cost of love that got lost

And under my gulf stream
In circular pools
There’s ninety-nine cents’ worth
Of drunkards and fools